L’Alluminio nei vaccini causa Autismo

Partiamo con una piccola premessa. Recentemente abbiamo divulgato un lungo articolo dal titolo “Adiuvanti in Alluminio e disordini neurologici” tratto dal quarto capitolo del libro “Vaccines and Autoimmunity” prodotto dal Prof. Yeuda Shoenfeld: un libro molto scomodo al Ministro Lorenzin, e a tutta la sua corte di venditori vaccinali, perché nessuno potrebbe mai accusare il Prof. Shoenfeld di essere un ciarlatano. Infatti, il clinico israeliano ha dedicato oltre trent’anni allo studio del sistema immunitario umano ed è autore di innumerevoli studi [The Mosaic of Autoimmunity, Autoantibodies, Diagnostic Criteria in Autoimmune Diseases, Infection and Autoimmunity, Cancer and Autoimmunity, Vaccines and Autoimmunity] alcuni dei quali sono pietre miliari per la pratica clinica.

Ed è stato proprio Shoenfeld a puntare ultimamente il dito contro i vaccini, inserendo il Disturbo dello Spettro Autistico nel campo delle patologie neurologiche scatenate dagli adiuvanti in alluminio, ribadendo che il cervello umano ha requisiti intrinsecamente elevati di glucosio e ossigeno con un’elevata superficie delle membrane biologiche [endotelio vascolare soprattutto], un alto contenuto di tubulina, un elevato contenuto di fosfolipidi, e una bassa concentrazione di antiossidanti, rispetto ad altri organi [Tomljenovic, 2011]. Per esempio, sebbene un cervello umano “adulto” pesa solo all’incirca 1.5 kg, esso consuma 20% di ossigeno corporeo totale e 120 g di glucosio giornaliero, rispetto ai 190 g di tutto il corpo [Joshi et al., 1994].

Dato che l’Alluminio è un noto disgregatore del metabolismo del glucosio, un pro-ossidante e un agente pro-infiammatorio, che disturba l’assemblaggio dei microtubuli, può danneggiare le funzioni cerebrali a più livelli [Tomljenovic, 2011]. Inoltre, anche a quantità relativamente basse [ossia l’equivalente di ciò che viene iniettato tramite una vaccinazione] l’Alluminio può raggiungere il cervello [Redhead et al., 1992 ; Khan et al., 2013]. In sintesi, Shoenfeld riporta nel suo libro una letteratura ormai abbondante che dimostra come l’esposizione degli esseri umani e degli animali a varie fonti di Alluminio può avere conseguenze deleterie sul Sistema Nervoso Centrale in via di sviluppo e per gli adulti.

A questa abbondante letteratura si aggiunge un nuovo lavoro di alcuni ricercatori britannici, ben noti in campo vaccinale e nello studio delle malattie autoimmuni: Matthew Molda, Dorcas Umarb, Andrew Kingc e Christopher Exley, del Birchall Centre, Lennard-Jones Laboratories, Keele University, Staffordshire, Regno Unito, nel loro studio “Aluminium in brain tissue in autism” pubblicato il 26 novembre 2017 hanno dimostrato che il tessuto cerebrale di persone autistiche ha concentrazioni elevatissime – le più alte di sempre nella storia dell’umanità – di alluminio.

La cautela del linguaggio con cui gli autori scrivono che “in via provvisoria” l’alluminio “può avere una parte rilevante” nell’autismo dimostra che i quattro stimati ricercatori conoscono benissimo quanto il loro lavoro può disturbare la potente lobby dei vaccini. Tuttavia, taluni criminali potrebbero fare uno sforzo e “domandarsi come mai” se ne trova tantissimo nel cervello “di un ragazzo di 15 anni”??? Infatti, dallo studio emerge che i bambini autistici hanno concentrazioni di alluminio nel cervello fino a 10 volte di più di quello che è considerato non patologico negli adulti.

L’autore dello studio, il Professor Chris Exley, ha comunque dichiarato al Daily Mail:

Forse ora abbiamo il legame tra vaccinazione e disturbo dello spettro autistico [DSA], il cui collegamento è l’inclusione di un adiuvante di alluminio nei vaccini.

I ricercatori ipotizzano che i bambini affetti da autismo possono manifestare mutamenti genetici a tal punto da accumulare alluminio in eccesso rispetto alle persone che, per qualche motivo, sono in grado di rimuovere.

Tutto ciò rappresenterebbe l’ulteriore conferma a quanto abbiamo finora pubblicato e a quanto la ricerca scientifica mostra e dimostra chiaramente definendo la tossicità dell’Alluminio su più livelli:

Potete immaginare come questa notizia ha riaperto la strada dei fantasmi in Gran Bretagna, laddove non passa giorno per incolpare il Dr. Andrew Wakefield delle più improbabili tragedie mondiali. Tuttavia, nel suo articolo per The Hippocratic Post, il Professor Exley discute ampiamente di come l’alluminio si accumula nel cervello dei bambini autistici e di come i vaccini possono esserne la causa.

La risposta a tutti i quesiti di molti genitori, che hanno visto regredire nell’autismo i loro bambini “nati sani”, arriva al termine dell’articolo e suona come un nuovo potente atto d’accusa che nessuno potrà ignorare né fermare:

Le nuove evidenze suggeriscono fortemente che l’alluminio entra nel cervello dei bambini con Disturbo dello Spettro Autistico attraverso cellule pro-infiammatorie che si sono caricate di alluminio nel sangue e/o nella linfa, così come è stato dimostrato per i monociti nei siti di iniezione per i vaccini contenenti adiuvanti di alluminio

I sali d’Alluminio sono gli adiuvanti più utilizzati oggi, e lo sono dal 1920 [Glenny et al., 1926]. Il fatto che possono innescare reazioni immunologiche patologiche, e una cascata di effetti indesiderati sulla salute, è stato relativamente sottovalutato fino ad oggi. I rischi associati ai vaccini adiuvati con Alluminio sono tre:

  1. esso può persistere nel corpo,
  2. esso può innescare risposte immunologiche patologiche,
  3. esso può farsi strada nel Sistema Nervoso Centrale, dove può causare immunoinfiammazione deleteria e processi eccitotossici.

Poiché i neonati e i bambini possono essere esposti a un rischio più elevato di complicanze in seguito alla vaccinazione, è urgente una valutazione più rigorosa dei potenziali rischi correlate ai vaccini con adiuvanti in Alluminio e degli impatti negativi per la salute nella popolazione pediatrica.

Questo tipo di studio non è stato finanziato né dalla sanità pubblica né dalle case farmaceutiche, eppur ha trovato ampio risalto in uno dei più importanti database scientifici dei nostri tempi. Questo studio è stato sovvenzionato dal CMSRI, “Istituto di Ricerche per la sicurezza medica dei bambini”, ente senza scopo di lucro con sede a Washington.

 

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