Vaccino Meningitec: la Francia indaga e l’Italia dorme

Chissà, magari potremmo anche andarne orgogliosi. Non ci sono dubbi: l’Italia può vantare aspetti di assoluta unicità che la distinguono dal resto del mondo.

In quello che l’ineffabile professoressa Susanna Esposito nel corso di un’incredibile trasmissione TV apparentemente priva d’intenti comici ebbe a definire “laboratorietto dietro casa” o qualcosa di simile, mia moglie ed io abbiamo analizzato 29 vaccini.

L’abbiamo fatto nel corso di una dozzina d’anni applicando una tecnica di microscopia elettronica validata da un paio di progetti di ricerca europei ideati e diretti proprio da mia moglie, la dottoressa Antonietta Gatti.

L’abbiamo fatto per conto nostro, per conto di gruppi di cittadini, per conto di un’università tedesca e di una italiana, per conto di una Procura della Repubblica.

Come riportato più volte anche in questo sito, i risultati sono stati sconcertanti: il solo Feligen, l’unico prodotto veterinario che abbiamo controllato, si è rivelato esente da inquinamento da micro- e nanoparticelle solide, inorganiche, non biodegradabili né biocompatibili.

Preciso che tutti i campioni di prodotto per uso umano dello stesso vaccino, indipendentemente dal lotto di appartenenza, hanno rivelato quelle presenze. Insomma: nessun campione si è mostrato pulito.

Non mi si chieda da dove venga quella porcheria perché non so rispondere e l’unica possibilità esente da infiltrazioni dietrologiche cui posso pensare è che le officine di produzione siano relativamente sporche e nessuno provveda a pulirle. Non è un’accusa: è solo l’unica ipotesi alla quale riesco a pensare. Altro non saprei immaginare ma, se qualcuno è capace di chiarire le cose, lo faccia e sarà abbondantemente il benvenuto.

Di una cosa prego, però, l’ipotetico esegeta: non si arrampichi sugli specchi e non mi (ci) tratti come si tratta un idiota. Quella roba c’è, è facilmente dimostrabile a chiunque e, dunque, la si smetta di fare i pesci in barile perché, così facendo, si rimedia una figura pari a quella della sullodata Esposito.

Un’altra cosa su cui non è possibile discutere è che chi dovrebbe controllare quei farmaci, dal produttore agli enti che paghiamo per questo, non fa il dovere cui è chiamato. Se per cattiva volontà o per incapacità è cosa che rientra ancora in ciò su cui non so esprimermi, ma assicuro chiunque che i frammenti di materia che troviamo nei vaccini sono chiaramente visibili anche senza essere dei maghi della microscopia elettronica. Ma, come diceva quel tale rubando il concetto ad un altro, non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere. E sul perché costui non voglia vedere spetta ad altri indagare.

Dunque, una dozzina di anni di analisi con risultati oggettivamente quanto meno degni di attenzione ma, stando ai fatti, privi di risultato. Il nostro Istituto Superiore di Sanità ha reagito dicendo che “non c’è nessun farmaco più controllato dei vaccini” senza accorgersi nemmeno di dire implicitamente che gli altri medicinali sono in condizioni ancora peggiori.

I Carabinieri del NAS (Roma e Parma) hanno ricevuto la documentazione a partire dal 2011 e non hanno dato segno d’interesse. Della Procura siamo in attesa delle mosse. I medici che hanno mostrato barlumi di vita lo hanno fatto rendendosi ridicoli, un po’ negando un’evidenza macroscopica, un po’ dichiarando il loro baratro d’ignoranza con un “ma che cosa vuoi che faccia quella roba!”, un po’ tentando goffi attacchi personali (io sono brutto e cattivo), un po’ stracciandosi le vesti perché i vaccini sono più santi della Madonna, un po’ fingendo semplicemente di non capire.

Naturalmente non poteva mancare l’ipocrisia: “se i vostri risultati non sono pubblicati dalle riviste, non esistono.

Senza perdere troppo tempo al cospetto di una stupidaggine tanto ingenua, la presenza delle porcherie non dipende ovviamente dal fatto che una rivista ne dia notizia. Ma il problema insuperabile che ricorda molto certi racconti di Franz Kafka è che tutte le riviste cui ci si riferisce sono mantenute dai produttori di farmaci e pubblicano esclusivamente (sottolineo: esclusivamente) ciò che non disturba il padrone senza cui chiuderebbero bottega.

Una delle conseguenze è che almeno metà di ciò che queste pubblicano è semplicemente falso. Di questo tutti gli addetti ai lavori sono perfettamente al corrente ma chi potrebbe almeno tentare di sanare la situazione appartiene inevitabilmente al salottino buono e certo non ha nessuna voglia di rischiare la poltrona o anche solo lo strapuntino.

Giusto per informazione, noi siamo comunque riusciti a pubblicare qualcosa in un libro (Case Reports in Nanotoxicology)  stampato e distribuito dal maggiore editore medico del mondo e letto solo nelle università di primo livello con ovvia esclusione, perciò, delle nostre accademie.

