Trauma cranico pediatrico e Disturbo dello Spettro Autistico

A seguito del confronto avvenuto nella trasmissione televisiva Virus tra la “webstar” della promozione vaccinale del momento, Prof. Roberto Burioni, e l’avvocato Roberto Mastalia, padre di un bambino autistico danneggiato da vaccino trivalente MMR, che si è giustamento qualificato “per essere, a torto o a ragione, uno dei maggiori esperti su questa materia, a livello nazionale, e non solo“, l’anzidetto Professore ha pensato bene di proseguire nel suo festival di divulgazione arrogante, indisponente, dissacrante, sprezzante, offensivo nei confronti delle famiglie dei danneggiati da vaccino, a seguito di quanto affermato testualmente dall’avvocato Mastalia: “alcuni sono diventati autistici perché hanno battuto la testa”.

Considerato che il Prof. Roberto Burioni, per sua stessa ammissione, non presta servizio nel Pronto Soccorso dell’ente ospedaliero di cui è dipendente né possiede competenze specifiche in campo del Disturbo dello Spettro Autistico, il miglior consiglio che ci sentiamo di dargli è quello di tacere in merito a questioni che non conosce.

Allo stesso modo sarebbe auspicabile che identico consiglio sia seguito da alcuni pseudo-giornalisti che, pur dichiarando di avere figli autistici tra le mura di casa, sono ben conosciuti per aver dapprima insultato i loro pargoli appellandoli come “dementi” e “ritardati mentali“, salvo poi riconsiderarli da adulti con tanto amore ed affetto appena hanno visto che possono aprire le porte del guadagno personale.

Ahinoi, molto spesso, chi pensa di improvvisarsi tuttologo rischia invece di esporsi a pessime figuracce che sono il frutto della mancanza di empatia, di attitudine, di professionalità, e di conoscenza delle problematiche connesse alla gestione del traumatizzato cranico, con particolare riferimento all’età pediatrica.

A questi signori, e ai loro beceri seguaci che hanno espresso commenti da codice penale, dovrebbe essere ricordato che il trauma cranico rappresenta una delle principali cause di mortalità nei bambini al di sotto dei due anni di età ed è una delle più frequenti ed importanti cause di accesso al Pronto Soccorso Pediatrico.

Se questi personaggi, prima di avventurarsi in seghe mentali da ignoranti, avessero l’accortezza di approfondire l’argomento “trauma cranico pediatrico“, si renderebbero conto che basterebbe tacere per evitare pessime figuracce, soprattutto quando non si è mai prestato alcun minuti d’asssistenza diretta al piccolo paziente in un servizio di Terapia Intensiva e/o in un servizio di Pronto Soccorso traumatologico pediatrico.

Un colpo diretto al capo può essere tanto violento da danneggiare il cervello all’interno del cranio, tanto più in un neonato che non ha ancora la capacità di governare il peso della propria testa che corrisponde a circa un terzo del suo peso corporeo totale.

Una forza applicata alla testa può, infatti, determinare una lesione del cranio e direttamente del cervello. Questo tipo di lesioni sono generalmente causate da incidenti della strada, atti di violenza, e soprattutto cadute, anche le più banali [dal letto, dal seggiolone, etc etc].

In letteratura internazionale si parla di Traumatic Brain Injury [TBIlesione cerebrale traumatica], o danno encefalico traumatico, per identificare correttamente le lesioni intracraniche, distinguendole, già dalla definizione, dalle contusioni e dalle ferite del cuoio capelluto che sono, ovviamente, molto più frequenti. Tale distinzione ha rilevanti conseguenze sul piano epidemiologico con pesanti ripercussioni sul versante sociale e privato.

Partendo da questo assunto viene definita col termine trauma cranio-encefalico qualsiasi lesione che comporta danni a scalpo, cranio ed encefalo. Si tratta di un danno acquisito, procurato sempre da una forza fisica esterna che può determinare un’alterazione dello stato di coscienza e/o delle funzioni psichiche, ma anche modifiche [soggettive] dello stato emozionale o del comportamento.

Pertanto, i risultati di queste lesioni possono portare a disabilità funzionale totale o parziale, a compromissione psicosociale [di pensieri, sentimenti e comportamenti con e verso gli altri], o entrambi, che influiscono negativamente sulle prestazioni d’istruzione di un bambino. E tutto ciò si applica sia a lesioni aperte quanto a lesioni chiuse avvenute a danno della testa.

Queste lesioni si traducono in alterazioni in uno o più settori che sono interessati proprio nel Disturbo dello Spettro Autistico, quali:

  • disturbo cognitivo
  • disturbo del linguaggio
  • disturbo della memoria
  • disturbo dell’attenzione
  • disturbo del ragionamento
  • disturbo del pensiero astratto
  • disturbo della capacità di giudizio
  • disturbo della capacità del problem-solving
  • disturbo sensoriale
  • disturbo percettivo
  • disturbo motorio
  • disturbo delle abilità
  • disturbo comportamentale
  • disturbo delle funzioni psichiche
  • distrubo delle funzioni fisiche
  • disturbo dell’elaborazione delle informazioni

Data la scarsa adesione alla terminologia internazionale di riferimento, per non dire la fantasia, con la quale vengono spesso definiti in Italia i Disturbi dello Spettro Autistico, si precisa che tutti i disturbi elencati poc’anzi rientrano a pieno titolo nell’espressione di una volgare diagnosi di autismo.

Evidentemente, tutto ciò, sfugge a tutti quei gentili signori che hanno gradito l’atteggiamento provocatorio del succitato Professore e si sono abbandonati a vomitare dell’esecrabile ironia e del riprovevole sarcasmo ai danni di una disabilità invalidante che coinvolge migliaia di bambini e famiglie.

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Se questi signori in palese crisi d’identità, e di valori, fossero edotti del fatto che il trauma cranico rappresenta una delle principali cause di mortalità nei bambini al di sotto dei due anni di età ed è una delle più frequenti ed importanti cause di accesso al Pronto Soccorso Pediatrico e avessero l’umiltà di consultare la corposa letteratura nazionale ed internazionale che riguarda la gestione del trauma cranico in età pediatrica, avrebbero poco da spandere [fuoari dal vaso] la loro riprovevole ironia ed ignoranza, in quanto scoprirebbero che

anche rapide accelerazioni e/o decelerazioni della testa possono scuotere il cervello all’interno del cranio danneggiando le fibre nervose e determinando una condizione patologica identificata come danno assonale diffuso.

TBI pediatricoSe il livello d’insegnamento nelle nostre Università è quello scadente veicolato dal Prof. Burioni, non dobbiamo stupirci dell’incompetenza di giovani medici molto più attenti a guardare Facebook anziché il piccolo paziente che hanno di fronte quando prestano servizio in Pronto Soccorso.

Così come non dobbiamo stupirci della stravanganza di diagnosi veicolate da una massa di neuropsichiatri infantili che etichettano come “autistici” anche i traumatizzati cranici e che, di fatto, avvalorano quanto affermato giustamente dall’avvocato Roberto Mastalia.

Non esistono due lesioni cerebrali che siano simili tra loro, e le conseguenze di due lesioni possono essere molto diverse. In un bambino molto piccolo, le lesioni cerebrali non guariscono come altre lesioni. Il recupero è funzionale, sulla base di fattori che rimarranno incerti e dei quali si potrà prendere coscienza solo con il passare del tempo e l’accrescimento.

 

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