Screening autismo nei più piccoli: mancano prove per formulare raccomandazioni

Secondo un articolo pubblicato su Jama e firmato dagli esperti dell’Us Preventive Services Task Force [Uspstf], l’attuale evidenza scientifica è insufficiente a valutare appieno il bilancio tra rischi e benefici dello screening per i Disturbi dello Spettro Autistico [DSA] nei bambini fra 18 e 30 mesi in mancanza di specifici sospetti diagnostici.

«Il documento non è contro lo screening, ma piuttosto un invito a ulteriori ricerche» scrivono gli autori, ricordando che i DSA sono disturbi dello sviluppo caratterizzati da alterazioni persistenti e significative nell’interazione sociale con espletamento di attività restrittive e ripetitive non spiegate da altri stati patologici.

«Nel 2010, la prevalenza di disturbi dello spettro autistico negli Stati Uniti è stata stimata intorno a 14,7 casi per 1.000 bambini, con una sostanziale variabilità dei dati per stato, genere ed etnia» si legge nel documento Uspstf, che ha recensito le ricerche esistenti sui benefici e danni potenziali di uno screening per questi disturbi svolto durante le visite dal pediatra di famiglia, correlando i dati raccolti con quelli relativi ai rischi e ai vantaggi di una terapia comportamentale precoce nei bambini risultati positivi allo screening.

«Da un lato abbiamo prove sufficienti a dimostrare che gli attuali test di screening sono in grado di rilevare la presenza di DSA tra i bambini fra 18 e 30 mesi, ma dall’altro non ci sono evidenze dirette sui benefici della diagnosi precoce nei bambini in età prescolare in mancanza di sintomi» spiegano i firmatari dell’articolo.

«Nel sottolineare la carenza di prove a favore o contro lo screening, l’Uspstf dimostra di comprendere appieno la complessità del mondo reale delle cure primarie, confermando il suo impegno di arbitro rigoroso e trasparente nell’analisi delle evidenze disponibili» commenta Michael Silverstein della Boston University School of Medicine in un editoriale di accompagnamento.

E conclude: «L’Uspstf ha valutato la questione in tutta la sua complessità, e gli operatori sanitari, i responsabili politici, gli assicuratori e le altre parti interessate dovrebbero fare lo stesso».

 

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