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Disturbi dello Spettro Autistico: tutti schedati !!!

Per favorire la diagnosi tempestiva dei Disturbi dello Spettro Autistico è appena partito un censimento nazionale delle procedure attive in ciascuna regione d’Italia, che fa parte di un più ampio progetto, volto all’istituzione nei prossimi anni di un osservatorio nazionale, finanziato e monitorato dal Ministero della Salute e affidato all’Istituto Superiore di Sanità.

La prima fase del progetto che coinvolge la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza [Sinpia] e l’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, con la collaborazione della Federazione Italiana Medici Pediatri [Fimp] e dell’Associazione Culturale Pediatri [Acp], punta a stimare la prevalenza di Disturbi dello Spettro Autistico a livello nazionale, che in anni recenti è aumentata notevolemte.

Sono ancora pochi però i registri di pazienti affetti da Disturbo dello Spettro Autistico nel mondo, e pochi gli studi epidemiologici utilizzabili per una buona valutazione e una pianificazione appropriata, utile per ridurre significativamente l’impatto del ‘disturbo‘ sullo sviluppo e migliorare quindi le capacità e l’autonomia del bambino:

Attualmente a livello nazionale la diagnosi viene mediamente effettuata all’età di 4-5 anni: c’è un ritardo di circa 2-3 anni rispetto ai primi dubbi dei genitori

lamenta Antonella Costantino, presidente Sinpia e Direttore dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione Policlinico, che coordina la seconda parte del progetto.

Per poter iniziare a porre il sospetto diagnostico entro i 18 mesi e raggiungere la diagnosi entro i 24 mesi è cruciale il ruolo dei pediatri di libera scelta, che nei controlli sanitari di routine hanno la possibilità di osservare in maniera mirata i segnali di rischio di Asd e indirizzare tempestivamente i genitori ai servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza [Npia] per la conferma diagnostica e l’eventuale presa in carico

spiega Gianpiero Chiamenti, Presidente Fimp.

Per le famiglie, la presenza di reti di intervento e la facile accessibilità ai servizi di salute che abbiano competenze specifiche hanno una ricaduta immediata sulla qualità della vita,

aggiunge Giovanna Romano del Ministero della Salute.

Una rete di assistenza “sotto casa”, inoltre, potenzia il valore abilitativo dell’intervento che, se iniziato in fase precoce, aumenta l’efficacia nell’acquisizione di autonomie nelle azioni quotidiane e può migliorare significativamente l’esito in termini di competenze cognitive e sociali.

I pediatri si trovano in una posizione decisiva per l’individuazione dei primi segnali d’allarme, per l’avvio del processo diagnostico e per l’instaurarsi di un rapporto di fiducia e collaborazione con la famiglia

Fiducia e collaborazione che possono poi essere estesi anche nel rapporto con gli altri specialisti dell’età evolutiva e nel coinvolgimento attivo durante le successive fasi di cura.

ha infine sottolineato Federica Zanetto, Presidente Acp.

Riproduzione riservata ©

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