Piano Nazionale Vaccinazioni 2017-2019: non è Legge di Stato!

Sgombriamo subito il campo da un paio di elementi di confusione che sono diffusi sapientemente dai media:

  1. il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019 [PNPV], pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 18 febbraio 2017, rappresenta solamente un’offerta vaccinale destinata ai cittadini ma non è una Legge di Stato che prevede obbligo vaccinale per tutti i vaccini inseriti;
  2. il PNPV 2017-2019 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 18 febbraio 2017 è la versione discussa che non è stata approvata all’unanimità nella Conferenza Stato-Regioni del 19 gennaio 2017.

In poche parole, il PNPV 2107-2019 è stato pubblicato forzatamente sulla Gazzetta Ufficiale benché non sia stato raggiunto alcun accordo fra Stato e Regioni: basti pensare che a fronte di Leggi Regionali cervellotiche ed anticostituzionali emanate in Emilia-Romagna e Toscana [che introducono l’obbligo vaccinale per l’iscrizione dei bambini agli asili nido], oppure di Leggi Regionali come quella emanata in Calabria [dove si ribadisce l’obbligatorietà dei soli quattro vaccini già obbligatori per Legge], vi sono altre Regioni come la Liguria, il Veneto e l’Umbria dove non si ravvisa alcuna necessità di introdurre obblighi [dal vago sapore vessatorio a carico delle famiglie] e Regioni come la Lombardia dove si evidenzia addirittura uno scontro politico tra i vertici della Regione [Lega Nord – contrari all’introduzione dell’obbligo] e i vertici del Comune [PD – a favore dell’obbligo vaccinale perché amici degli amici del noto Professore del San Raffaele di Milano].

Il PNPV 2017-2019 rappresenta a tutti gli effetti un’operazione di marketing vaccinale dove sono definiti principi, strategie, e soprattutto “obbiettivi” il cui raggiungimento farà guadagnare ricchi premi a taluni Dirigenti ammanicati a Farmindustria.

Anche per questo motivo il Codacons ha intenzione di impugnare il PNPV 2017-2019 al Tar del Lazio per richiedere la sospensione con urgenza del provvedimento. Un piano vaccinale redatto da soggetti, pubblici e privati, che lavorano costantemente con le case farmaceutiche [11 su 20 firmatari è colluso alle industrie!!!] non può infatti fornire alcuna fiducia ai cittadini – spiega l’associazione dei consumatori.

Quello che segue è il prospetto dell’offerta vaccinale inserita nel PNPV 2017-2019 a fronte delle sole vaccinazioni obbligatorie per Legge.

pnv-2017-2019

Ora entriamo nell’analisi specifica delle incongruenze che emergono da questo piano marketing.

I vaccini obbligatori per Legge sono 4 [quattro!!!]

Salvo qualche rivoluzione sanitaria impostata da qualche improvvisato dittatore, di cui al momento non abbiamo nota l’identikit, anche se a taluni non piace ricordarlo, le vaccinazioni obbligatorie di Legge per tutti i nuovi nati in Italia sono:

  1. vaccinazione contro la difterite – resa obbligatoria con la Legge 6/6/1939 n. 891, cui hanno fatto seguito le Norme per l’attuazione. Questa vaccinazione è compresa nel PNPV 2017-2019.
  2. vaccinazione contro il tetano – resa obbligatoria con la Legge 5/3/1963 n. 292, seguita dal Regolamento di esecuzione del 7/9/1965. La Legge è stata successivamente modificata più volte: 20/3/1968 n. 419; DM 22/3/1975 e DM 16/9/1975. Le ultime modifiche sono state apportate col DM 7/4/1999, con la Circolare Ministeriale 7/4/1999 n. 5 e con il DPR 7 novembre 2001 n. 464. Questa vaccinazione è compresa nel PNPV 2017-2019.
  3. vaccinazione contro la poliomielite – resa obbligatoria con la Legge 4/2/1966 n. 51; successivamente fu emanato il DM 25/5/1967, relative alla quantità e al tipo di vaccino da impiegare in quel momento [vaccino OPV Sabin]. Per i soggetti che presentarono controindicazioni venne poi indicata la somministrazione del vaccino IPV Salk, secondo il DM 25/11/1982 e il DM 19/4/1984. Con il DM del 18 giugno 2002 si passò alla schedula con 4 dosi di vaccino IPV. Questa vaccinazione è compresa nel PNPV 2017-2019.
  4. vaccinazione contro l’epatite virale B – resa obbligatoria [per corruzione!!!] con la Legge 27/5/1991 n.165, seguita dal Protocollo emanato col DM 3/10/1991. Questa vaccinazione è compresa nel PNPV 2017-2019.

