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Autismo e garbugli: avanti con la medicina metabolomica

Alla lunga serie di infruttuosi tentativi, pur di giustificare un giro di quattrini dispensati a casaccio, alla ricerca di una causa che giustifichi una diagnosi di autismo, ecco che entra in scena la medicina metabolomica, ovvero la scienza basata sullo studio sistematico dei metaboliti, che definiscono l’individualità molecolare come una vera e propria impronta digitale.

Lo si apprende da una ricerca interdisciplinare che ha unito alcuni neonatologi dell’Università di Cagliari [Vassilios Fanos e Antonio Noto] e alcuni laboratoristi dell’Università di Genova [Michele Mussap].

Il messaggio che afferma quest’ultimo è che

l’autismo non dipende solo dalla genetica, ma anche da una serie di altri fattori che danno luogo al mosaico di forme chiamate malattie autistiche e che in gran parte sono riconducibili all’ambiente che circonda prima la placenta e poi il neonato. Influiscono le abitudini di vita, l’alimentazione e i farmaci assunti della madre che concorrono a modificare l’ambiente della placenta e il microbioma intestinale del neonato.

Come spiega Mussap, da qualche anno si è capito che batteri squilibrati danno origine a metaboliti anomali che attraversano la mucosa intestinale, entrano in circolo e nel neonato vanno a interferire direttamente sulla maturazione delle cellule nervose. Tradotto in termini più semplici, viene ufficialmente sdoganato anche qui in Italia [con colpevole ritardo] il cosiddetto collegamento tra intestino e cervello.

Dall’analisi dei metaboliti  si potrebbe, già dalla nascita, capire se un bambino è a rischio di sviluppare autismo. Inoltre, il riconoscimento del ruolo del microbioma intestinale aprirebbe nuove possibilità di intervento; già il fatto che un bambino nasca con parto cesareo o spontaneo dà luogo a microbiomi intestinali diversi e se il canale del parto è compromesso da un’infezione può dare ulteriori alterazioni.

L’idea è dunque di sviluppare il solito test di screening che possa stabilire se il metaboloma del neonato è alterato e vedere se c’è un’impronta che possa far sospettare la presenza di autismo.

Primo problema

Uno dei problemi che restano da superare è di ordine metodologico: c’è la necessità di standardizzare i metodi di ricerca affinché diventino affidabili, tali da produrre risultati confrontabili e sviluppare la metabolomica senza fornire false speranze.

Secondo problema

La fase della vita cruciale per la costruzione della tolleranza immunologica è certamente l’infanzia, periodo in cui il neonato viene bombardato da scriteriate campagne vaccinali.

Anche i promotori vaccinali più incalliti ammettono ormai pacificamente questi dati di fatto:

  1. Più del 90% dei bambini con disturbi dello spettro autistico, soffre di gravi sintomi gastrointestinali cronici.
  2. I casi di autismo sono aumentati quasi di sei volte nel corso degli ultimi 20 anni, ma gli scienziati non capiscono il perché. Molti esperti sottolineano il ruolo dei fattori ambientali, e molti altri sono concentrati sul ruolo dell’intestino umano.
  3. Alcuni ricercatori ritengono che le tossine e/o metaboliti prodotti dai batteri intestinali, tra cui i clostridi, possono essere associati ai sintomi e alla gravità dell’autismo, in particolare l’autismo regressivo.
  4. I dati di ricerche nel modello animale, in bambini con disturbi dello spettro autistico e nei loro familiari, hanno dimostrato che sintomi gastrointestinali e alterazioni nel microbiota sono spesso associati a disturbi neuro-comportamentali nei pazienti affetti da autismo.
  5. Il microbiota riveste nell’intestino importanti funzioni fisiologiche quali la maturazione del sistema immunitario, la degradazione di macromolecole alimentari complesse, la detossicazione, la produzione e l’assorbimento di vitamine e minerali, e influenza anche il comportamento.
  6. Il sistema immunitario ha sviluppato degli strumenti per convivere con il microbiota, ma anche per tenerlo sotto controllo. Quando questo controllo viene meno avviene la disbiosi, cioè una de-regolamentazione delle comunità batteriche che non si manifesta sempre con diarrea o stipsi, ma può portare ad altri disturbi infiammatori. In alcuni casi come chiara patologia infiammatoria gastrointestinale, in altri come allergie, obesità o diabete e, non ultimo, l’autismo.
  7. La medicina metabolomica viene usata per curare malattie croniche, autoimmuni e mataboliche.

Questi concetti forniscono una visione più profonda della sindrome autistica e dimostrano che l’intestino del bambino è un luogo privilegiato.

Da tempo gli anatomisti hanno descritto un’ampia rete nervosa all’interno delle pareti dello stomaco e dell’intestino, rete in relazione con le fibre nervose provenienti dai due rami del sistema nervoso autonomo, il simpatico e il parasimpatico, ma non ne erano ben chiare caratteristiche e funzioni.

Ricerche recenti hanno permesso di accertare che la rete nervosa delle pareti interne del tratto gastro-intestinale, proprio quello che viene pesantemente colpito dai vaccini somministrati nel neonato, presenta una notevole quantità di neuroni, circa cento milioni, e svolge un ruolo in gran parte indipendente dal cervello centrale a cui è certamente collegata dal sistema nervoso autonomo, ma da cui non dipende per il suo funzionamento.

E’ stato infatti visto che se si interrompono le connessioni tra sistema nervoso autonomo e rete nervosa enterica, questa continua a svolgere i propri compiti.

Questa rete nervosa battezzata come “sistema nervoso enterico”, “cervello enterico” o anche “secondo cervello”, è in stretto collegamento con il sistema endocrino, che è molto diffuso all’interno dell’apparato digerente e opera di cellule endocrine sparse nella mucosa gastrointestinale. Ma lo è anche con il sistema immunitario, che in questa parte del nostro corpo assume anch’esso l’aspetto di un’ampia rete linfatica, dove circolano i linfociti.

La linfatica e la nervosa sono due reti che scorrono l’una sull’altra in una ben determinata zona del tessuto dell’intestino tenue, nella tonaca sottomucosa.

La nostra pancia, ed in particolare quella di un neonato, si presenta quindi come un potente complesso neuroendocrinoimmunitario integrato che svolge funzioni con un largo margine di autonomia, ma che, al tempo stesso, si confronta continuamente innanzi tutto con l’esterno [fattori esogeni come i vaccini], ma anche con l’interno [fattori endogeni come il cervello centrale e le varie malattie].

In definitiva noi non crediamo che l’autismo possa essere diagnosticato alla nascita perché tutto ciò che vediamo quotidianamente lo smentisce alla radice. Molto importante, invece, potrebbe essere lo studio del microbiota e dei metaboliti. Perché, da quanto si sta finalmente vedendo, la loro influenza è grande. Inoltre, è più che evidente che, se già l’ambiente biologico è delicato e si va ad interferire con qualcosa che porta ad uno squilibrio ancor maggiore, ecco che il danno permanente diventa quasi inevitabile.

Riproduzione riservata ©

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