Monza: lasciate in pace la famiglia perché non è responsabile in alcun modo

Un caso non isolato. Visto che nella Clinica Pediatrica dell’ospedale San Gerardo di Monza, dove due giorni fa il piccolo paziente di sei anni, in cura da mesi per una leucemia linfoblastica acuta, è morto per la sua leucemia complicata dal sovrapporsi del morbillo, nelle stesse settimane sono stati registrati almeno altri quattro casi. Tutti tra bambini piccoli, sotto l’anno di vita. E tutti ricoverati nei reparti di Pediatria e Oncologia Pediatrica, dove le norme di sicurezza e igiene devono essere elevate, per assicurare che piccoli pazienti privi delle difese immunitarie, possano ammalarsi. Eppure. Eppure sempre più insistentemente sui social network si fa largo la conferma che il piccolo Giuseppe [nome di fantasia] era stato appoggiato nel reparto di malattie infettive per mancanza di posti letto. Già. La mancanza dei posti letto è una delle tante vergogne dei tagli alla Sanità decretati dal ministro della sanità più incompetente nella storia della Repubblica italiana.

È stato un piccolo focolaio di morbillo, quella registrato tra marzo e aprile nella Clinica Pediatrica brianzola, quando il piccolo Giuseppe si è ammalato. Un focolaio che oltre i bambini, avrebbe riguardato anche alcuni sanitari. E che l’ospedale ha cercato di arginare introducendo regole ferree, consigliando per esempio agli operatori e ai genitori di vaccinarsi, in due ambulatori ad hoc, per non far circolare il virus in corsia, ma dimenticandosi di avvisare che nei 15 giorni successivi alla vaccinazione il ricevente è comunque da considerarsi infetto e non doveva frequentare reparti ospedalieri oppure stare a contatto con persone immunodepresse.

Per meglio comprendere come sia possibile un simile risultato vi riproponiamo un breve filmato, da 1 minuto e mezzo, tratto dal JAMA network,  in cui sono espressi concetti chiari e comprensibili anche dalle orecchie dei più sordi negazionisti.

 

Eppure, ad aprile 2017 filtrava comunque un messaggio rassicurante dalla Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma [Fondazione MBBM], che, all’interno dell’Ospedale San Gerardo, oltre alla Clinica Ostetrica e della Neonatologia, gestisce direttamente proprio la Clinica Pediatrica.

Abbiamo avuto cinque casi di neonati sotto l’anno d’età colpiti dal morbillo, ma ora sono stati tutti dimessi – spiegava il Direttore della Clinica pediatrica, Andrea Biondi – ci sono stati, inoltre, due casi più delicati, che hanno coinvolto bimbi già affetti da patologie onco-ematologiche. Di questi uno è stato dimesso – continua – l’altro, come conseguenza, ha contratto una polmonite da morbillo ed è, quindi, ancora ricoverato e tenuto costantemente sotto osservazione”.

L’ospedale ha anche bloccato i ricoveri in reparto dei bimbi che arrivavano in pronto soccorso e non erano vaccinati, inviandoli in altre strutture pediatriche, quando invece il virus del morbillo poteva essere già stato veicolato da persona vaccinata. Il loro obiettivo era quello di proteggere i “più deboli”, i bimbi immunodepressi per le terapie anti-tumorali già seguiti nella struttura. Come, appunto, Giuseppe, in cura fino allo scorso marzo in Day Hospital, per una leucemia linfoblastica acuta.

Il bimbo è morto giovedì mattina, dopo tre mesi in Terapia Intensiva, dove era ricoverato da marzo per una polmonite complicata dal morbillo. «Ma la malattia — dice il primario Andrea Biondi, correggendo le ricostruzioni filtrate da sciacalli nelle prime ore — non gli è stata trasmessa dai fratellini».

Per scelta dei genitori, i bambini non sono stati vaccinati. «Ma i due fratelli — ha precisato Biondi — hanno manifestato la malattia dopo il nostro paziente, quindi non lo hanno contagiato».

