Vaccini: cambia il decreto ma permangono aspetti intollerabili. Regioni in disaccordo.

Dopo giorni di attesa, è arrivato il via libera all’emendamento al decreto legge sui vaccini che fa scendere quelli obbligatori dai 12 inizialmente previsti a 10.

In pratica l’esavalente resta obbligatoria: antipolio, antidifterica, antitetanica, antiepatite B, antipertosse e anti-Haemophilus influenzae non si toccano. Anti-morbillo anti-parotite, anti-rosolia ed anti-varicella invece sarebbero obbligatorie per tre anni che è il tempo consentito [a loro] per [smaltire scorte di magazzino] verificare il raggiungimento della ipotetica soglia vaccinale di sicurezza.

Quanto al meningococco B e C «sono tolti dall’obbligo e rientrano nel Piano vaccinale come raccomandati perché non c’è rischio di epidemie». E questa affermazione della Senatrice Patrizia Manassero rappresenta di fatto la conferma che l’epidemia di meningite era fasulla ma nessun organo istituzionale ha preso provvedimenti contro i media mainstream, ovvero gli unici patogeni che hanno terrorizzato tutta la popolazione italiana diffondendo notizie palesemente false.

La Commissione Sanità del Senato, nella notte, ha quindi approvato la modifica presentata dalla relatrice Patrizia Manassero su richiesta della presidente Emilia De Biasi e poi in parte cambiata dopo l’audizione di martedì pomeriggio del presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi.

Nel decreto, in particolare, si prevede che, oltre alle 10 vaccinazioni obbligatorie, 4 vaccinazioni diventeranno suggerite attivamente dalle ASL, oltre che gratuite come già previsto dal Piano nazionale vaccini: si tratta di quelle contro il meningococco C e B, che fino ad ora erano nel gruppo delle obbligatorie, e di quelle contro il rotavirus e lo pneumococco.

In sostanza, traducendo il concetto “suggerite attivamente dalle ASL” i genitori potrebbero vedersi costretti a districarsi tra 14 vaccinazioni.

Tra le principali novità c’è anche l’approvazione alla riduzione delle sanzioni [la massima passa da 7500 a 3500 euro] e alla cancellazione del riferimento alla perdita della patria potestà per chi non vaccina i figli.

Tuttavia, con grave presa per in giro nei confronti del solito e povero cittadino, siccome nel decreto è chiaramente scritto che verrà applicata la Legge 689/81 per l’applicazione delle sanzioni, di fatto le sanzioni non saranno per nulla sfiorate da questo abbassamento della cifra massima. Infatti l’articolo 16 comma 1 della Legge 689/81 cita che “il trasgressore è tenuto a pagare in via breve“, quale sanzione amministrativa, il “doppio del minimo” oppure “il terzo del massimo“, a seconda della cifra più conveniente per lo stesso trasgressore. Ora, come è facile intuire senza troppi calcoli matematici, il terzo di 7500 o di 3500 è sempre più alto dell’invariato minimo di euro 500. Di fatto, in via breve, il trasgressore pagava più di 1000 euro prima, come dopo l’emendamento.

Tra le Regioni è scontro

Intanto, mentre la Commissione Igiene Sanità sta concludendo l’esame del provvedimento che tornerà in Aula la prossima settimana, nella giornata di martedì 11 luglio, le Regioni riunite in Conferenza unificata hanno dato parere favorevole ma non in modo unanime.

Il Veneto, infatti, ha annunciato che presenterà ricorso alla Consulta. Obiezione condivisa anche dalla Valle D’Aosta che darà parere contrario senza fare ricorso, mentre prosegue il tergiversare della Lombardia e Liguria che più volte, attraverso loro rappresentanti, si sono espressi apertamente contro numerosi aspetti del decreto.

«La Regione Veneto è l’unica in Italia a non avere un modello di obbligo vaccinale, ma un obbligo di discutere con i genitori e le famiglie, ed è un modello concordato col ministero della Salute» ha detto il presidente della Regione Luca Zaia. «È un modello che hanno altri 15 paesi europei, tra cui la Germania, la Spagna, il Regno Unito e molti paesi del nord Europa. Il Veneto» ha aggiunto «non è contro i vaccini ma va avanti con il ricorso perché siamo convinti che la coercizione e questa forma di obbligo creerà ancora di più abbandono vaccinale».

Le Regioni Liguria e Lombardia in Commissione Sanità hanno sollevato, insieme ad altre Regioni, critiche tecniche al decreto, riassunte in un documento approvato ad amplissima maggioranza dalle Regioni e che oggi è stato condiviso in Conferenza unificata. Se le modifiche proposte non saranno accolte integralmente, verranno valutate le azioni necessarie ai fini del loro recepimento.” E’ quanto spiegano, in una nota congiunta, gli assessori alla Sanità delle Regioni Liguria e Lombardia, Sonia Viale e Giulio Gallera.

Con un decreto legge del genere il problema maggiore è la permanenza della limitazione di scelta personale con lesione del diritto di libertà alla cura.

Malgrado numerosi audizioni avvenute in Commissione Igiene Sanità del Senato, sembra che il parere contrario a vaccinazioni di massa espresso da professionisti medici, biologi, farmacisti, ricercatori e giuristi non basti per surclassare gli interessi delle lobby del farmaco.

Crediamo di sostenere a ragione che per moltissimi genitori queste modifiche non rappresentano alcuna novità, perché:

  1. non è tollerabile una overdose di vaccini;
  2. non è tollerabile considerare i bambini come cavie da laboratorio per elargire regali alle industrie del farmaco;
  3. non è tollerabile alcun obbligo farmacologico su bambini sani;
  4. a maggior ragione non è tollerabile alcun obbligo su bambini che hanno ricevuto già un danno dal farmaco vaccino;
  5. non è tollerabile estorcere “il pizzo” sulla salute.

Prima di proporre una modifica così incisiva e violenta alla politica vaccinale, dare spazio ad una reale farmacovigilanza attiva attraverso il monitoraggio dell’efficacia e dell’ipotetica innocuità dei vaccini avrebbe evitato, per l’appunto, tutto questo vespaio.

Ora, evitando altresì di avviare uno studio sulla titolazione anticorpale nei vaccinati, è sempre più chiaro che ogni marcia indietro rappresenta la palese ammissione dell’errore compiuto. Eppure, ammettere i propri errori è sempre cosa nobile.

Anziché proseguire nella dimostrazione di testardaggine, e perdersi in stucchevoli tatticismi politici [per esempio stanotte il governo era soccombente, ma hanno sfilato un senatore di Forza Italia riequilibrando i numeri], crediamo che si debba solamente guardare al bene dei bambini anziché consegnarli ad una gigantesca sperimentazione di massa promossa dalle multinazionali del farmaco. Infatti, è pacificamente risaputo che non ci sono studi scientifici che riguardano la sicurezza e l’efficacia di un numero così sproporzionato di vaccini somministrati in un neonato sano di pochi mesi.

 

Riproduzione riservata ©

Annunci

Commenta per primo