Vaccini: sentenza politica della Consulta

La Corte costituzionale ha respinto i ricorsi presentati dalla Regione Veneto sull’obbligo dei vaccini a scuola. Il decreto, perciò, è legittimo pur nella sua illegittimità internazionale.

La Corte Costituzionale affermando che l’obbligatorietà vaccinale è legittima nel contesto attuale – assenza di epidemie e mancanza di obbligo vaccinale in molteplici Paesi d’Europa – prende una decisione politica in linea con tutte quelle decisioni [altrettanto politiche] che ultimamente hanno soffocato le famiglie dei danneggiati nei Tribunali.

Inutile sottolineare il fatto che porre in secondo piano le questioni di legittimità costituzionale, e di diritto internazionale in termini di diritti inviolabili della persona, rappresenta un atteggiamento gravissimo che è l’espressione del momento storico delle nostre istituzioni, utilizzate sempre più ad uso e consumo del potere dei grandi gruppi di interesse.

Da parte del governatore del Veneto Luca Zaia, c’è una presa d’atto della sentenza a cui garantisce rispetto.

«Come governatore ho fatto solo il mio dovere – si legge in una nota – perché ho difeso un modello che esisteva da dieci anni, fondato sulla libertà di scelta e sul dialogo con le famiglie. Ora si passa alla coercizione. Noi non abbiamo mai avuto posizioni contro le vaccinazioni e anzi mi spiace che la difesa di questo modello, che condividiamo con 15 paesi europei, come la Gran Bretagna, e che è stato concordato e monitorato col ministero della Salute, sia stata presa come una posizione no-vax. In questi anni di investimenti e di lavoro ci siamo dotati di un’anagrafe vaccinale informatizzata e che il nostro sistema prevedeva che al di sotto di una certa soglia scattasse l’obbligatorietà».

Gli avvocati della Regione Veneto, grazie a un immenso Prof. Luca Antonini, avevano dimostrato l’assurdità della legge dal punto di vista scientifico, sociale, economico, di diritto costituzionale ed internazionale.

Stupisce in negativo che non sia stata presa in considerazione nessuna di queste storture, finanche l’abuso costituzionale dell’introduzione tramite decreto legge, mai accaduto nelle storia della nostra repubblica, di misure non urgenti, sproporzionate e non necessarie, tantomeno utili ai fini degli obiettivi di prevenzione sanitaria che il governo si è posto.

A questo punto dobbiamo quantomeno ringraziare una monetina se non ci troviamo in casa l’EMA. Infatti, come è stato denunciato recentemente da un pool di scienziati di tutta Europa, l’EMA non conduce delle ricerche indipendenti per valutare l’efficacia di un farmaco, né per analizzare gli effetti collaterali di un medicinale o di un vaccino segnalati dalle agenzie nazionali preposte al rilevamento di tali effetti [nei Paesi dove tali agenzie ci sono]; i giudizi dell’Ema si fondano solo sulle ricerche presentate dalle aziende farmaceutiche produttrici del farmaco o del vaccino in discussione. Non vi è alcuna possibilità che l’Agenzia europea possa svolgere una ricerca indipendente e confrontarne i risultati con quelli presentati da Big Pharma.

Oggi è un altro giorno funesto per la democrazia, e per la nostra salute, in cui l’incessante messaggio mediatico sponsorizzato dalle case farmaceutiche ha avuto la meglio anche su coloro che dovevano essere i garanti della legittimità costituzionale, anziché lanciarsi in banali giustificazioni del momento.

Prendiamo quindi atto della decisione della Consulta ma la battaglia contro l’iniqua legge sui vaccini non si arresta, e verrà portata in sede europea. Lo afferma in prima battuta il Codacons, commentando la decisione della Corte Costituzionale che ha rigettato il ricorso della Regione Veneto.

Sarà presentato ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, chiedendo di bocciare la legge perché viola i diritti fondamentali dell’essere umano all’istruzione, alla salute e alla libertà.

La battaglia si sposta dunque in sede europea, mentre in Italia continuerà la raccolta di firme sul territorio per abrogare la legge Lorenzin.

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