Vaccini: dimostrateci che non c’è più mercurio e che sono davvero sicuri

Robert De Niro e Robert F. Kennedy Jr., Presidente del World Mercury Project [WMP] e nominato da Trump a capo di una Commissione per la sicurezza sui vaccini, hanno lanciato la loro sfida durante una conferenza stampa avvenuta mercoldì scorso: 100.000 $ di premio per dimostrare che i vaccini non contengono mercurio e sono sicuri come vogliono farci credere.

In verità, il Thimerosal, un conservante contenente mercurio, è ancora presente nella filiera produttiva ed utilizzato negli Stati Uniti nei 48 milioni di vaccini antinfluenzali somministrati ogni anno, così come è presente nel vaccino anti-tetano, nel vaccino anti-meningococco e viene somministrato in dosi massicce nei vaccini pediatrici destinati ai 100 milioni di bambini nel mondo in via di sviluppo.

Una recente revisione dei [corrotti] Centers for Disease Control [CDC], ha evidenziato che l’etilmercurio presente nel Thimerosal è profondamente neurotossico così come il più noto e maggiormente regolamentato metilmercurio presente nel pesce.

In pratica, da un lato, il governo degli Stati Uniti informa le donne gravide sui pericoli del pesce inquinato dal mercurio, in modo che esse non danneggino i loro feti, e dall’altro, il CDC supporta l’iniezione di vaccini contenenti mercurio nelle donne gravide, nei neonati e nei bambini. Questa contraddizione sfida ogni logica e il buon senso.

Kennedy e De Niro hanno lanciato il loro appello citando, fra gli altri, un recente studio epidemiologico dell’Università di Yale che correla le vaccinazioni ai Disordini neurologici [fra i quali ADD, ADHD, Disturbi dello Spettro Autistico, Anoressia nervosa, Disturbo bipolare, Disturbo ossessivo compulsivo, Depressione].

Kennedy e De Niro denunciano che i giornalisti – persino quelli che si occupano di salute e scienza – non leggono gli studi scientifici! E sulle questioni relative ai vaccini, molti giornalisti hanno permesso che governo e industria farmaceutica li istruissero.

Anziché porre domande, scavare e investigare, i giornalisti, troppo spesso, hanno scelto la via più facile, quella di ripetere a pappagallo le garanzie di sicurezza dell’industria farmaceutica, degli uffici stampa istituzionali, e dell’ufficio per la sicurezza delle vaccinazioni dei CDC, mentre avrebbero validissime ragioni per dubitarne.

La nostra speranza è che questa sfida possa garantire un nuovo grande dibattito, al di là dei soliti insulti, al fine di richiedere un vero e proprio esame di coscienza della Scienza.

Il pubblico ha il diritto di avere un dibattito onesto, e che ci sia un sondaggio vigoroso in merito a questo problema critico riguardante la salute pubblica: un dibattito basato sui fatti, non radicato nella paura, né sulla fede cieca degli enti regolatori e dell’industria farmaceutica.

Struttura e proprietà del Thimerosal

Il Thimerosal è un composto organico del mercurio con un peso molecolare [PM] di 405, del quale il 50% è determinato dal mercurio [PM 200,6] (Fig.1). Il composto è detto anche sodio etil-mercurio-tiosalicilato, mercurio tiolato di sodio, mertiolato.

Il Thimerosal è un conservante la cui attività antimicrobica [antibatterica e antifungina] è legata all’etilmercurio, che insieme all’acido salicilico, si forma sia per idrolisi spontanea che enzimatica del Thimerosal. L’etilmercurio, come anche altri alchil mercuriali ha un’elevata affinità per i gruppi sulfidrili degli aminoacidi e di conseguenza si lega a proteine e polipeptidi di cui è ricchissimo il tessuto nervoso specie in fase di crescita. Qui arrivato l’etilmercurio tende a restare, depositandosi e danneggiando profondamente sia neuroni che cellule gliali, e pertanto è in grado di causare encefalopatia con l’espressione clinica dell’autismo.

Il residuo tiosalicilico conferisce al Thimerosal una certa lipofilicità per cui il composto penetra senza ombra di dubbio all’interno delle cellule. Nell’organismo umano il Thimerosal viene convertito principalmente in etilmercurio, per cui è la tossicità di quest’ultimo composto che va presa in considerazione.

