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Professore, la Scienza è democratica: ognuno può ed ha il diritto di controllare, domandare, e pretendere risposte

Ultimamente assistiamo alle solite esternazioni dell’onnipresente Professore, verrebbe da dire barone old style, che in ambito vaccinale dispensa pubblicamente una raffica di epiteti, atteggiamenti denigratori, e violenza verbale nei confronti di chiunque non la pensi come lui.

Il Professore dice che “la scienza non è democratica: tutti potrebbero avere torto ed uno solo ragione“. È avvenuto spesso nel corso della storia della scienza. Quindi potrebbe avere torto anche lui, ma di questo non dimostra di avere il benché minimo sospetto perché è sintomo di quel Disturbo Narcisistico di Personalità che riguarda anche un deficit nella capacità di provare empatia verso altri individui.

Questo atteggiamento fallace, privo di logica, e da cartellino rosso per un qualunque arbito imparziale, è alimentato anche dalla complicità dei media foraggiati dalle industrie del farmaco e dagli stessi investitori angelo che condividono col Professore la rincorsa a utili di capitale derivanti dalla produzione e vendita di prodotti farmaceutici.

Considerata la grande esperienza in campo medico del Professore, per  sua stessa “auto-investitura“, addirittura nel campo del Disturbo dello Spettro Autistico, abbiamo chiesto più volte un incontro vis-à-vis per portare alla sua attenzione alcuni bambini sofferenti di tale disturbo al fine di ricevere un’approfondita consulenza in merito a questa misteriosa patologia di cui, ancor oggi, la Scienza non è in grado di trovare una risposta che sia una.

Purtroppo, ad oggi, il Professore non ha mai risposto ai nostri cortesi appelli perché, come da sua ammissione, nei tanti incroci avvenuti sui social network tra lui e alcuni dei nostri collaboratori, dall’alto della sua sapienza, non ha mai visto né visitato un paziente [in carne ed ossa] in tutta la sua carriera universitaria. E allora sarebbe il caso che qualcuno lo informi che una cosa è la teoria scritta sui libri e l’altra è l’esperienza che si acquisisce con la pratica quotidiana sulla persona, magari facendo qualche sano esercizio di empatia [vedi sopra].

La telenevola del Professore si arricchisce di nuovi episodi all’indomani della pubblicazione del lavoro della Nanodiagnostics di Modena sulla rivista International Journal of Vaccines and Vaccination al riguardo degl’inquinanti presenti nei vaccini.

Non più di un anno fa, il Professore sosteneva questo concetto: perché io vi creda, dovete pubblicare i vostri dati su una delle riviste che fanno parte del salottino buono dove siedo io. Detto e fatto, ma non va bene. Il Professore si è irretito arrivando a sparare le più grossolane idiozie.

Evidentemente si è risentito perché ha compreso che, al contrario di quanto lui divulga, la Scienza è democratica  e aperta: ognuno può ed ha il diritto di controllare, domandare, e pretendere risposte in merito a tutto quello che la riguarda. A nessuno può essere preclusa alcuna verifica, il che implica anche un’adeguata e specifica preparazione sull’argomento in esame, indipendentemente dai titoli accademici.

Infatti, non è detto che vinca chi ce l’ha più lungo [sia esso il pistolotto, il curriculum oppure l’impact factor]. Tutto e tutti possono essere messi sotto la lente di ingrandimento, soprattutto di un microscopio elettronico, a patto che siano rispettate le regole del metodo scientifico. Neppure i premi Nobel ne sono esentati. Perciò neanche il Professore.

Noi, come non pochi altri, abbiamo tentato di porre alcune questioni attraverso la pagina Facebook con la quale il Professore dispensa proclami ai sui numerosi interlocutori. A noi, come a chiunque abbia posto domande od obiezioni scomode, il Professore non solo non ha dato risposta ma ha chiuso l’accesso dopo aver cancellato il messaggio: eppure abbiamo studiato anche noi.

Così, siamo costretti a scrivergli pubblicamente anche da questo sito Internet, sperando non solo che qualcuno lo informi ma che lui prenda in seria considerazione di rispondere e di non sottrarsi al confronto scientifico.

Ci rendiamo conto che ora più che mai il Professore avrà difficoltà dopo la pubblicazione di un articolo che riporta i risultati di indagini di microscopia elettronica condotti su 44 campioni di vaccini [http://medcraveonline.com/IJVV/IJVV-04-00072.pdf] e una semplice scrollata di spalle non potrà bastare.