Passano gli anni e non succede niente. Questo fino a che nell’ottobre dell’anno scorso vengo invitato all’Assemblée Nationale di Parigi, l’omologo francese della nostra Camera dei Deputati, a relazionare delle nostre ricerche sui vaccini.

Evidentemente la notizia, cocciutamente censurata in Italia, era trapelata laggiù. Chi m’invita è Serge Rader, uno studioso della materia, insieme con una manciata di politici che, magari curiosamente, hanno deciso di agire da persone oneste.

Io vado e relaziono, scoprendo che i nostri studi sono citati nelle pagine di un libro francese (Marie-Odile Bertella-Geffroy, Serge Rader, Michèle RivasiLe Racket des Laboratoires Pharmaceutiques et Comment en Sortir).

Passa qualche mese e da un avvocato di Reims che opera per conto di un’associazione ricevo un campione di Meningitec, vaccino che avevamo già analizzato in più esemplari, ma questa volta si trattava di una confezione distribuita in Francia.

Senza che la cosa ci sorprendesse, anche quel campione era pieno di polveri indebite. La nostra relazione arriva in Francia e immediatamente scoppia un piccolo pandemonio con i giornalisti che mi tempestano d’interviste e addirittura, tra gli altri, con un lungo articolo (http://www.michele-rivasi.eu/non-classe/nanometaux-et-substances-toxiques-dans-le-vaccin-meningitec-pour-le-respect-du-principe-de-precaution/) pubblicato da Michèle Rivasi, professoressa universitaria e deputata europea.

Tutti citano le nostre analisi e tutti pretendono chiarezza da chi quella chiarezza non solo non l’ha mai fatta ma pare non la voglia, costi quel che costi. Tutto il mondo è paese e dovunque business is business.

Ho dato un’occhiata al fatturato relativo ai vaccini ottenuto dalle industrie produttrici. In fondo si tratta di poche decine di miliardi di Euro: quasi nulla a confronto con il mare di quattrini che fa assomigliare certi bilanci a quelli di uno stato. E, allora, perché questo grottesco accanimento a negare l’evidenza? La risposta è semplice: i vaccini sono sfuggiti di mano fidando nella loro santificazione passata per articolo di fede e, dunque, indiscutibile e indiscussa.

Se si mettesse davvero il naso in quella tipologia di prodotti, nella loro ideazione, nella loro produzione, nella loro sperimentazione, nella falsificazione eventuale dei dati, nelle modalità di somministrazione, nei controlli e nel livello qualitativo delle informazioni, si rischierebbe di aprire un vaso di Pandora a dir poco imbarazzante che porterebbe inevitabilmente al rischio che qualcuno cominciasse a curiosare anche nelle altre tipologie di farmaci, quei farmaci per i quali il denaro arriva davvero a valanghe. E, allora, tutti zitti: non è educato parlare a bocca piena.

Se, tornando alla Francia, da una parte sono finalmente lieto che qualcuno si sia svegliato, dall’altra trovo mortificante l’atteggiamento nostrano. In fondo noi italiani abbiamo avuto a disposizione documentazione a non finire e l’abbiamo avuta per anni. Perfino una tesi di laurea è stata scritta in proposito con i risultati di 19 vaccini e quella tesi è passata per forza di cose sotto gli occhi di professori universitari. Eppure, silenzio di tomba.

Mi è impossibile a questo punto non chiedermi il perché di un atteggiamento scientificamente e moralmente assurdo, e altrettanto impossibile mi è non chiedermi che razza di enti di controllo abbiamo, che razza di medici e che razza di politici. Forse, però, in fondo tutto questo ce lo meritiamo. Sì, perché, restando in Italia, anche la gente comune ha avuto a più riprese tutti gli elementi per informarsi e ragionare e nulla si è mosso.

Mia moglie ed io ci abbiamo scritto sopra un libro in un linguaggio che più divulgativo non si potrebbe (Vaccini: Sì o No?), e nessuno si è scosso. Nessuno. Ovviamente nemmeno le aziende farmaceutiche pesantemente coinvolte nella vicenda così come gli enti di controllo e i politici che nessuno si è mai sognato di eleggere ma che, in un modo o nell’altro, siedono in parlamento e pilotano il Paese. Con quale risultato e con quale competenza e con quale onestà sono cose sotto gli occhi di tutti. Chi vuole vedere, veda. Chi vuole restare beatamente al buio, si goda la sua beata cecità.

Sia chiaro: io non sto parlando né contro né a favore dei vaccini, argomento su cui non ho preconcetti. Ciò che pretendo è solo onestà e chiarezza. Il fatto che onestà e chiarezza siano negate non può altro che far pendere la bilancia da una parte, perché, se le cose stessero come si strepita a gran voce che siano da parte delle istituzioni, queste avrebbero tutto da guadagnare ad essere chiare e oneste.

Stefano Montanari

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