La quantità di Thimerosal normalmente presente nei vaccini non supera quasi mai i 50 μg/dose. Quindi per i vaccini che contengono questa quantità di Thimerosal, il contenuto di etilmercurio può essere pari a 32.5 μg/dose [o 25 mg/dose di mercurio], nell’ipotesi che avvenga un’idrolisi completa del Thimerosal.

Thimerosal e vaccini

Il mertiolato o altri conservanti sono presenti nei vaccini inattivati in quanto aggiunti come conservanti durante la fase di formulazione del bulk finale del vaccino o come residui della fase di produzione [per esempio viene aggiunto come agente inattivante o per evitare la crescita di contaminati batterici accidentali], e in quest’ultimo caso viene omesso l’avviso sul foglietto illustrativo da parte del produttore. I conservanti non sono presenti nei vaccini a componenti vitali.

L’uso dei conservanti durante la produzione o nel vaccino è autorizzata dagli Official Medicine Control Laboratories [OMCL] e dalla Farmacopea Europea perché il prodotto deve essere sterile. Tale proprietà viene ottenuta producendo il vaccino secondo delle ipotetiche buone norme di fabbricazione e garantita dall’uso di conservanti. Infatti non sempre, durante la fase di produzione, la sterilità può essere conseguita con metodi fisici, quali filtrazione o trattamento al calore, per cui vengono utilizzati i conservanti. Questo è particolarmente importante nelle confezioni multidose di vaccino, il cui consumo, a seconda del numero dei vaccinati, può protrarsi per una intera seduta vaccinale [alcune ore], periodo nel quale la confezione, molto spesso, viene tenuta a temperatura ambiente e non in frigorifero.

Dato il rischio di sensibilizzazione al Thimerosal e il rischio di tossicità per il Sistema Nervoso Centrale nel caso di somministrazioni multiple e ravvicinate di diverse dosi di vaccini [effetto cumulativo], l’indicazione di OMS, EMA, Farmacopea Europea, FDA e delle autorità di controllo nazionali è stata quella di invitare i produttori a sostituire il Thimerosal, o eliminare completamente il conservante dai vaccini confezionati in dose singola. Tale sostituzione non è però agevole dal momento che quasi tutti gli altri prodotti sono meno attivi del Thimerosal e i vaccini in dose multipla devono comunque contenere un conservante, per garantire che il prodotto resti sterile durante tutto il periodo d’uso.

Considerazioni sulla valutazione del rischio di effetti neurotossici del Thimerosal

Il Thimerosal si idrolizza spontaneamente per via enzimatica a etilmercurio, che ha un comportamento tossicologico simile a quello del metilmercurio, per il quale sono noti da tempo e sono a disposizione numerosi dati sugli effetti neurotossici, correlati a livelli di assunzione individuati, ottenuti da studi di assunzioni con la dieta o da casi di avvelenamento. Non essendo noti studi di neurotossicità da Thimerosal, la valutazione del rischio viene necessariamente effettuata basandosi su dati dell’etilmercurio [scarsi] e del metilmercurio [numerosi], considerando la più realistica estrapolazione possibile.

Dall’esame dei documenti esaminabili in letteratura, quindi, le conoscenze che permettono di attribuire al Thimerosal un potenziale effetto neurotossico, sono principalmente quelle sul metilmercurio.

Dal 1990 l’OMS ha individuato nei bambini fino a due anni e nelle donne in gravidanza i gruppi a maggiore rischio, per le note caratteristiche metaboliche e di accumulo del metilmercurio e la maggiore sensibilità del tessuto nervoso del feto e del neonato rispetto quello dell’adulto.

Esposizione

Esposizione attraverso la dieta – Il consumo di pesce è la principale via di esposizione al metilmercurio. Diversamente dai bifenoli policlorurati, che sono anch’essi depositati nei grassi, la cottura del pesce non riduce il contenuto di metilmercurio. Negli alimenti possono essere presenti anche i composti inorganici del mercurio. L’origine delle sostanze mercuriali inorganiche non è conosciuta, ma le quantità ingerite sono molto inferiori ai livelli considerati tossici. Il mercurio presente nell’atmosfera e nell’acqua potabile è in genere a livelli così bassi da non costituire fonte di esposizione importante per la popolazione.

