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Farmaci in gravidanza: incomplete le conoscenze sulle conseguenze cliniche

C’è un sostanziale divario tra le conoscenza scientifiche sulla farmacocinetica in gravidanza e le conseguenze cliniche dei farmaci utilizzati, secondo uno studio pubblicato su PLoS Medicine e firmato da Shinya Ito e colleghi dell’Hospital for Sick Children di Toronto, in Canada.

Oltre il 90% delle gestanti assume almeno un farmaco durante la gravidanza, sia prescrittivo sia da banco

scrivono i ricercatori, precisando tuttavia che non sempre sono disponibili le informazioni su se o come regolare il dosaggio per compensare i cambiamenti fisiologici che si verificano in gestazione.

Per fare il punto sull’argomento, i ricercatori hanno condotto una revisione sistematica della letteratura biomedica, identificando 198 studi che coinvolgono 121 diversi farmaci.

Sono state misurate le modifiche nella farmacocinetica in termini di assorbimento, distribuzione, metabolismo ed escrezione del medicinale assunto durante la gravidanza e/o il risultante impatto clinico di tali cambiamenti

spiega l’autore, aggiungendo che per i diversi farmaci si osserva una riduzione di attività specie a causa di un aumento dell’escrezione.

Solo pochi studi descrivono i possibili effetti clinici associati all’alterata farmacocinetica di un farmaco assunto in gravidanza

affermano gli autori, sottolineando che per i medici è essenziale conoscere tali modifiche in modo da poter valutare in modo consapevole le potenziali implicazioni cliniche.

E’ quindi inevitabile chiedersi in base a quale folle principio scientifico si vogliono forzare le donne in gravidanza a farsi iniettare vaccini anti-infettivi, ossia farmaci immuno-attivi e pro-infiammatori, zeppi di veleni.

Ecco qualche esempio che non viene detto da coloro che pensano esclusivamente a promuovere vaccinazioni come fossero caramelle.

DIFTERITE – TETANO – PERTOSSE acellulare

Finché non si rendano disponibili ulteriori informazioni, il CDC e l’ACIP [Advisory Committee on Immunization Practices] raccomandano che le donne in gravidanza non siano vaccinate con il vaccino trivalente dTap [difterite , tetano , pertosse acellulare]

EPATITE A

La sicurezza del vaccino contro l’epatite A durante la gravidanza non è stata determinata.

EPATITE B

La sicurezza del vaccino contro l’epatite B durante la gravidanza non è stata determinata.

FEBBRE GIALLA

Sebbene non siano disponibili informazioni dettagliate sulla possibile insorgenza di effetti collaterali sullo sviluppo del feto, in seguito alla vaccinazione contro la febbre gialla, da un punto di vista teorico le donne in stato di gravidanza non devono essere vaccinate con un vaccino a virus vivi attenuati: va anche consigliato in questi casi di posporre il viaggio nelle zone endemiche  a dopo il parto.

HAEMOPHILUS INFLUENZAE TIPO b

Si segnala la mancanza di studi specifi sull’animale, che ne sconsiglia l’impiego in gravidanza.

INFLUENZA

Dati limitati, derivati dalla vaccinazione di donne in gravidanza, non indicano che siano da escludere conseguenze avverse per il feto e per la madre.

MENINGITE da MENINGOCOCCO

Gli studi sugli animali sono insufficienti per quanto riguarda gli effetti in gravidanza, nello sviluppo embrionale/fetale, nel parto e nello sviluppo postnatale. Il rischio potenziale negli esseri umani è sconosciuto.

MORBILLO PAROTITE ROSOLIA VARICELLA

Non sono stati condotti studi in donne in stato di gravidanza. Non è noto se il vaccino [formulazione trivalente MPR o quadrivalente MPRV] può causare danno fetale quando somministrato a donne in stato di gravidanza o
interferire con la capacità riproduttiva. Pertanto, il vaccino non deve essere somministrato a donne in stato di gravidanza; inoltre, la gravidanza deve essere evitata nei 3 mesi successivi alla vaccinazione.

PAPILLOMAVIRUS

Non sono stati effettuati studi specifici sul vaccino in donne in stato di gravidanza. La vaccinazione deve, pertanto, essere rimandata sino al completamento della gravidanza.

PNEUMOCOCCO

Non sono disponibili dati sull’uso del vaccino coniugato pneumococcico nelle gestanti. Pertanto, l’uso del vaccino deve essere evitato durante la gravidanza.

POLIOMIELITE

L’effetto sullo sviluppo embrio-fetale non è stato studiato. L’impiego di questo vaccino non è raccomandato durante la gravidanza.

TUBERCOLOSI

Non è consentito l’uso in gravidanza ed allattamento.

Tutto ciò dimostra che i vaccini sono tutti approvati senza studi adeguati.

E mentre per gli altri farmaci è prevista una lunga procedura di studio prima dell’approvazione in commercio, per i vaccini, che godono [non si sa bene perché] del percorso preferenziale riservato alle cosiddette “misure di prevenzione“, questa procedura non occorre. Una cosa non richiesta, non si fa. Ma la biologia è molto più lenta, e iniettare in una gestante un farmaco privo di ogni requisito di sicurezza può cagionare un danno permanente alla salute della ricevente, un aborto indesiderato o una malformazione permanente al nascituro.

In questi giorni vediamo tante pubblicità che raffigurano comuni mortali vestiti da supereroe che promuovono la potenza della vaccinazione. Forse, sarebbe meglio togliere il mantello da supereroe alla scatola del medicinale e alla fialetta che vi sta dentro.

L’era delle favole vaccinali, dei supereroi pubblicitari e della magia, deve finire. Sarà che ci stiamo avvicinando al Natale ma molte persone hanno compreso da tempo, senza alcun obbligo coercitivo, che Babbo Natale è un personaggio di fantasia come il concetto empirico di immunità di gregge.

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