Allo stato attuale non c’è alcuna possibilità per i genitori di sottrarsi al vaccino esavalente se vogliono osservare l’obbligo di vaccinazione per tutte quelle obbligatorie.

Orbene, sono numerosissime le segnalazioni da parte dei genitori di bambini in età pediatrica che lamentano di essere costretti a praticare ai propri figli  un vaccino esavalente pur avendo deciso di sottoporre i piccoli alle sole quattro vaccinazioni obbligatorie per Legge, poiché non sono disponibili presso le ASL di riferimento i singoli quattro vaccini dei previsti obbligatori: antidifterico, antitetanico, antipoliomelitico, anti epatite b.

Presso le ASL e i centri di vaccinazione pediatrica sono somministrati routinariamente due vaccini esavalenti:

  1. il più utilizzato è nominato Infanrix Hexa, prodotto e commercializzato dalla GlaxoSmithKline [contiene le quattro vaccinazioni obbligatorie per legge – D.M. 7 aprile 1999 “Nuovo calendario delle vaccinazioni obbligatorie” – ovvero antidifterico, antitetanico, antipoliomelitico, anti epatite b, e due facoltative, ossia antipertossico e anti haemophilus influenzae tipo b];
  2. il nuovo vaccino esavalente nominato Hexyon, prodotto e commercializzato dalla Sanofi [contiene le quattro vaccinazioni obbligatorie per legge – D.M. 7 aprile 1999 “Nuovo calendario delle vaccinazioni obbligatorie” – ovvero antidifterico, antitetanico, antipoliomelitico, anti epatite b, e due facoltative, ossia antipertossico e anti haemophilus influenzae tipo b], è tra l’altro un farmaco sottoposto a monitoraggio addizionale.

Tutto ciò è conseguenza della impossibilità di vedersi somministrare unicamente e singolarmente i quattro vaccini obbligatori per Legge, in considerazione del fatto che attualmente manca in commercio uno dei quattro vaccini obbligatori, ossia il vaccino singolo antidifterico.

In Italia, in sostanza, il vaccino pediatrico antidifterico non esiste in formulazione monovalente, esiste solo combinato con altri vaccini nella formulazione:

  • trivalente [difterite, tetano e antipertosse acellulare  – DTPa],
  • tetravalente [difterite, tetano, antipertosse acellulare, antipolio inattivato – DTPa  IPV],
  • esavalente [difterite, tetano, pertosse acellulare, antipolio inattivato, haemophilus influenzae tipo b, epatite B – DTPa  IPV  EpB  HIB].

Come si può notare, sia la formulazione trivalente che tetravalente comunque non copre le 4 vaccinazioni obbligatori per Legge.

L’indisponibilità del vaccino singolo antidifterico è certificata dall’attività investigativa dei NAS

Come certifica un corposo comunicato stampa del Codacons Nazionale inviato a tutte le sedi Regionali dell’associazione a tutela dei consumantori, l’indispoinibilità del vaccino monovalente anti-difterite è ampiamente dimostrata da una lunga e complessa attività investigativa dei NAS. In particolare:

Verbale di accertamento ed acquisizione Documentale – ex art 357 cpp, eseguito presso il Dipartimento di prevenzione dell’ASL TO1 e direttore della S.C. Igiene e Sanità pubblica del 14.10.2014, da cui si legge:

al punto 5  “Questo servizio non è in grado di somministrare  le quattro vaccinazioni obbligatorie in unica somministrazione”;

al punto 6 “Nel caso di richiesta specifica avanzata dal genitore della somministrazione dei 4 vaccini ancora obbligatori, questo servizio non è in grado di somministrare il vaccino contro la difterite perché non esiste in commercio”;

Richiesta di archiviazione della Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Bologna del 10/09/2016  da cui si legge:

Gli accertamenti esperiti dai NAS di Bologna hanno appurato che in Italia non è disponibile il singolo vaccino contro la difterite che invece è contenuto all’interno dell’esavalente”.

Ed ancora. E’ confermata dallo stesso Ministero della Salute, nella nota prot. n. 0002807-31/01/2014-DGPRE-COD UO-P, avente ad oggetto: “carenza vaccino antidifterico pediatrico”, nella quale si legge:

La non disponibilità dell’offerta della vaccinazione antidifterica, prevista per legge, senza l’associazione con altri vaccini, rappresenta un ostacolo per il completamento delle vaccinazioni dell’infanzia per i bambini, i cui genitori accettano esclusivamente la somministrazione di vaccini per i quali è previsto un obbligo normativo”.