Esposizione occupazionale – L’inalazione dei vapori di mercurio può avvenire negli ambienti di lavoro, come ad esempio nell’industria dei cloralcali dove il mercurio è usato come catodo nella elettrolisi della soluzione salina, ma anche durante la manifattura di strumenti scientifici, di strumenti di controllo elettrico, e nella pratica dentistica, dove l’amalgama di mercurio viene utilizzata per l’otturazione dei denti. Nel processo di estrazione dell’oro, soprattutto nei Pesi in via di sviluppo, vengono utilizzate grandi quantità di mercurio metallico che servono per formare un’amalgama con l’oro; l’amalgama viene poi scaldata per eliminare il mercurio e questo processo determina un sostanziale rilascio atmosferico del mercurio.

Esposizione attraverso medicinali – Il mercurio è stato un costituente di farmaci da secoli, dove veniva utilizzato come sostanza attiva in diureteci, antisettici, lassativi e medicinali per trattamenti cutanei. Tutti questi farmaci sono stati sostituiti con medicinali più sicuri, tranne le vaccinazioni e le amalgame dentali.
Il Thimerosal, usato fin dal 1930 come conservante in molti vaccini, contiene il radicale etilmercurio attaccato allo zolfo del tiosalicilato, ovvero 49,6% di mercurio in peso come etilmercurio.
L’uso dell’amalgama di mercurio nelle protesi dentali rilascia vapori di mercurio nella cavità orale e può determinare un aumento del carico corporeo di mercurio.

Esposizioni accidentali – Gli avvelenamenti mortali da mercurio derivano principalmente da esposizioni accidentali. Perdite di mercurio elementare possono avvenire in molti modi, come ad esempio da contenitori di mercurio elementare rotti, da apparecchi medicali, da barometri, e per fusione di amalgama dentale eseguita per recuperare l’argento. L’inalazione di grandi quantità di vapori di mercurio può essere fatale. Anche l’ingestione di grandi quantità di cloruro di mercurio inorganico è risultata letale in casi di suicidio. Un episodio ben conosciuto di avvelenamento da organomercuriali è quello causato dal consumo di pesce contaminato con metilmercurio derivante dagli scarichi industriali di Minamata, in Giappone. Il consumo di frumento e riso trattati con metilmercurio o etilmercurio utilizzati come fungicidi nella colture in Iraq e Cina ha determinato anch’esso un significativo numero di avvelenamenti. Il contatto anche con una piccola quantità di dimetil-mercurio [CH3CH3Hg], che può penetrare anche attraverso i guanti di laboratorio ed essere rapidamente assoribito per via transdermica, può causare danno cerebrale e morte.

Tossicocinetica

Come riportato in precedenza, non essendo noti studi di neurotossicità da Thimerosal, la valutazione del rischio viene necessariamente effettuata basandosi su dati dell’etilmercurio [scarsi] e del metilmercurio [numerosi], considerando la più realistica estrapolazione possibile.

Metilmercurio – Il metilmercurio è assorbito dal tratto gastrointestinale. Circa il 85% del metilmercurio ingerito con l’assuzione di pesce viene assorbito e distribuito in tutti i tessuti in circa 30 ore. Circa il 10% del metilmercurio assorbito è distribuito al cervello e solo il 5% rimane nel sangue. La concentrazione negli eritrociti è venti volte quella del plasma. Il metilmercurio è legato a molecole contenenti gruppi tiolici, come le cisteine [CH3Hg-S-Cys], e mima la metionina sul trasportatore neutro degli aminoacidi nell’attraversamento della barriera ematoencefalica e della placenta. Il metilmercurio si accumula avidamente nei capelli e sebbene le concentrazioni siano proporzionali a quelle del sangue sono comunque circa 250 volte più alte. Il mercurio nei capelli, perciò, è spesso usato come indicatore di esposizione. Il metilmercurio subisce un marcato riciclo enteroepatico che può essere interrotto con l’aumento dell’escrezione fecale. Il metilmercurio è lentamente metabolizzato a mercurio inorganico da parte della microflora intestinale [circa l’1% del carico corporeo per giorno]. Al contrario del mercurio inorganico, il 90% del metilmercurio è eliminato con le feci e meno del 10% è presente nelle urine; l’emivita è di 45-70 giorni. La biodisponibilità dell’etilmercurio è simile a quella del metilmercurio. La principale differenza è nella conversione a mercurio inorganico nell’organismo più veloce dall’etilmercurio, può determinare più facilmente danno renale. Invece, le concentrazioni cerebrali sono sotanzialmente inalterate per l’etilmercurio rispetto al metilmercurio anche se l’emivita dell’etilmercurio è il 15-20% di quella del metilmercurio.

