Autismo, vaccini e alluminio: il silenzio del menefreghismo

E’ un dato di fatto che il menefreghismo può causare parecchio rumore. A dicembre 2017 abbiamo divulgato un nuovo lavoro di alcuni ricercatori britannici, ben noti in campo vaccinale e nello studio delle malattie autoimmuni: Matthew Molda, Dorcas Umarb, Andrew Kingc e Christopher Exley, del Birchall Centre, Lennard-Jones Laboratories, Keele University, Staffordshire, Regno Unito, nel loro studio “Aluminium in brain tissue in autism” suggeriscono una correlazione tra l’esposizione umana all’alluminio e l’eziologia dell’autismo.

La ricerca ha mostrato che le persone decedute con un Disturbo dello Spettro Autistico [DSA] avevano livelli molto elevati di alluminio nel loro tessuto cerebrale. In particolare dallo studio emergeva che i bambini autistici hanno concentrazioni di alluminio nel cervello fino a 10 volte di più di quello che è considerato non patologico negli adulti. Tuttavia, l’osservazione di rilievo non era necessariamente la quantità di alluminio ma la sua posizione predominante nelle cellule non neuronali e in particolare nella microglia.

In un’intervista subito dopo la presentazione di questa ricerca, Christopher Exley aveva espresso la sua opinione in merito a questi nuovi dati che hanno contribuito a fargli cambiare molte idee sul ruolo causale dell’alluminio nell’autismo.

Christopher Exley era consapevole della natura emotiva della sua ricerca e soprattutto sapeva che avrebbe messo a fuoco una possibile correlazione tra gli adiuvanti di alluminio nei vaccini e l’autismo, sebbene questo collegamento non fosse discusso nella ricerca.

La risposta più assordante è stata lo tsunami del silenzio perpetuato da tutti i media mainstream, quasi a livello globale! Conforme a questa reazione è stata la risposta della stessa Keele University che non ha nemmeno ritenuto la ricerca “degna” di una menzione nel proprio giornale settimanale.

Quando si considera la natura di gran parte della scienza che fa notizia, è inevitabile chiedersi perché una correlazione tra alluminio e autismo non è ritenuta degna di nota. Forse i media mainstream erano inconsapevoli della ricerca? In realtà, la notizia è stata condivisa migliaia di volte da The Mail Online. E fino ad oggi è stata condivisa altrettante migliaia di volte dagli account Twitter e Facebook, oltre che visualizzata più di settantamila volte sul sito Elsevier [editore dello studio].

Chiaramente, i social media sono consapevoli della ricerca di Exley e collaboratori così come ci sono altri indicatori che dimostrano la consapevolezza della ricerca.

Pur restando completamente a favore della necessità di comunicare la ricerca scientifica nel modo più ampio possibile, Exley e collaboratori non erano preparati alle grandi dosi di insulti, in gran parte anonimi, che hanno accompagnato la loro pubblicazione. Ecco perché oggi si può supporre che la loro ricerca abbia colpito duro sulla lingua di coloro che professano il mantra che tutti i vaccini sono sicuri ed efficaci.

Sono pervenute critiche anche alla rivista Elsevier, una delle migliori al mondo, per aver pubblicato la ricerca di Exley e collaboratori. Così come sono piovute critiche alla banca del cervello, per aver fornito i tessuti autoptici necessari alla ricerca, e ancora critiche sui metodi utilizzati per ottenere i dati.

Tutte queste “critiche” hanno il comune denominatore della natura superflua in cui si è ormai incanalato il dibattito della sempre più evidente correlazione causale tra autismo e vaccinazioni. Qualcosa che non si vuole vedere, né considerare nella sua totale gravità, per puro menefreghismo.

Se qualcuno dei responsabili di queste “critiche” avesse trascorso solo un pò di tempo a leggere lo studio, a valutare il background professionale degli autori, oltre che a indagare sul processo di revisione etica, probabilmente sarebbero stati maggiormente consapevoli dell’infondatezza delle loro critiche. Però, ormai, è un dato di fatto che il vecchio adagio “prima parla e poi pensa” rappresenta il mantra del critico ignorante, soprattutto in campo vaccinale, e così è avvenuto anche per questa ricerca.

La ricerca di Exley e collaboratori sull’alluminio e sull’autismo ha richiesto due anni di lavoro estremamente duro e impegnativo per completare uno studio ineccepibile.

Mentre la risposta attraverso i social media è stata gratificante, il vetriolo di alcuni individui è stato difficile da ignorare così come le decisioni dei media mainstream e dell’establishment scientifico di ignorare volutamente i risultati.

Il silenzio in questo caso non è stato “d’oro”. Il silenzio è stato assordante, ed è servito a rinforzare ciò che è di crescente realizzazione in molti professionisti della salute: stiamo subendo le conseguenze della tirannia politico-farmaceutica dell’età dell’alluminio.

 

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