E risulta anche dalle recenti dichiarazioni del Ministero della Salute ai NAS Torino, nota prot. 0031759-14/11/2016-DGPRE- DGPRE-P, avente d oggetto: “Indagine di P.G. delegate”,  in cui, al punto 5 “Quali possibilità per il genitore che sceglie di non somministrare l’esavalente” si legge:

Attualmente, a causa di una persistente situazione di carenza del vaccino monovalente antidifterico pediatrico – il cui produttore in Europa è lo Staten Serum Institute, in Danimarca – che si è venuta a creare nell’autunno 2013, per il genitore che decide di sottoporre il proprio bambino alle sole vaccinazioni obbligatorie, è possibile la somministrazione dei vaccini contro polio, tetano e epatite B, ma non di quello contro la difterite”.

Pertanto, la situazione ad oggi è questa: impossibilità per i genitori di osservare l’obbligo vaccinale, almeno dal 2013 !!!

Ed invece è fatto incontestabile che risulta essere immediata la disponibilità presso le ASL e i centri di vaccinazione pediatrica del vaccino esavalente, “obbligando” nella sostanza i genitori a sottoporre il bambino, oltre ai vaccini obbligatori [difterite, tetano, polio, epatite b] anche a due facoltativi [pertosse e haemophilus influenzae tipo b].

Somministrazione contemporanea del vaccino esavalente al vaccino anti-pneumococcico 13-valente

In Italia, in contemporanea al vaccino esavalente, si tende a somministrare nella stessa seduta il vaccino anti-pneumococcico Prevenar 13-valente, prodotto dalla ditta Pfizer, benchè si tratti di un vaccino facoltativo, non obbligatorio per Legge.

Come già esposto a dicembre del 2012, nei documenti confidenziali della ex Wyeth [ora Pfizer], la ditta produttrice, e dell’EMA, il massimo organo di vigilanza europeo per i farmaci, le autorità sanitarie sono a conoscenza di un numero notevolmente maggiore di effetti collaterali neurologici nei bambini vaccinati contemporaneamente con Prevenar 13-valente e Infanrix Hexa.

Vaccinazione anti-meningococco B

Nel primo anno di vita è stato introdotto il vaccino gratuito contro il meningococco B.

Per l’antimeningococco B [attualmente a pagamento in quasi tutte le regioni] la prima dose si effettua a partire dai tre mesi di vita, con richiami a seguire.

Tuttavia, è bene ricordare che questo vaccino è stato approvato per l’Europa senza possedere le garanzie tecniche di “efficacy” ed “effectiveness“, supportata dal fatto che il foglietto illustrativo riporta immediatamente in apertura il triangolino nero riservato a farmaci osservati speciali e ci avvisa, indirettamente, che è in atto una “sperimentazione in vivo” sulla massa, alla ricerca della rapida identificazione di nuove informazioni sulla sicurezza.

Bexsero_bugiardino

Quale è il concetto di sicurezza?

A fronte di un vaccino esavalente sottoposto a monitoraggio addizionale [Hexyon] e un vaccino antimeningococco B sottoposto anch’esso a monitoraggio addizionale [Bexsero] sorge spontanea una domanda in merito al criterio di sicurezza farmacologica.

Come è possibile pensare di somministrare, a un neonato di pochi mesi, in così breve tempo, due vaccini che non hanno requisiti di efficacia, efficienza e sicurezza?

hexyon-bexsero-av

Purtroppo, dobbiamo constatare che nel PNPV 2017-2019 è riportata una risposta lievemente inquietante, che abbiamo voluto evidenziare:

sicurezza-vaccini

In sostanza, “loro” ci confermano orgogliosi che i vaccini sono sperimentati e testati durante e dopo l’introduzione nella pratica clinica. Ovvero, questo concetto significa in modo inequivocabile che i neonati sono di fatto “cavie da laboratorio“.

Vaccinazione anti-rotavirus

Per i rotavirus, consigliano la somministrazione a partire dalla sesta settimana di vita, insieme con tutti gli altri vaccini previsti per i primi mesi di vita.

Lo scopo di un vaccino contro i rotavirus è quello di impedire le malattie da moderate a gravi e non quello, irraggiungibile, d’impedire le forme lievi di diarrea da rotavirus. Quindi fra gli scopi di un vaccino contro i rotavirus c’è soprattutto quello di ridurre il numero dei bambini che necessitano di un ricovero in ospedale per una grave disidratazione o in pronto soccorso per una diarrea profusa.