Tossicità

Arrivati fin qui sappiamo con certezza che non essendo noti studi di neurotossicità da Thimerosal, la valutazione del rischio viene necessariamente effettuata basandosi su dati dell’etilmercurio [scarsi] e del metilmercurio [numerosi], considerando la più realistica estrapolazione possibile, e la biodisponibilità dell’etilmercurio è simile a quella del metilmercurio. Pertanto …..

Metilmercurio – Nell’uomo, il principale problema derivante dall’esposizione a metilmercurio è la neurotossicità. Le manifestazioni cliniche di neurotossicità includono parestesie [intorpidimento e sensazione di formicolio alla bocca e alle labbra], atassia [che si manifesta con andatura goffa e malsicura], difficoltà a deglutire e difficoltà nel linguaggio. Altri segni includono nevrastenia [una sensazione di debolezza generalizzata], perdita di vista e udito, spasmi, e tremore. Questi possono infine progredire fino al coma e alla morte.
Osservazioni neuropatologiche hanno rilevato il coinvolgimento in modo specifico sia della corteccia cerebrale sia di quella cerebellare con necrosi focale dei neuroni, lisi, fagocitosi e astrogliosi. Queste alterazioni sono particolarmente evidenti nelle fessure più profonde [sulci], come ad esempio nella corteccia visiva e nell’insula. L’effetto acuto generale è un edema cerebrale con prolungata distruzione della materia grigia e successiva gliosi determinata dall’atrofia cerebrale.

Meccanismi di tossicità – Come anticipato in apertura, ripetiamo che il legame ad alta affinità del mercurio divalente [sia esso metilmercurio che etilmercurio] ai gruppi sulfidrilici [-SH] delle proteine è un importante meccanismo non specifico di danno cellulare o morte della cellula. Sono stati proposti anche altri meccanismi generali, come interruzione della formazione di microtubili, inibizione di enzimi, stress ossidativo, interruzione della sintesi di DNA e proteine, risposte autoimmuni. Il mercurio divalente causa un aumento dell’espressione di metallotioneina [marker di stress ossidativo] e di geni in qualche modo in relazione con il glutatione e questo rappresenta probabilmente un meccanismo adattivo.

Sottopopolazioni sensibili – E’ fuori discussione che le prime fasi della vita sono particolarmente vulnerabili all’intossicazione da mercurio. A Minamata, in Giappone, donne gravide che consumavano pesce contaminato con metilmercurio manifestarono sintomi di tossicità e dettero alla luce bambini con severe anomalie di sviluppo, contribuendo ad aumentare le evidenze nella preoccupazione iniziale che si aveva per il mercurio come tossico dello sviluppo. Il metilmercurio attraversa la placenta e arriva al feto, dove raggiunge concentrazioni cerebrali 5-7 volte maggiori rispetto a quelle del sangue materno. L’esposizone prenatale ad alti livelli di metilmercurio può indurre un danno generalizzato al cervello del feto.

Mercurio e malattie autoimmuni

Thimerosal e fenil-mercurio sono composti biologici di mercurio usati come antisettici e conservanti nelle gocce per gli occhi e nei vaccini [Rietschel e Fowler, 2001]. Come il metilmercurio, questi composti di mercurio organico vengono decomposti in mercurio inorganico nel corpo [OMS, 1990 ; Havarinasab e Hultman, 2005].

Il mercurio inorganico, il Thimerosal, e il nichel rappresentano la maggior parte degli allergeni comuni nei bambini, e questo fatto non è ampiamente riconosciuto. Seidenari e collaboratori riportano uno studio di 1094 bambini con malattia cutanea, in cui il 10% ha manifestato reazione al Thimerosal [thiosalicylate etilmercurio] e il 6% al mercurio tramite patch test. Una revisione di 49 studi su PubMed che indagano gli allergeni in almeno 100 bambini dagli anni 1966-2010 ha mostrato che tra i prime cinque allergeni in tutti gli studi, tre erano rappresentanti da metalli: nichel, oro e Thimerosal [Bonitsis et al., 2011].

