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Analisi fiale vaccini

Nel corso dell’ultima dozzina di anni, in modo non sistematico, mia moglie ed io abbiamo analizzato al microscopio elettronico 29 tipi diversi di vaccini: qualcuno in un esemplare solo, qualcuno in più campioni, qualcuno, invece, lo abbiamo seguito nel tempo. Non tutti i vaccini ci sono arrivati dall’Italia: qualcuno, all’inizio, dalla Germania e recentemente qualcuno dalla Francia. I microscopi elettronici che abbiamo usato per le analisi sono oltre una mezza dozzina.

Con nostra sorpresa, almeno alle prime indagini perché poi la sorpresa non c’è stata più, tutti i campioni per uso umano, nessuno escluso, hanno mostrato la presenza più o meno vistosa di particelle di materiali inorganici e solidi, in nessun caso compatibili con l’organismo. Forse curiosamente, l’unico vaccino che abbiamo trovato esente da inquinamento fu il solo per uso veterinario indagato: il Feligen, un trivalente per i gatti.

La domanda che ci sentiamo rivolgere con maggiore frequenza riguarda la provenienza di quegl’inquinanti e la risposta è, regolarmente, che non lo sappiamo. Le teorie correnti sono due: la prima è quella complottista consistente nell’idea che quella roba venga aggiunta di proposito per indurre forme patologiche croniche a tutto vantaggio dell’industria farmaceutica che si ritroverebbe un cliente assicurato vita natural durante o, almeno, per lungo tempo. La seconda, a mio parere molto più credibile della prima cui mi rifiuto di prestare fede, è che quelle polveri possano venire da ambienti di produzione sporchi, magari anche da apparecchiature cui manca la manutenzione di pulizia necessaria, e da lavorazioni non perfettamente controllate. In ogni caso quelle particelle nei vaccini non ci devono né ci possono stare e, con ogni evidenza, i controlli sia in corso di produzione sia a prodotto finito sono insufficienti.

In non poche circostanze abbiamo trovato grani di polvere che un microscopio ottico semplicissimo avrebbe potuto mettere in evidenza anche a bassi ingrandimenti e si fatica a credere che possano essere sfuggiti a livello di post-produzione. Forse a maggior ragione la logica vale per gli organi di controllo sulla cui affidabilità è difficile giurare. Comunque sia, non siamo capaci di rispondere alla domanda riguardante la provenienza perché non ci è mai stata data l’opportunità di eseguire i controlli necessari a livello di produzione né a livello dei controllori istituzionali. Insomma, non sappiamo né come effettivamente si lavori né come si controlli. L’unica certezza è che tutti i campioni di vaccini per uso umano che abbiamo analizzato contenevano qualcosa che non avrebbe dovuto esserci.

La patogenicità di quelle polveri la scoprimmo mia moglie ed io negli Anni Novanta e sull’argomento abbiamo scritto articoli, capitoli di libri e libri interi. Sull’aggressività del particolato della natura e delle dimensioni presenti nei vaccini non esistono più dubbi da lungo tempo.

Per quanto riguarda i vaccini e i loro tanto numerosi quanto poco pubblicizzati effetti collaterali indebiti, effetti spesso negati più da chi dovrebbe controllare e da chi somministra i farmaci di quanto non sia da parte dei produttori, occorre considerare alcuni punti importanti.

Perché possa funzionare, un vaccino deve esercitare un effetto infiammatorio, e questo effetto si manifesta a livello generale, coinvolgendo in maggiore o minor misura organi e tessuti. A questo effetto infiammatorio va ad aggiungersi quello indotto dai sali di alluminio correntemente utilizzati nelle preparazioni e regolarmente denunciati nei bugiardini. Qualunque tossicologo può testimoniare che gli effetti tossicologici non si limitano a sommarsi ma sono reciprocamente sinergici, cioè si potenziano l’uno con l’altro. Nei vaccini in cui i sali di mercurio sono contenuti, e non sono poi pochi anche se, curiosamente e a dispetto di quanto riportato dai produttori stessi sulle confezioni, gli “esperti” affermano che il mercurio non si usa più da anni, un’altra fonte d’infiammazione è presente, con questo aggiungendo ancora qualcosa alla sinergia. Ma, almeno nella mia esperienza, l’effetto infiammatorio più marcato e, per la natura della sua origine, più duraturo (fino ad essere “eterno” perché la maggior parte di quelle particelle non si degrada) è quello innescato dalle micro- e nanopolveri inorganiche che continuiamo invariabilmente a trovare. Dunque, effetti infiammatori diversi tutti in sinergia combinata.

