Radiazione D.ssa Lesmo: non avete fermato il messaggero, né fermerete mai il messaggio

Nella sua pluriennale esperienza clinica la Dottoressa Gabriella Lesmo ha eseguito innumerevoli vaccinazioni anti-infettive, lei stessa si è vaccinata contro l’epatite B ed ha vaccinato i suoi figli. Tuttavia, il suo dovere di medico, la sua coscienza ed il suo rigore professionale, l’hanno spinta allo studio ed alla indagine clinica.

Proprio la ricerca di soluzioni per liberare da sintomi e migliorare la qualità di vita di suo figlio, e di tanti bambini e ragazzi come lui sofferenti, l’ha portata ad indagare, ricercare cause e soluzioni possibili, approfondendo le complesse interazioni tra biologia umana e ambiente, arrivando alla conclusione che anche i vaccini, come tutti i farmaci, devono essere utilizzati con la dovuta prudenza.

A completamento delle giocoforza brevi risposte scritte alle domande richieste dai componenti del nuovo tribunale dell’inquisizione italiano, rispondente all’Omceo Milano, qui di seguito divulghiamo una corta, ma incisiva, lista di incontestabili verità e ricerche, dalle quali , come molti altri medici, la Dottoressa Gabriella Lesmo ha tratto le sue personali conclusioni per il bene dei suoi pazienti.

Introduzione

Dopo un disposto della Procura della Repubblica di Torino, l’AIFA ha pubblicato i dati, in passato rilasciati con scadenza annuale, relativi alle segnalazioni degli eventi avversi successivi all’inoculazione del vaccino esavalente negli anni 2014, 2015 e 2016. Il documento è stato consegnato dalla Dottoressa all’Omceo Milano anche in forma cartacea.

Relativamente al solo vaccino esavalente (anti-poliomielite + anti-tetano + anti-difterite + anti-pertosse + anti-epatite B + anti-Haemophilus Influenzae B) solo nell’anno 2014 sono state riportate 1857 reazioni avverse di natura seria di cui il 9% gravi.
Nel 2016 è stata registrata un’impennata di casi di maggior gravità tra cui alcuni decessi di lattanti, nati prematuramente, e vaccinati tra le 10 e le 11 settimane di vita.
Il suddetto documento ha fatto scalpore nella comunità scientifica per alcuni punti, come per esempio per le conclusioni cui giunge insistendo affinché i bambini nati prematuramente vengano comunque sottoposti a più inoculi di vaccini contemporaneamente, a prescindere dal peso alla nascita e dal grado di prematurità, secondo l’età cronologica e non l’età corretta.
Ciò comporterebbe in molti casi di vaccinarli ancora in incubatrice, magari appena svezzati dal respiratore, con farmaci che non sono stati né formulati né studiati per questa fascia di età, fisiologia e peso.
Nessuna specifica è fornita sulla valutazione del rapporto rischio/beneficio di questa procedura che, secondo molti scienziati e medici andrebbe riservata a bambini ritenuti sani.

Nel dicembre 2012, divenne pubblico il documento riservato della Glaxo sulla sorveglianza degli effetti successivi alla somministrazione del vaccino Infanrix Hexa: gli accidenti neurologici e la comparsa di autismo risultano significativi.
Il rapporto enumera numerosi eventi avversi a carico del sistema nervoso centrale ed anche AUTISMO. Alla pagina 625 compaiono gli effetti avversi del vaccino sul Sistema Nervoso Centrale, e alla pagina successiva sono riportati i dati relativi ai Mental Impairment Disorders, altrimenti conosciuti come Disturbi da ritardo mentale che, secondo le nuove disposizioni elencate dal DSM V, rientrano a pieno titolo nella categoria dei Disturbi del Neurosviluppo di cui fa parte il Disturbo dello Spettro Autistico.

Il rapporto elenca, ma non si limita, i seguenti casi:

  • 5 casi di autismo
  • 14 casi di encefalopatia
  • 9 casi di iperattività psicomotoria
  • Disordini cognitivi
  • 12 casi di ritardo mentale
  • Bradichinesia
  • Disturbo dell’attenzione
  • 46 casi di Distonia
  • Agitazione
  • Stereotipie
  • 8 segnalazioni di “Restlessness” ossia agitazione psicomotoria
  • Mutismo
  • Disturbo fonologico
  • Disordine della comunicazione
  • 5 segnalazioni di alterazioni dello sviluppo del linguaggio
  • 2 segnalazioni di ritardo del linguaggio
  • 7 casi di Ritardo psicomotorio
  • 37 casi di “Screaming” (urla continue)
  • 11 segnalazioni di diminuzione dell’attività
  • 70 segnalazioni di “apatia”
  • comportamenti anormali
  • disturbi dell’alimentazione
  • 5 segnalazioni di diminuzione del contatto oculare oltre a comportamento regressivo.

