Vaccini: perché non si fanno controlli sulle sedicenti Società scientifiche ?

Dopo la discussa puntata di Report sul vaccino anti Hpv, il responsabile sanità del PD, Dr. Federico Gelli, sottolinea in una nota che

«in questi giorni incontrerò un board composto dalle associazioni di medicina generale e, soprattutto, da tutte le maggiori società scientifiche che si occupano di questo tema (Siti, Sip, SImg, Fimmg, Fimp, Sismla) per capire quali vaccini inserire con urgenza nella lista degli obbligatori. Incontrerò inoltre il presidente dell’istituto Superiore della sanità Walter Ricciardi per avere ulteriori conferme sulle proposte che andremo a formulare».

Orbene, queste Società dovrebbero promuovore la ricerca e la divulgazione della medicina, organizzare congressi ed eventi, e possono esprimere pareri o emanare linee guida nel proprio ambito di competenze. Però, nel nostro Paese pervaso dalla corruzione, rappresentano una “giungla” di sigle e nomi, di cui non si conosce il numero esatto, spesso sono vere e proprie holding con scopi sindacali e/o di marketing, e ciò che è ancor più grave è che sono tutte senza regole.

Nel 2004 ci aveva provato l’allora Ministro della Salute Girolamo Sirchia, con un decreto che doveva stabilire i requisiti che dovevano possedere le società scientifiche e le associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie. Il numero stimato allora era di 700-800. Il decreto fu poi bocciato dalla Consulta e oggi non esiste un censimento o un registro che certifica le società scientifiche che operano in Italia.

Recentemente sono iniziati degli incontri ministeriali per arrivare a un nuovo decreto che fisserà i requisiti di accreditamento delle società scientifiche e che le “prescelte” [su quali basi? – da 500 a 1000 iscritti?] per l’albo speciale non potranno essere tutte le iscritte alla Federazione Fism [Federazione delle società medico-scientifiche italiane]. L’obiettivo è quello di iniziare a far funzionare il sistema nel 2018 e di essere a regime nel 2019.

Ad oggi, molto spesso, dietro alcune sigle si nascondono pochi iscritti, nessuna attività scientifica, siti web fermi da tempo e conti in banca che si muovono a seguito delle collusioni con le industrie del farmaco.

La maggior parte di queste, per numero di associati, ambiti specifici di attività, finalità istituzionali, rapporti con il mondo del farmaco e dei dispositivi medici, non potrebbero svolgere correttamente o compiutamente le proprie funzioni.

In sostanza,

  • tre società scientifiche italiane su quattro non producono linee guida,
  • una parte di quelle che le fa le tiene sul sito ma riserva l’accesso ai soli iscritti,
  • solo un quinto della produzione attuale italiana è aggiornato in quanto pubblicato dal 2015 in poi [dopo 3 anni un’indicazione è reputata superata]
  • solo il 17% delle società scientifiche produttrici di linee guida dichiara i conflitti d’interesse.

Pertanto, all’indomani dell’approvazione della Legge sulla responsabilità sanitaria – che affida all’aderenza a linee guida e raccomandazioni le chance del medico per evitare la denuncia per colpa grave – il sistema per elaborare linee guida corrette, affidato proprio alle associazioni di medici, sembra tutto di là da venire, a giudicare dalla recente indagine presentata dalla Fondazione Gimbe a Bologna.

L’indagine finanziata con la borsa di studio dedicata a Gioacchino Cartabellotta e condotta sotto l’egida di Istituto Superiore di Sanità e Guideline International Network, ha verificato i siti di 403 società scientifiche – non s’è soffermata sui produttori “istituzionali” come ISS, Agenas, Regioni, che saranno valutati in seguito – e come produttori di “guideline” ne ha potute selezionare solo 81 di cui solo 44 iscritte alla Federazione Fism [Federazione delle società medico-scientifiche italiane].

E’ risultato altresì che

  • 290 non avevano pubblicato niente,
  • 108 avevano prodotto ma solo per i propri iscritti,
  • 6 non avevano il sito web
  • sono stati censiti 359 documenti da valutare, scartando indicazioni non contrassegnate come linee guida o di ambito solo regionale; e per il 46% non era disponibile l’anno di produzione.

Malgrado questa vergogna tutta italiana, il Dr. Gelli fa anche sapere che all’interno della nuova legge dell’obbligo vaccinale [incostituzionale] verranno previste penalizzazioni che potranno arrivare fino alla radiazione, per tutti quei medici che, ancora oggi, continuano a diffondere pericolose notizie fuorvianti in merito ai vaccini arrivando addirittura a sconsigliarne l’utilizzo.

In sostanza, il Dr. Gelli reintroduce la vecchia Polizia sanitaria e pretende di cancellare con un colpo di spugna anni di lavori scientifici che comprovano danni vaccinali. Inoltre, continua a perseguire una linea errata sull’obbligo vaccinale, promuovendo una posizione diseducativa, improduttiva, errata, anti europea e irrispettosa dei più elementari diritti umani dell’indivuduo. Per esempio, la Regione del Veneto che da 10 dieci anni ha sopeso l’obbligo vaccinale in accordo con il Ministero della Salute e con l’ISS, ha delle coperture vaccinali pari alle Regioni migliori.

Mettere il diritto alla salute in contrasto con il diritto alla educazione è un fatto grave ed incivile.

Per questo motivo auspichiamo che finalmente si stabilisca con la “forza della Legge” quali debbano essere i requisiti per poter riconoscere una Società Scientifica in campo sanitario, perché è palese che in Italia, al contrario di altre Nazioni evolute, non esiste alcuna regola se non quella delle “mazzette“. Qui sta lo scandalo, altro che meningite o morbillo!

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