Nel caso in cui, per pura casualità, queste polveri colpiscano il cervello o il microbiota, una formazione di microorganismi con cui siamo in simbiosi, di cui si sta scoprendo la varietà di funzioni e l’importanza anche riguardo le funzioni del sistema nervoso centrale, non può esserci sorpresa se si riscontrano effetti patologici a livello cerebrale.

Semplificando molto, i microorganismi di stanza nell’intestino producono un’enorme varietà di sostanze indispensabili alla nostra vita e tra esse ce n’è un buon numero di cui il nostro sistema nervoso, cervello ovviamente compreso, non può fare a meno. Così, nel caso in cui sia il cervello l’organo immediatamente interessato dai patogeni, è probabile che gli effetti si manifestino nel giro di poche ore. Fosse, invece, il microbiota, è ragionevole pensare ad effetti più ritardati. Insomma, i patogeni presenti nei vaccini sono potenziali aggressori sia nell’immediato sia a distanza di tempo.

Io non ho elementi inoppugnabili per stabilire una relazione tra vaccino e malattie del cervello. Le mie informazioni sugli avvenimenti sono limitate ai racconti, ormai, in verità, piuttosto numerosi, di genitori che testimoniano di mutamenti del comportamento dei figli, sempre in tenerissima età, sopravvenuti a poche ore di distanza dalla somministrazione di un vaccino. Negare l’esistenza di fatti così apparentemente frequenti o, forse peggio ancora, collegarli al “periodo in cui l’autismo diventa manifesto” è a dir poco grottesco. Questo, insieme con il non voler mettere in atto ricerche imparziali, non dimostra nulla ma non può che insospettire.

Per quanto ci è stato possibile, noi di ricerche incentrate direttamente sui vaccini ne abbiamo fatte non poche. Pubblicarne i risultati nelle riviste mediche, però, è impresa di fatto impossibile. Come noto a chiunque sia del mestiere, quei giornali guardano con grande soggezione l’industria farmaceutica e, più in generale, le imprese di tutto ciò che fa business grazie alla malattia. Il motivo è semplice: è da lì che arrivano i quattrini necessari per non chiudere bottega e, quindi, ben ci si guarda dal pubblicare qualsiasi accenno a qualcosa che possa in qualche modo dispiacere a chi paga. Tante notizie arrivate da addetti ai lavori e una recentissima conversazione con la direttrice di un grande centro di ricerca del Nord Europa che sta tentando di far notare qualcosa che non va con i vaccini mi hanno confermato che la censura vige a livello planetario. Dunque, silenzio e basta.

Qualcosa di nostro, comunque, è trapelato. Il libro di mia moglie e mio “Case Studies in Nanotoxicology” pubblicato da Elsevier e passato attraverso una squadra di referee riporta alcuni dei nostri risultati, e, ma solo a livello divulgativo, il nostro libro “Vaccini: Sì o No?” pubblicato da Macroedizioni contiene una discreta casistica con tanto d’immagini di microscopia elettronica e spettri di analisi chimiche delle particelle trovate. Senza che la cosa possa sorprendere, a quella pubblicazione non c’è stata reazione né da parte delle aziende produttrici né da parte degli anti di controllo.

Potrebbe essere qui interessante rivedere ciò che abbiamo trovato in certi campioni di vaccini, sempre ricordando, però, che non abbiamo mai trovato esemplari per uso umano esenti da inquinamento.