Oltre ai casi segnalati specificatamente con il termine di “AUTISMO”, numerosi sintomi segnalati potrebbero essere i primi sintomi dell’AUTISMO (vedi “regressione” , “perdita del contatto oculare” ) o essere già AUTISMO, ma diversamente definito [“mutismo”, “disturbo fonologico”, “disordine della comunicazione”, “ritardo psicomotorio”, “screaming” (urla)]

Questi eventi sono stati segnalati dall’azienda produttrice GlaxoSmithKlinedurante i trials” ma sono stati omessi, “unlisted”, dall’elenco degli effetti avversi sottoposto alle autorità sanitarie per l’autorizzazione al commercio del vaccino e per il controllo post-marketing.

Va considerato che nel documento della Glaxo sono state considerate solo le segnalazioni ad opera di personale sanitario e non da altri soggetti, il periodo di osservazione è stato di soli 31 giorni, un periodo alquanto breve comparato con quello generalmente necessario perché si possano notare i primi segni di un offesa organica, come per esempio i sintomi di una encefalopatia.

La Prof.ssa Susanna Esposito, direttore dell’Unità di Pediatria ad alta intensità di cura della Fondazione Policlinico e dell’Università degli Studi di Milano e Presidente dell’Associazione mondiale per le malattie infettive ed i disordini immunologici, in occasione della IX Giornata Mondiale della consapevolezza sull’AUTISMO 2016, ha affermato che:

I dati di ricerche nel modello animale, in bambini con disturbi dello spettro autistico e nei loro familiari hanno dimostrato che sintomi gastrointestinali e alterazioni nel microbiota sono spesso associati a disturbi neuro-comportamentali nei pazienti affetti da autismo.

Il microbiota riveste nell’intestino importanti funzioni fisiologiche quali la maturazione del sistema immunitario, la degradazione di macromolecole alimentari complesse, la detossicazione, la produzione e l’assorbimento di vitamine e minerali, e influenza anche il comportamento”

Il sistema immunitario ha sviluppato degli strumenti per convivere con il microbiota, ma anche per tenerlo sotto controllo. Quando questo controllo viene meno avviene la disbiosi, cioè una de-regolamentazione delle comunità batteriche che non si manifesta sempre con diarrea o stipsi, ma può portare ad altri disturbi infiammatori. In alcuni casi come chiara patologia infiammatoria gastrointestinale, in altri come allergie, obesità o diabete e, non ultimo, l’autismo.

La letteratura medica internazionale riporta numerosissime segnalazioni di reazioni avverse ai vaccini anti-infettivi dell’infanzia come si evince dalla bibliografia. L’importante studio governativo USA. “The National Childhood Encephalopathy Study” (NCES) unitamente ad altri studi epidemiologici controllati, riconosciuti validi dallo stesso Center for Disease Control (l’agenzia governativa USA che definisce la politica vaccinale, raccogliendo i dati epidemiologici e gli effetti avversi ai vaccini, definendo i calendari vaccinali, gli effetti avversi, le controindicazioni, le precauzioni di uso) ha accertato che la vaccinazione combinata anti –tetano, anti-difterite e anti-pertosse è in grado di causare encefalopatia acuta e subacuta; nella maggior parte dei casi si è osservata poi un’evoluzione in encefalopatia cronica.
Alla stessa conclusione è arrivato un altro ente governativo USA, Institute of Medicine (IOM), considerando significative le relazioni tra la vaccinazione trivalente anti-tetano-anti-diferite-anti-pertosse e l’insorgenza di encefalopatia.
Sempre lo IOM ha dichiarato che la vaccinazione combinata anti-tetano e anti-difterite, nell’adulto può provocare la Sindrome di Guillain-Barré, patologia potenzialmente letale.
Lo stesso vaccino MPR (antimorbillo, parotite e rosolia) è stato riconosciuto in grado di provocare artralgie e sindrome di Guillain –Barré.

L’encefalite è inclusa anche nell’elenco delle reazioni avverse ai vaccini, suscettibile d’indennizzo, nel National Childhood Vaccine Injury Act degli Stati Uniti d’America dal 1986 ed il National Institute of Health, USA afferma che una reazione avversa ai vaccini può causare infiammazione a livello cerebrale.
L’ente governativo deputato alla raccolta di tali segnalazioni è il CDC che provvede ad raccogliere le segnalazioni e ad elaborarle, sotto il termine di Vaccine Adverse Event Report System (VAERS). Ogni anno VAERS raccoglie circa 20.000 segnalazioni di effetti avversi successivi all’inoculo di un vaccino anti-infettivo; di questi il 10-15% sono definiti “seri”, in quanto causano ospedalizzazione, disabilità, morte, o malattie a rischio di morte.
Per la sola vaccinazione anti-epatite B, nel periodo 1990/1998, sono stati segnalati 24.775 effetti avversi, di cui 9673 richiesero ospedalizzazione e 439 esitarono in decesso.
Negli anni 1990-94 sono state raccolte 3063 segnalazioni di reazioni avverse al vaccino MMR, tali da richiedere prestazioni di Pronto Soccorso. 616 bambini furono ricoverati, 54 diventarono disabili e 30 morirono.
Negli USA è riconosciuto il diritto ad un indennizzo in caso di danni da vaccini dell’infanzia attraverso l’azione del National Childhood Injury Protection Act.
Pur chi ha ideato la vaccinazione di massa ha dovuto riconoscere che nel periodo 1988 – maggio 2013 sono stati riconosciuti e indennizzati ben 3254 casi di danno da vaccino, tra cui parecchi esitati nel decesso del bambino.