Le regole della Scienza sono chiare

Se quei dati si mettono in dubbio e, ancor di più, se quei dati si ritengono erronei la sola cosa possibile è rifare le indagini e, con dati propri, correggere gli errori. Il resto lo lasciamo relegato ai salotti o ai bar.

Difendere la propria arrogante posizione aggrappandosi all’impact factor della rivista [che non è 0,19 come si sta facendo credere ma 2,32] è piuttosto ingenuo, non essendo la rivista, che, comunque, è peer-reviewed, ma il contenuto dell’articolo ad essere l’argomento di discussione.

Se un commento onesto e scientificamente fondato sull’inquinamento dei vaccini è gradito, ci permettiamo di porre qualche domanda ulteriore a quelle già  espresse dal Dott. Stefano Montanari:

  1. I vaccini non sono sperimentati per concessione di Legge. Su che cosa possiamo basare la nostra convinzione a proposito dell’efficacia, dell’eventuale durata della copertura e dell’assenza di effetti collaterali?
  2. Tutti i vaccini contengono alluminio, un metallo notoriamente tossico per il Sistema Nervoso Centrale. Ma contengono anche mercurio come inevitabile residuo del processo di produzione [sali di mercurio sono sempre usati come antibatterici e antifungini in fase di lavorazione e allontanarli del tutto è impossibile], antibiotici come la Neomicina notoriamente controindicata nei neonati, globuli rossi, proteine animali o umane, ecc. Perché questi contenuti dovrebbero risultare innocui nei vaccini quando non lo sarebbero in altri contesti?
  3. Qual è l’effetto del contenuto di particelle inorganiche nei vaccini?
  4. Perché la buona pratica medica non viene mai seguita quando si somministrano i vaccini? Come il Professore saprà certamente, non si controlla mai se il soggetto è già immune nei riguardi della malattia in questione né se è allergico ad uno o più componenti del prodotto. Eppure quei controlli sono chiaramente prescritti e obbligatori.
  5. Perché vaccinare contro malattie ormai di fatto scomparse? Immaginiamo che il Professore sosterrà che quelle malattie sono in agguato e restano sotto controllo grazie ai vaccini. Così aggiungiamo la domanda: al di là di convinzioni personali o di richiami a letteratura che riporta convinzioni personali non sorrette da dati sperimentali, che prove reali esistono di ciò?
  6. Che prove ha dell’esistenza dell’immunità di gregge? Consultando tutta la letteratura, nei fatti non esiste nessun dato che supporti l’idea. Anzi, Nazioni meno affezionate ai vaccini di altre hanno casistiche di malattie con numeri decisamente più bassi rispetto ad altre più propense alla vaccinazione. Veda, tra gli esempi, l’Austria paragonata alla Germania.
  7. Lei ha spesso affermato che la vaccinazione contro l’HPV sta sconfiggendo la malattia. Non solo non esiste un solo dato che lo confermi ma, anzi, gli effetti collaterali sono tali e tanti da indurre nazioni come il Giappone a fare una retromarcia e la GSK, per motivi che la ditta non ha chiarito in modo comprensibile, a ritirare il suo Cervarix. Commenti?
  8. Perché si illude la popolazione dicendo che con un vaccino si è protetti contro una determinata malattia senza entrare nei particolari specifici? Un esempio è quello che riguarda la meningite, una malattia multiforme dalle cause molteplici. Far credere che basti iniettarsi un vaccino contro un sierotipo o, usando un altro farmaco, contro quattro sierotipi significa mettere la popolazione in una condizione di sicurezza illusoria, con questo amplificando i rischi. E nemmeno si dice che nessun vaccino è sempre e comunque efficace né, in caso di efficacia conseguita, si avverte che la durata della copertura è limitata nel tempo.
  9. Che prove ha che i vaccinati che contraggono la malattia la contraggono in modo più lieve?

Di domande ne abbiamo diverse altre, ma ci fermiamo qui, auspicando che si possa instaurare un colloquio onesto e costruttivo per il bene della gente che deve ricevere risposte serie alle domande che comprensibilmente si pone.