La  sensibilizzazione al Thimerosal può essere dimostrata in vitro dal test LTT-MELISA [Stejskal e collaboratori, 1994Stejskal e collaboratori,  1999 ; Stejskal, 2014]. E’ stato rilevato che l’allergia ai metalli è comune in pazienti con varie malattie come:

  • Malattie della pelle [psoriasi, eczema]
  • Malattie autoimmuni [Sclerosi multipla, tiroidite, morbo di Sjögren]
  • Malattie gastrointestinali

Molti pazienti con sintomi di profondo affaticamento dall’eziologia incerta [Sindrome da affaticamento cronico, encefalite mialgica o sensibilità chimica multipla] spesso soffrono di ipersensibilità ai metalli indotta dai metalli dentali. L’allergia alla Candida, l’allergia ai farmaci [come la penicillina] e l’allergia alle sostanze chimiche [come la formaldeide] possono essere testate. L’allergia ai metalli è anche implicata nei disturbi autistici e l’allergia al thimerosal [conservante al mercurio tutt’ora presente nei vaccini dell’infanzia] può essere individuata dal test LTT-MELISA. Evitare gli allergeni spesso causa un significativo miglioramento della salute del paziente.

In un ampio studio di oltre 3000 pazienti, sottoposti al test LTT-MELISA in tre diversi laboratori, la prevalenza di risposte linfocitarie specifiche al thimerosal è risultata essere di circa il 7% [Stejskal e collaboratori,  1999]. Il test LTT-MELISA può individuare risposte specifiche al thimerosal nei pazienti che hanno sperimentato effetti collaterali dopo l’esposizione a prodotti contenenti thimerosal [vaccini inclusi].

Secondo un altro studio prodotto da Westphal e collaboratori, la sensibilizzazione al Thimerosal causa la soppressione del gene omozigote della glutatione S-transferasi, indicando il ruolo della genetica nella capacità di disintossicazione dell’organismo.

È importante notare che la memoria linfocitaria indotta da differenti composti di mercurio non crea reattività crociata, come mostrato da alcuni dermatologi italiani [Tosti e collaboratori, 1989 ; Santucci e collaboratori, 1998] e dal test LTT-MELISA [Stejskal e collaboratori, 1994]. Tuttavia, la sensibilizzazione a diversi composti di mercurio, nonché di altri metalli, è molto frequente.

Osservazioni cliniche accumulate nel corso degli anni indicano che l’esposizione al mercurio può indurre la sclerosi multipla e altre malattie autoimmuni. Come già nel 1966, Baasch e collaboratori hanno suggerito che la sclerosi multipla è causata da una reazione neuroallergica al mercurio rilasciato dalle otturazioni in amalgama, confrontandolo con una forma adulta di acrodinia [nota anche come “malattia da calomelano” e “malattia rosa“].

L’acrodinia si è verificata in alcuni bambini che sono stati trattati con una polvere dentinale contenente mercurio [Warkany e Hubbard, 1953]. Alla stessa conclusione – che l’esposizione dentale e ambientale al mercurio potrebbe essere uno dei fattori che determinano la sclerosi multipla – sono giunti anche Ingalls e collaboratori [Ingalls e collaboratori, 1983Ingalls e collaboratori, 1986]

Una recente ricerca sostiene questi primi clinica osservazioni. Prochazkova e collaboratori [2004], della Charles University di Praga, hanno studiato l’impatto della sostituzione di amalgama sulla salute in pazienti con varie malattie autoimmuni che hanno mostrato aumento delle risposte specifiche di mercurio in vitro. Dopo la sostituzione delle amalgame contenenti mercurio con materiali privi di metallo, il 71% dei pazienti ha mostrato miglioramento della salute di 6 mesi più tardi. Mentre nel gruppo di pazienti che non ha subito alcun trattamento dentale non si è verificato alcun miglioramento della salute.