In altre parole non si tratta di prevenire la gastroenterite da rotavirus mediante le stesse modalità, proposte per altre malattie: nel caso del rotavirus il bambino è destinato naturalmente a essere infettato più volte nei primi anni di vita. Lo scopo è quello di fare in modo che la prima infezione sia quella causata dal vaccino vivo attenuato e non quella dovuta al virus selvaggio.

Siamo quindi di fronte a un vaccino il cui obiettivo è quello del controllo della malattia e in particolare la prevenzione delle forme clinicamente gravi, piuttosto che la prevenzione dell’infezione in se stessa, né tantomeno l’impossibile eradicazione.

E’ questo un aspetto della vaccinazione contro i rotavirus che gli operatori sanitari, addetti alla vaccinazione, non espongono e non rendono noto alla popolazione, contribuendo così a generare una catena di equivoci sugli obiettivi che s’intende perseguire.

Il vaccino contro i rotavirus è rivolto a esercitare la propria funzione soprattutto nei Paesi in via di sviluppo dove la mortalità per rotavirus è ancora molto alta a seguito di una serie di carenze igieniche e strutturali, e non certo in Italia.

Per ulteriori informazioni sulle fallanze di questa vaccinazione vi invitiamo a leggere quanto abbiamo pubblicato nel capitolo dedicato al vaccino contro i Rotavirus.

Vaccinazione anti Varicella

Nel secondo anno di vita il PNPV 2017-2019 introduce il vaccino contro la varicella [oggi gratuito solo in 8 Regioni].

Il vaccino si effettua dai 13-15 mesi di vita, insieme a quello per morbillo, rosolia e parotite, con richiami a seguire.

Vi consigliamo la lettura dei capitoli dedicati ai vaccini per:

dopodiché prendete le vostre decisioni in completa serenità.

Vaccinazione anti Papillomavirus [HPV]

Il vaccino contro il Papillomavirus [Hpv], oggi gratuito per le adolescenti, sarà esteso anche ai ragazzi maschi.

L’intervista di Gioia Locati a Michele Grandolfo, epidemiologo e dirigente di ricerca al Centro nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della salute dell’ISS (Istituto superiore Sanità) sull’utilità della vaccinazione antipapillomavirus è davvero interessante.

Non è la prima volta che questo importante epidemiologo dell’Istituto superiore di sanità [ora in pensione] si esprime contro questa vaccinazione. In tempi non sospetti anticipò 7 punti sui quali riflettere in merito al vaccino contro l’HPV:

  1. L’efficacia nella riduzione del tumore non è dimostrabile perché sarà verificabile solo tra 30 – 40 anni;
  2. Problemi legati alla durata dell’immunità vaccinale;
  3. La vaccinazione protegge da alcuni ceppi di virus che sono la concausa del tumore, quantificabili nel 20% [secondo quanto diffuso dalla stessa ditta produtrice];
  4. Questa carenza di copertura totale determina il rischio di aumentare la virulenza dei ceppi non contenuti nel vaccino;
  5. Non si può assicurare che l’intero ciclo vaccinale raggiunga la popolazione a rischio sul territorio nazionale;
  6. C’è il rischio di una minore adesione allo screening come il “pap test” per il tipo di campagna proposta, intesa come rimedio per tutti i mali inerenti al tumore del collo dell’utero;
  7. L’ingente sforzo economico per l’acquisto dei vaccini e l’impegno aggiuntivo dei servizi, sottrarrà risorse essenziali per l’erogazione di servizi primari dedicati alla promozione della salute, in primis i consultori familiari e “pap test“.

Ed ancora evidenzia Grandolfo:

Le decisioni in sanità pubblica vengono prese sulla base del parere di esperti coinvolti nei contesti istituzionali (CSS, ISS, AIFA). Tali esperti non devono avere connessioni per finanziamenti ricevuti dalle o per attività di consulenza svolta alle aziende produttrici dei prodotti per il cui uso ci si deve esprimere. Non devono essere riconosciuti punti ECM ai corsi, convegni, congressi su temi che considerano i prodotti in questione, sponsorizzati dalle aziende produttrici o con docenti, moderatori e facilitatori implicati in rapporti di consulenza o finanziati dalle aziende in questione“.

Pertanto, la vaccinazione contro il papilloma virus non ha mai avuto senso in passato e non ha senso ancora oggi per svariati motivi legati anche alla mancanza di sicurezza di questi vaccini.

