Emilia-Romagna: sindacati fanno muro contro i vaccini obbligatori per il personale sanitario

Coinvolti 4mila operatori sanitari. Provedimento subito operativo. Chi si rifiuterà sarà spostato in ambienti ospedalieri meno esposti ai contagi. Tuttavia, se tutto ciò non contemplato dal contratto d’assunzione, equivale a vero e proprio “mobbing”.

Vaccinazioni obbligarie per i 4mila medici e infermieri dell’Emilia-Romagna che lavorano nei reparti più a rischio. Dopo aver fatto da apripista sull’obbligo dei vaccini nei nidi, la regione Emilia-Romagna ci riprova con gli operatori sanitari, per ridurre il rischio di contagio nelle sue strutture sanitarie.

Nei reparti di oncologia, ematologia, neonatologia, ostetricia, pediatria, malattie infettive, nei Pronto soccorso e nei Centri trapianti dell’Emilia-Romagna potranno lavorare solo gli operatori sanitari, che risultano immuni nei confronti di morbillo, parotite, rosolia e varicella [mentre per tutto il resto evidentemente è lasciato al fato].

Lo prevede il documento “Rischio biologico e criteri per l’idoneità alla mansione specifica dell’operatore sanitario“, redatto dai medici competenti delle Aziende sanitarie, da infettivologi e da esperti dell’Università e della Regione Emilia-Romagna e approvato dalla Giunta regionale con un’apposita delibera dopo un confronto con le organizzazioni sindacali.

«Sicuramente è una norma che creerà fastidi e irritazione, ce lo aspettiamo, ma è a tutela di tutti, sia di chi lavora negli ospedali, che di chi è ricoverato».

Il testo della delibera — il provvedimento sarà subito operativo — prevede che siano obbligatorie per mille medici, 2500 infermieri e 500 ostetriche, le vaccinazioni per morbillo, parotite, rosolia e varicella. Ovvero, quelle vaccinazioni che costituiscono di fatto un marcatore aziendale per Governi strapagati dall’attuale agenda di Big Pharma.

Chi non fosse immune a queste malattie – perché non le ha contratte da piccolo o perché non si è vaccinato – riceverà dal medico del lavoro una ideoneità soltanto “parziale”, a meno che non intenda sottoporsi alla vaccinazione.

«Questo significa che chi non vuole vaccinarsi non potrà lavorare nei reparti considerati più a rischio di contagio, vale a dire quello di oncologia, ematologia, neonatologia, ostetricia, pediatria, malattie infettive, nei pronti soccorso, e nei centri trapianti» .

«Nessuno è contento di dover fare una vaccinazione o uno screening, o un esame, ma confidiamo che questa misura venga vista per quella che è, cioè una forma di tutela, anche per i lavoratori».

Come anticipato poc’anzi, la decisione della Regione Emilia-Romagna è stata presa dopo il confronto con i sindacati e la Giunta regionale non nasconde le resistenze che già sono pervenute.

Infatti le principali sigle sindacali non hanno firmato alcun accordo perché rappresenta un provvedimento coercitivo, senza alcun coinvolgimento dei singoli operatori.

Pertanto, non essendo contemplata da alcun Contratto Collettivo Lavorativo Nazionale, tale coercizione è assimilabile a “mobbing” in quanto viene meno la autodeterminazione sancita dalla Costituzione.

Non nascondiamo che questa presa di posizione a difesa degli operatori sanitari poteva essere messa in atto anche per difendere i bambini, altrettanto meritevoli del rispetto all’autodeterminazione sancito dalla medesima Costituzione.

Particolarmente pittoresche sono le intenzioni della Regione Emilia-Romagna che, con l’intenzione di ampliare le immunizzazioni richieste [per ora ci sono circa 500mila euro a disposizione], vorrebbe inserire l’obbligo vaccinale anche nei bandi di concorso per infermiere [così non si presenterà più nessuno].

Benché la Regione ha facoltà di provare a vincolare il lavoro in alcuni reparti a rischio contagio, è più che pacifico che non potrà mai impedire l’assunzione di chi non è vaccinato. E cercare di obbligare un numero elevato di operatori sanitari che conoscono molto meglio la farmacologia, rispetto a taluni politici rampanti di campagna, sempre più scadenti e scaduti nel ridicolo, porterà inevitabilmente alla chiusura di molti reparti ospedalieri.

Morale della favola: sono tutti pro-vaccini con il sederino dei bambini [degli altri].

Riproduzione riservata ©

Annunci

Commenta per primo