L’ipotesi che ora circola a Roma, sia all’Istituto Superiore di Sanità sia al Ministero della Salute, è che Giuseppe possa aver contratto il morbillo in ospedale, come già emerge in alcuni oragni di stampa locale, durante un precedente ricovero, e questo inquadrerebbe il caso nella categoria delle cosiddette infezioni nosocomiali.

Purtroppo, dopo il contagio, le sue condizioni sono lentamente peggiorate sino a compromissione del quadro respiratorio e alle complicanze cerebrali che ne hanno causato il decesso perché la leucemia linfoblastica acuta [LLA] è una malattia che progredisce velocemente.

La leucemia linfoblastica acuta [LLA] è un tumore ematologico che prende origine dai linfociti – un tipo particolare di globuli bianchi – nel midollo osseo ed è caratterizzata da un accumulo di queste cellule nel sangue, nel midollo osseo e in altri organi. Il termine “acuta” indica che la malattia progredisce “velocemente” indipendentemente dalla sovrapposizione del morbillo.
I linfociti sono cellule del sistema immunitario che sorvegliano l’organismo e attivano le difese nei confronti dei microorganismi o delle cellule tumorali. Si distinguono in B o T in base al tipo di risposta che sono in grado di attivare.
Nella LLA un linfocita B o T va incontro a una trasformazione tumorale: i processi di maturazione che portano al linfocita “adulto” si bloccano e la cellula comincia a riprodursi più velocemente invadendo il sangue e raggiungendo anche i linfonodi, la milza, il fegato e il sistema nervoso centrale.
La LLA è una malattia relativamente rara: in Italia si registrano circa 1,6 casi ogni 100.000 uomini e 1,2 casi ogni 100.000 donne, cioè circa 450 nuovi casi ogni anno tra gli uomini e 320 tra le donne.
La LLA è però il tumore più frequente in età pediatrica, infatti rappresenta l’80% delle leucemie e circa il 25% di tutti i tumori diagnosticati tra 0 e 14 anni. L’incidenza raggiunge il picco tra i 2 e i 5 anni e poi diminuisce con l’aumentare dell’età, fino ad essere minima dopo i 29 anni [il 50% di tutti i casi viene diagnosticato entro i 29 anni].

Non è quindi possibile colpevolizzare una famiglia che, guidata anche dall’urgenza di assicurare alle cure il proprio bambino, ha riposto la propria fiducia fino ad accettare anche il ricovero in appoggio in altro reparto che, seppur rispettoso delle misure di isolamento richieste, era comunque dannoso per il delicato quadro di salute del bambino. In questa brutta storia, se proprio devono essere cercate delle responsabilità, gli unici responsabili sono coloro che hanno gestito il ricovero. Così come non c’entra nemmeno la questione della farlocca immunità di gregge.

Inutile girarci intorno, l’immunità di gregge è la percentuale di soggetti con immunità in una data popolazione. Pertanto l’immunità di gregge si può raggiungere con mezzi naturali (contagio inter-umano con i microrganismi naturali) piuttosto che con quelli artificiali (vaccini). Infatti, il mezzo naturale è responsabile dell’auto-limitazione e scomparsa di molte epidemie prima dell’avvento della vaccinazione e di malattie prevalenti del passato, per le quali non esiste la vaccinazione.

Si muore per chemioterapia e si dice che è stato il morbillo. Si muore per leucemia e si dice che è stato il morbillo. Si muore di tumore e si dice che è stato il morbillo. Si muore di vaccinazioni e si dice che è stato il morbillo. Si muore di inquinamento e si dice che è stato il morbillo. Però si omette sempre di dire che non ci si può vaccinare per l’immunodepressione, e si omette sempre di dire che l’immunodepressione, le malattie autoimmuni ed anche la leucemia sono causate dall’eccesso di vaccinazioni !!!