E per finire in bellezza …

Alcune novità si aggiungono all’offerta vaccinale, per la quale il nuovo piano innalza gli obiettivi di copertura, ovvero:

  • agli adolescenti verrà poi offerto il meningo tetravalente, ovvero contro il meningococco dei ceppi A, C, W, Y.
  • viene introdotto gratuitamente il vaccino contro l’Herpes Zoster, causa del più noto Fuoco di Sant’Antonio.
  • sarà poi offerto, in tutte le Regioni [cercando di superare la frammentazione territoriale oggi registrata] il vaccino contro lo Pneumococco agli over 65.
  • il piano sottolinea un “rinnovato impegno” nel promuovere la vaccinazione antinfluenzale per persone con 65 anni o più.

E’ previsto il dissenso informato

Ciò che non viene riportato dalla stampa è che, a fronte di presunti obblighi e minacce, il PNPV 2017-2019 prevede il rifiuto alla vaccinazione. Nella fattispecie, se alla raccomandata con avviso di ricevimento non segue risposta [scelta sconsigliata] o se i genitori si presentano e rifiutano la vaccinazione, il rifiuto sarà registrato nel programma vaccinale tra i dissensi temporanei o definitivi.

Anche queste azioni saranno annotate nella scheda vaccinale informatizzata, compresi i dati relativi alla gestione del rifiuto.
Le persone per quali è stato espresso un dissenso solo per alcune vaccinazioni, saranno invitate per quelle per le quali non è esplicitato il dissenso.
Le persone per le quali è stato espresso un dissenso definitivo saranno riproposte le vaccinazioni nelle occasioni opportune di accesso agli ambulatori ed in ogni caso saranno invitate al raggiungimento della maggiore età.

Obbligo vaccinale per accedere agli asili nido e/o scuole per l’infanzia

In tale contesto – già assai grave – si inseriscono le proposte di Legge da parte di alcune Regioni d’Italia che vorrebbero introdurre l’obbligatorietà vaccinale prescritta dalla normativa vigente per l’accesso agli asili nido e/o scuole dell’infanzia. Dunque, interventi volti a favorire la vaccinazione obbligatoria della popolazione infantile, senza dare la possibilità alle famiglie degli infanti di effettuare le sole vaccinazioni obbligatorie.

I Tribunali italiani si sono già espressi contro l’obbligo della vaccinazione per l’ingresso nelle strutture scolastiche.

Merita di essere citata la sentenza della Corte Costituzionale sul dovere di solidarietà, rammentando che non può essere spinto a sino a postulare il sacrificio della salute di ciascuno per la tutela della salute degli altri:

“Ma se «il rilievo costituzionale della salute come interesse della collettività» − si soggiunse − esige che, «in nome di esso, e quindi della solidarietà verso gli altri, ciascuno possa essere obbligato, restando così legittimamente limitata la sua autodeterminazione, a un dato trattamento sanitario, anche se questo importi un rischio specifico», tuttavia esso «non postula il sacrificio della salute di ciascuno per la tutela della salute degli altri»” [Corte Cost. n. 107/2012].

L‘introduzione dell’obbligo vaccinale da parte del minore per l’accesso alle strutture scolastiche di ogni ordine e grado contrasta inoltre con:

  • Artt. 3 e 32 della Costituzione della Repubblica Italiana;
  • Decreto del Presidente della Repubblica n.355 del 26 gennaio 1999 [valido solo per le scuole dell’obbligo];
  • Circolare del Ministero della Salute n.6 del 20 aprile 2000;
  • Art. 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea;
  • Art. 5 della Convenzione internazionale di Oviedo (ratificata con legge 145/2001);
  • Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo;
  • Convenzione sui diritti dell’infanzia

Considerando, poi, che il “vaccino” è comunque un “farmaco“, l’assunzione dello stesso importa ovviamente dei rischi che aumentano con il conseguente aumentare delle vaccinazioni effettuate: appare evidente che una maggiore assunzione di farmaci implica un maggiore rischio di complicazioni.

Ad ogni modo, deliberare sull’obbligo vaccinale per l’ingresso nelle strutture scolastiche costituisce una violenza privata e un obbligo ineseguibile posto che “non si può costringere nessun genitore a sottoporre il figlio alla vaccinazione non obbligatoria per legge, quindi è indiscutibile il suo diritto ad accettare solo quelle obbligatorie e non le altre …” [TAR FVG n. 20/2017] e potrebbe anche rendere i soggetti deliberanti responsabili di gravi danni all’erario per le numerose azioni di risarcimento e di contrasto all’obbligo con conseguente responsabilità [Art. 28 della Costituzione – “I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.“]

 

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