Altri studi sono apparentemente in contraddizione con l’ipotesi che il mercurio potrebbe essere una delle cause di malattie neurodegenerative. Saxe e collaboratori [1999] hanno misurato la concentrazione di mercurio nel cervello dei pazienti con Alzheimer confrontato a un gruppo di studio. Non vi erano differenze statisticamente significative in livelli di mercurio cerebrale tra i due gruppi, e gli autori hanno concluso che il mercurio non sembra essere un fattore neurotossico nella patogenesi della malattia di Alzheimer. Così come risultati simili furono pubblicati da Clausen e collaboratori [1993], che avevano studiato i livelli di mercurio nel cervello dei pazienti con più sclerosi. Le conclusioni tratte da questi studi possono dare origine a diversi interrogativi. Infatti è ben noto che in pazienti sensibilizzati al mercurio, anche le concentrazioni di mercurio risultanti in un range di ipotetica normalità potrebbe provocare reazioni neuroallergiche nel cervello.

Il protocollo di identificazione di ipersensibilità a questo metallo e la rimozione di metalli sensibilizzanti è stato usato con successo nei pazienti con fibromialgia [Stejskal e collaboratori, 2013] e nelle malattie della tiroide autoimmune [Sterzl e collaboratori, 1999Sterzl e collaboratori, 2006 ; Hybenova e collaboratori, 2010]. In quest’ultimo gruppo, la rimozione di amalgama contenente mercurio non solo ha abbassato le risposte mercurio-specifiche in vitro, ma ha anche portato ad una significativa diminuzione di perossidasi antitiroidei e anticorpi antitireoglobuline rispetto ai livelli presenti prima del trattamento.

Un’altra malattia di origine autoimmune è lichen planus orale. In uno studio, il 72% dei pazienti con lichen planus orale hanno mostrato una risposta positiva al mercurio in vitro [Stejskal e collaboratori, 1996]. Inoltre ai sintomi orali, i pazienti lamentavano artralgia, mialgia, eczema, e malattie croniche per la salute. Dopo la rimozione delle amalgame, sia  i sintomi locali che quelli sistemici sono significativamente diminuiti. Ed infine, uno studio pubblicato recentemente ha evidenziato il successo del trattamento della granulomatosi oro-facciale grazie alla rimozione delle amalgame in pazienti con ipersensibilità al mercurio [Tomka e collaboratori, 2011].

Associazione tra Thimerosal e Disturbi dello Spettro Autistico

mercurio-markerCome abbiamo visto, il mercurio, in particolare, soprattutto in forma organica e metilata, ha una comprovata affinità per i gruppi sulfidrili [-SH] delle proteine, comprese quelle del Sistema Nervoso Centrale.

Studi non afferenti alla questione dell’etiopatogenesi dell’autismo dimostrano, a partire da modelli animali, la capacità del nominato metallo di indurre infiammazione della glia e apoptosi delle cellule nervose tramite alterazioni della struttura quaternaria delle proteine dei microtubuli, resa stericamente [ossia, di forma] differente e, perciò, in grado di sensibilizzare [cioè non ulteriormente riconosciuta come “self”, anglicismo obbligato che significa “appartenente al sé”] il sistema immunitario.

Il processo, alimentato da successive introduzioni dell’elemento o, nel caso del metilmercurio – lipofilo – da quello accumulato nei grassi [compresi quelli, acidi, delle membrane cellulari] sostiene un processo infiammatorio cronico idoneo, almeno in astratto, ad indurre aumento della permeabilità della barriera ematoencefalica e persistente neuro-infiammazione.

Pertanto, almeno in astratto, il mercurio organico è dunque in grado di promuovere ed alimentare il processo neuro-infiammatorio a cui si riferisce la genesi del Disturbo dello Spettro Autistico.

Secondo Falluel-Morel e collaboratori è ben noto che il mercurio, così come altri metalli pesanti, gioca un ruolo rilevante sulle capacità di apprendimento dei bambini, e in termini di difficoltà di lettura e di scrittura. L’esposizione al mercurio durante la fase dello sviluppo induce la morte cerebrale delle cellule dell’ippocampo, la riduzione della neurogenesi, e gravi deficit di apprendimento durante la pubertà. La tossicità acuta è stata associata alla morte cellulare programmata caspasi dipendente. L’esposizione al metilmercurio ha portato alla riduzione dell’Ippocampo [21%] e alla riduzione del numero delle cellule dopo 2 settimane, soprattuto nello strato di cellule granulari [16%] e nell’ilo della fascia dentata [50%], suggerendo che i neuroni possono essere particolarmente vulnerabili. Coerente con tutto ciò, l’esposizione perinatale ha comportato un profondo deficit  giovanile dell’apprendimento ippocampo-dipendente durante l’allenamento su un compito di navigazione spaziale. Nel complesso, l’esposizione al metilmercurio durante il periodo perinatale induce morte cellulare [apoptosi], che si traduce in un successivo deficit strutturale dell’Ippocampo.