Sciacallaggio mediatico

Considerato che il Decreto Legge Lorenzin sulle vaccinazioni obbligatorie prevede un ulteriore passaggio in Commissione Bilancio, la stessa da dove giungono critiche circostanziate alla relazione tecnica del governo che non prevede oneri aggiuntivi dalla messa su strada del decreto e svela tra l’altro coperture allegre per fornire gratuitamente gli 8 farmaci in più, al fine di assicurare lauti guadagni alle industrie del farmaco, anziché esprimere la vicinanza al dolore di una famiglia, i soliti sciacalli hanno cavalcato la notizia pur di pubblicizzare un decreto folle che, tra l’altro, non terrebbe fin qui conto di almeno cinque punti dolenti:

  • primo ➤non sono stati fatti i conti se le dosi di vaccino per raggiungere la copertura del 95% per le quattro classi vaccinali individuate dal 2001 ad oggi siano approvvigionabili senza ulteriori costi per lo Stato;
  • secondo ➤ non sono stati calcolati gli aggravi retributivi in termini di straordinari per le segreterie delle scuole che dovranno gestire i rapporti con le famiglie quando entro il 10 luglio chiederanno i certificati vaccinali per riscontrarli, e per il personale dei Servizi di Igiene Asl, medico, infermieristico ed amministrativo chiamato a vaccinare chi ancora non lo aveva fatto;
  • terzonon sono state fatte previsioni di alcun genere sugli indennizzi che chiederanno le famiglie a seguito di danni permanenti a seguito di effetti avversi delle vaccinazioni obbligatorie;
  • quarto ➤ non è stato inserito l’aggravio costituito dall’incremento dei minori stranieri non accompagnati, i giovani immigrati saliti da 5489 del 2015 a 7546 del 2016 e ancora in crescita che dovranno fare tutte le vaccinazioni previste per le rispettive classi di età;
  • quinto ➤ non è stato previsto il costo della formazione dei docenti che dovranno fare educazione sanitaria nelle scuole.

Inoltre, sarà una coincidenza o una beffa del destino, la notizia del piccolo Giuseppe è uscita subito dopo che la Corte di Giustizia UE aveva stabilito che il difetto di un vaccino e il nesso di causalità tra l’uso di questo e una malattia possono essere provati con un complesso di ”indizi gravi, precisi e concordanti“. Una vera batosta per coloro che fino ad oggi hanno spudoratamente censurato migliaia di casi di danni da vaccino, sostenuti da prove inconfutabili, nelle aule giudiziarie italiane, con la complicità di CTU corrotti e asserviti alle industrie del farmaco.

In particolare, rileva la Corte di Giustizia UE “la prossimità temporale tra la somministrazione del vaccino e l’insorgenza di una malattia, l’assenza di precedenti medici personali e familiari della persona vaccinata e l’esistenza di un numero significativo di casi registrati di comparsa di tale malattia a seguito di simili somministrazioni possono eventualmente costituire indizi sufficienti a formare una simile prova“.

Dopo la stratosferica bugia dell’epidemia a Gardaland, prontamente smentita dal parco divertimenti più famoso d’Italia, e la batosta della Corte di Giustizia UE, serviva quindi un caso mediatico molto forte per distrarre la popolazione, colpirla emotivamente, creare divisione nella massa, pur di far apparire necessario un decreto folle e vergognoso; ma gli è andata male nuovamente, perché ancora oggi moltissime famiglie sono scese nuovamente in piazza, da Nord a Sud, per manifestare il loro dissenso al decreto e alla strumentalizzazione mediatica del caso del piccolo Giuseppe.

Per questo chiudiamo l’articolo condividendo il contenuto di una giornalista freelance,  Patrizia Miotti, che, come tutti noi, con il suo grande cuore di madre, ha pubblicato su Facebook il suo messaggio di cordoglio alla famiglia e la sua libera opinione a difesa dei bambini italiani, distruggendo inesorabilmente il ministro della sanità più incompetente che si sia mai visto nella storia della Repubblica italiana nonché autore di un decreto folle e vergognoso sponsorizzato GlaxoSmithKline.

 

 

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1 Commento

  1. Mi unisco al cordoglio per la morte del piccolo. Aggiungo anche che sono senza parole per queste accuse mediatiche verso genitori innocenti tutto fatto con l’unico scopo di avvallare questo folle decreto neofascista