Riproduzione riservata ©

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6 Commenti su Professore, la Scienza è democratica: ognuno può ed ha il diritto di controllare, domandare, e pretendere risposte

  1. Il contenuto ufficiale dei vaccini è quanto mai preoccupante. Il solo utilizzare sali di alluminio e antibiotici a volte notoriamente controindicati nei bambini dovrebbe essere motivo di meditazione.
    Se si analizzano i vaccini in modo tradizionale, vi si trovano proteine umane o animali, globuli rossi, cellule e tracce di mercurio. Quest’ultimo metallo è di regola usato come antibatterico e antifungino in fase di preparazione del farmaco. Poi si cerca di allontanarlo, ma tracce restano comunque. Il mercurio sostituisce l’idrogeno nel gruppo –SH presente nelle proteine che il microbiota trasforma in enzimi e gli effetti sono tutt’altro che benefici.
    Se si analizzano i vaccini con i metodi sviluppati da noi nel corso dei due progetti europei ideati e diretti da mia moglie, si vede con evidenza la presenza di micro- e nanoparticelle innegabilmente patogene.
    Tradotto, il problema è il contenuto del vaccino più il contenuto indebito. Cordialità.

  2. Sarebbe bene leggere con attenzione gli articoli da voi gentilmente segnalati. MI pare infatti che le conclusioni che il sito incoraggia non siano supportate dalle ricerche degli articoli citati. Ad esempio nelle conclusioni dell’articolo Montanari e coll affermano:
    “The analyses carried out show that in all samples checked vaccines contain non biocompatible and bio-persistent foreign bodies which are not declared by the Producers, against which
    the body reacts in any case. This new investigation represents a new quality control that can be adopted to assess the safety of a vaccine. Our hypothesis is that this contamination is unintentional, since it is probably due to polluted components or procedures of
    industrial processes (e.g. filtrations) used to produce vaccines, not investigated and not detected by the Producers. If our hypothesis is actually the case, a close inspection of the working places and the full knowledge of the whole procedure of vaccine preparation would probably allow to eliminate the problem.” Tradotto. Il problema non sarebbe (nel caso) il vaccino ma componenti estranei al vaccino.
    Cordiali sanuti

  3. Ricordando che “International Journal of Vaccines and Vaccination” è l’alter ego di “Journal of Vaccines and Vaccination”, così come MedCrave nasce come alter ego di Omics, Impact Factor sì o no permettendo, segnaliamo altri due articoli scritti da qualcuno che, chissà perché, ha preso sul serio lo studio sui vaccini.
    1. http://info.cmsri.org/the-driven-researcher-blog/dirty-vaccines-new-study-reveals-prevalence-of-contaminants
    2. http://www.greenmedinfo.com/blog/dirty-vaccines-every-human-vaccine-tested-was-contaminated-metals-and-debris-new-

    E nel frattempo aspettiamo che il Burioni di turno esegua altrettante analisi.

  4. Sembrerebbero due riviste distinte: “Journal of Vaccines & Vaccination” pubblicato da Omics ISSN: 2157-7560 (https://www.omicsonline.org/vaccines-vaccination.php), “International Journal of Vaccines & Vaccination”, pubblicato da Medcrave ISSN: 2470-9980 (http://medcraveonline.com/IJVV/). Infatti l’articolo di Montanari e Gatti lo si trova tra gli “Articles in press” di quest’ultima e non tra quelli della prima.

  5. “International Journal of Vaccines and Vaccination” è l’alter ego di “Journal of Vaccines and Vaccination”
    così come MedCrave nasce come alter ego di Omics

  6. Condivido dalla prima all’ultima riga il contenuto di quest’articolo, però vorrei segnalare che la rivista con impact factor 2.32 cui si fa cenno non è “International Journal of Vaccines and Vaccination”, che ha pubblicato l’articolo di Montanari e Gatti, bensì “Journal of Vaccines and Vaccination” dell’editore Omics, lo si può verificare al seguente link: https://www.omicsonline.org/open-access-journals-impact-factors.php?gclid=Cj0KEQiA5bvEBRCM6vypnc7QgMkBEiQAUZftQEZcoLQu8O0AH9x2jc6yLWGJ9Cjmk-EGW_SOHyRi3OsaAvAb8P8HAQ.
    Ovviamente a meno che per coincidenza le due riviste abbiano lo stesso impact factor!
    Ho provato a cercare in rete l’impact factor della rivista in questione, ma senza successo.

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