MORUPAR

È un vaccino trivalente per morbillo, parotite e rosolia che ha avuto una storia un po’ travagliata. Ritirato dalla distribuzione per le segnalazioni di effetti allergici e forse non solo quelli, è probabilmente il vaccino meno inquinato tra tutti quelli indagati: qualche particella di Zinco, qualche altra di Alluminio, Ferro e Silicio, qualche altra di Ferro, Alluminio, Silicio e Magnesio, e non molto di più. Tutte presenze indebite, naturalmente, ma altri prodotti hanno mostrato situazioni di gran lunga più critiche.

PRIORIX

Nella versione trivalente ha le stesse applicazioni del Morupar. Noi abbiamo analizzato il tipo tetravalente che è rivolto anche alla varicella e nei campioni analizzati abbiamo trovato particelle inquinanti in quantità apparentemente notevole.

Priorix_nanodiagnostics

Priorix_nanodiagnostics bis

Molto interessante la presenza di Tungsteno tra i componenti di diverse particelle. Questo elemento in combinazione ad altri come, per esempio, il Ferro e il Nichel, una combinazione tipica dell’acciaio. Particelle contenenti Piombo, sempre insieme con altri elementi, sono state rilevate. La stessa cosa per quelle contenti Titanio. Come è il caso per molti altri vaccini, l’Alluminio è pure presente in forma di particelle, e potrebbe anche trattarsi dell’elemento precipitato dalla condizione iniziale di sale aggiunto. Molto spesso si tratta di particelle piuttosto piccole, anche inferiori al micron, e questo le rende particolarmente aggressive. Più piccola è la dimensione, infatti, più facilmente il granello riesce a penetrare nei tessuti.

INFANRIX

Si tratta di un vaccino esavalente per difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B ed Haemophilus influenzae tipo b.
Di questo abbiamo avuto la possibilità di analizzare non solo campioni italiani ma anche un campione francese, senza rilevare particolari differenze nel contenuto di polveri inquinanti. Oltre all’Alluminio, il Titanio in combinazione era particolarmente rappresentato:

Infanrix_nanodiagnostics

Infanrix_nanodiagnostics bis

 

ENGERIX B

È un vaccino per la prevenzione dell’epatite b, quella, cioè, da sangue.
Molte delle particelle trovate avevano l’Alluminio come componente combinato ad altri elementi. Che quell’Alluminio provenga da una precipitazione del sale pare a dir poco improbabile. Il fatto che si tratti di particelle, per di più piuttosto grossolane, porterebbe ad escludere quella possibilità.

Engerix B_nanodiagnostics

Engerix B_nanodiagnostics bis

 

PREVENAR 13

Si tratta di un vaccino volto a contrastare 13 ceppi di Streptococcus pneumoniae. Anche in questo caso abbiamo avuto la possibilità di analizzare un campione proveniente dalla Francia oltre a quelli italiani.
Particelle di Silicio e altre di acciaio (Ferro e Cromo) sono state trovate. Come quasi di regola, l’Alluminio è stato rilevato in combinazione con altri elementi sotto forma di particolato.

Prevenar_nanodiagnostics

Prevenar_nanodiagnostics bis

 

MENINGITEC

Preparato per l’immunizzazione da Neisseria meningitidis di ceppo C, anche in questo caso abbiamo analizzato campioni sia italiani sia francesi. In ogni caso la varietà di elementi contenuti nelle particelle trovate, per di più in concentrazione notevole, è piuttosto ampia. Nelle varie combinazioni abbiamo trovato, ad esempio, Zirconio, Tungsteno, Silicio, Titanio, Piombo, Lantanio, Cerio, Cromo, oltre agli ormai soliti Alluminio e Ferro, non di rado insieme con Cromo e Nichel, cioè un classico acciaio inossidabile.

Meningitec_nanodiagnostics

Meningitec_nanodiagnostics bis

 

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[NdRTutte le immagini sono protette da Copyright Nanodiagnostics ©, non possono essere utilizzate, e appaiono per gentile concessione del Dott.Stefano Montanari]

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