Come abbiamo già evidenziato più volte, almeno i tutti i vaccini esavalenti somministrati in Italia prima del 2007 non potevano non contenere Thimerosal, come documenta la disposizione EMEA/CHMP/VWP/19541/2007 dove si cita chiaramente che “il Thiomersale è un antimicrobico composto da mercurio organico che continua ad essere utilizzato sia nelle prime fasi di produzione, o come conservante nei vaccini”.

Sebbene i livelli di mercurio rilevati sono sostanzialmente più bassi di qualsiasi limite di sicurezza di esposizione stabilito, i risultati prodotti nel 2011 da Austin DW e collaboratori stigmatizzano le inesattezze presenti nei messaggi di salute pubblica, nelle comunicazioni professionali, e nella documentazione ufficiale in ordine al contenuto di una sostanza senz’altro tossica – e, perciò proibita, – in uno degli 8 diversi preparati impiegati dal programma vaccinale australiano, ma nell’unico esavalente utilizzato nel nostro paese nell’ultimo decennio.

A suffragare quest’evidenza intercorrono anche alcuni contatti telefonici e una corrispondenza scritta, tramite e-mail, fra i rappresentanti del Medical Information Manager della GlaxoSmithKline Italia e i curatori del nostro sito web, dai quale si apprende che l’azienda produttrice del vaccino esavalente Infanrix Hexa, “… non è in grado di dichiarare la mancanza di Thimerosal dal composto vaccinale finito… ”.

Alla luce di quanto evidenziato si può sostenere con ragionevole certezza che i vaccini esavalenti somministrati in Italia contengono ancora mercurio.
Basandoci sulla quantità di 10 ppb [parti di miliardo] ovvero 0,01 ppm [parti per milione] ovvero 0,010 mg/Litro rinvenuta nel vaccino esavalente Infanrix Hexa, possiamo affermare che alcune delle più nette evidenze epidemiologiche e tossicologiche presenti in letteratura scientifica, evidenziano che il mercurio, anche a dosi bassissime, provoca danni alle cellule dendritiche immature, alle membrane e al DNA dei neuroni,:

1.      0,5 ppb di mercurio uccidono le cellule del neuroblastoma umano [Parran e collaboratori, 2005],

2.      20 ppb di mercurio distruggono la struttura delle membrane dei neuriti [Leong e collaboratori, 2001],

3.      2 ppb di mercurio è la quantità massima consentita nell’acqua potabile [disposizione EPA – massimo organo federale degli Stati Uniti] che potrebbe causare danno renale a lungo termine.

Pertanto, tutte queste evidenze sconfessano ampiamente tutti coloro che escludono alla radice la presenza di Thimerosal nei vaccini e ne certificano in modo superficiale la loro sicurezza.

La letteratura scientifica e l’esperienza clinica dimostrano che i metalli pesanti svolgono un ruolo chiave nello sviluppo di malattie autoimmuni e neurodegenerative. Come ha evidenziato Robert F. Kennedy Jr., almeno 240 studi pubblicati su Pubmed comprovano una correlazione causale fra mercurio e Disturbi dello Spettro Autistico [e la cascata di Disturbi del neurosviluppo e immunitari fra i bambini]. I metalli pesanti inducono autoimmunità, aggravano lo stato di malattia, e la rimozione o l’identificazione della sensibilizzazione ai metalli pesanti può migliorare notevolmente la salute del paziente.

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Se si inietta Thimerosal negli animali, il loro cervello si ammala. Se si applica Thimerosal su tessuti viventi, le cellule muoiono.  Se inserisci Thimerosal in un contenitore di Petri, la coltura muore.

Se si conoscono questi fatti, è sconvolgente che qualcuno voglia pensare di iniettare Thimerosal in un neonato senza causare danni [anche solo come residuo di lavorazione].

 

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