Sentenza di Trani

Sarà l’età che avanza, ma io tendo sempre di più ad estraniarmi da un mondo in cui non solo non mi riconosco, ma del quale sono un corpo estraneo.

Così, della sentenza del Tribunale di Trani non sapevo nulla e, come del resto faccio ormai regolarmente con emittenti TV nazionali, ho rifiutato un intervento al telegiornale di Mediaset TGcom24. A dire il vero, non sapevo neppure che quel notiziario esistesse.

Ho rifiutato l’invito, peraltro rivoltomi come se fossero loro a farmi un onore, non solo perché non ero al corrente di quel fatto particolare ma perché nelle emittenti di regime non mi si dà tempo e modo di esprimermi come sarebbe necessario se non altro per sottolineare la raffica di menzogne e stravaganze che ormai infestano un’informazione che sembra mutuata dal 1984 di Orwell.

Ma la sentenza pare aver riscosso grande interesse e, così, non poche persone mi hanno immediatamente inviato i link ai siti Internet dei giornali che trattano del caso.

Da quello che ho letto, pare che i vari consulenti interpellati dal magistrato abbiano discusso non tanto sul problema in sé, vale a dire la relazione tra vaccino trivalente e autismo, quanto sugli accertamenti da praticare prima di sottoporre un soggetto al trattamento.

Su questo resto decisamente perplesso: iniettare in qualcuno, specie se si tratta di un bambino nato da poco, una malattia sia pure in forma attenuata è cosa da non fare a cuor leggero. Se, poi, le malattie indotte sono più di una in contemporanea, non possono esistere discussioni. Quando a questo si aggiunge il fatto obiettivo che il prodotto somministrato contiene un elenco di sostanze verso le quali l’organismo può reagire in modo “scorbutico”, ecco che la cautela deve ancora aumentare. Ma quando a tutto questo si affianca la “possibile” iniezione di particelle solide, inorganiche, non biocompatibili, credo proprio che i piedi di piombo (elemento trovato più volte nelle polveri) siano molto più che un obbligo.

Dunque, mettere in discussione questo significa semplicemente non conoscere la prassi medica e, se la professione medica è quella praticata, significa comportarsi in maniera a dir poco in contrasto con le regole elementari.

Malauguratamente, per motivi sui quali non voglio entrare, le vaccinazioni si somministrano alla cieca e, se accade un guaio, si fa finta di niente.

Leggendo la notizia della sentenza non posso non chiedermi se i periti abbiano avuto la pazienza di leggere almeno i bugiardini in cui si elencano le precauzioni da prendere e i possibili effetti collaterali innescati dai vaccini.

Mi chiedo pure se abbiano idea di come i vaccini funzionino, degli effetti infiammatori che devono esercitare per avere efficacia, di quelli indotti almeno dall’alluminio che fa parte di regola delle formulazioni e del mercurio che, pur grottescamente negato dai soliti “esperti” televisivi, compare tra gl’ingredienti di qualche vaccino, di quelli indotti dagl’inquinanti. Mi chiedo se i periti sappiano che quegli effetti infiammatori possono coinvolgere il cervello. Mi chiedo se sappiano che gli effetti sono reciprocamente sinergici. Infine, mi chiedo come un giudice si possa permettere una sentenza del genere.

La mia posizione sui vaccini è nitida e impossibile da equivocare: voglio vederci chiaro e non accetto menzogne, da qualunque fonte queste arrivino.

Che io sia inserito tra gli “eminenti antivaccinisti” significa disinformazione, scarsa intelligenza, disonestà e qualcosa d’altro. Quel qualcosa d’altro, però, è molto rivelatore: se vuoi vederci chiaro, vuol dire che sei contro.

A rendere più confusa la situazione ci stanno diverse associazioni di “antivaccinisti” che, pure loro, vedono la chiarezza come il fumo negli occhi.

Da ultimo, un piccolo commento ai commenti che ho letto in calce agli articoli di giornale. Le stupidaggini che molti lettori esternano sono preoccupanti. Come troppo spesso accade, la ragione e la cultura sono surrogate dal tifo più becero.

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