Il vaccino esavalente Hexavac fu ritirato dal commercio nel 2006, su segnalazione dell’EMA. Nel dicembre 2012, il vaccino esavalente Infanrix Hexa, è stato ritirato in tutta fretta dal commercio in ben 19 paesi, con codice di urgenza 1, cioè quello che comporta rischio per la vita, perché inquinato con il bacillus cereus, altamente patogeno.

L’associazione tra vaccino morbillo-parotite-rosolia e autismo fu sollevata molto prima dello studio di Andrew Wakefield e collaboratori pubblicato su The Lancet nel 1998, che peraltro, come riportato dallo stesso succitato, “non provava alcun nesso causale ma riportava quadri di colite ed iperplasia nodulare linfoide dell’ileo”.
Ovvero, evidenziava problemi gastrointestinali rilevati da successivi studi scientifici internazionali. Inoltre, in merito alla storia che ha visto protagonista il Dr. Andrew Wakefield , si fa altresì rispettosamente notare che il caso del Royal Free Hospital di Londra, deve essere inquadrato in un periodo storico antecedente del Regno Unito (1992) in cui furono ritirati dal mercato una serie di vaccini trivalenti MPR a causa di una chiara correlazione con le meningiti indotte nei bambini dalla componente parotite Urabe-9am, di cui si trova traccia anche negli archivi del Corriere della Sera e La Repubblica.

Significativi sono gli studi che correlano il vaccino antimorbillo alla comparsa di alterazioni del sistema immunologico nei bambini vaccinati. Di particolare interesse nel caso in esame, sono gli studi prodotti da Singh VK e collaboratori dell’International Institute for Brain Research negli Stati Uniti che evidenziano, pur in periodi storici differenti (1993 ; 2009) molto nettamente l’associazione tra vaccino morbillo-parotite-rosolia e autismo.
Negli studi sono stati analizzati il liquido cerebrospinale ed il siero, alla ricerca di marcatori virali e autoimmunitari in pazienti affetti da autismo.
I risultati sono stati comparati con i valori di un gruppo di bambini sani ed entrambi i gruppi di bambini erano stati vaccinati contro morbillo-parotite-rosolia (MMR).
Si tratta della prima ricerca di questo tipo a correlare fattori virali (sierologia virale) e fattori autoimmuni (autoanticorpi del cervello).
Nei bambini affetti da autismo il riscontro di livelli assai elevati di anticorpi sierici anti-morbillo era associato alla presenza di autoanticorpi MBP (proteina basica della mielina). Una sierologia simile è stata riscontrata nel fluido cerebrospinale (CSF).

L’analisi del “change point” del disturbo autistico ha dimostrato una correlazione temporale con gli eventi associati a residui di DNA umano nei vaccini. Inoltre i livelli di DNA residuo presenti nei vaccini sono ben oltre i limiti raccomandati dalla FDA.
E’ da tempo risaputo che frammenti di DNA estraneo possano controllare l’espressione di geni peraltro normali.
In anni recenti il Professor Richard Deth della Northeaster University di Boston ha illustrato con quale modalità molecole di origine ambientale possano impedire, nei bambini autistici, la trascrizione di RNA messaggero da geni di per sé normalissimi.
Tra questi fattori ambientali ci sono frazioni di DNA, abbondantemente contenute nei vaccini anti-infettivi, sia perché i vaccini sono prodotti con tecnica DNA ricombinante, sia come “avanzo “dei terreni sui quali sono allestiti, costituite da tappeti di cellule, molti dei quali ottenute da cellule di tessuti di feti umani abortiti, come MRC- 5 su cui viene allestito il Varivax o cellule umane diploidi derivate da tessuti tumorali.

Necessita di essere sottolineato il fenomeno dell’under-reporting, cioè la mancata segnalazione degli effetti avversi ai farmaci è specialmente diffuso in ambito pediatrico, tant’è che la stessa FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri), ha espresso in merito preoccupazione rilevando che solo l’1,8 % delle segnalazioni reazioni avverse a farmaci riguardanti pazienti di età compresa tra 0 e 18 anni erano state fatte dai medici pediatri di libera scelta.
Questo fatto stride ancor più se si pensa che proprio in età pediatrica vengono eseguite le vaccinazioni, che i pediatri di libera scelta sono direttamente coinvolti nella promozione delle vaccinazioni e nella esecuzione delle stesse e che i vaccini sono soggetti a duplice monitoraggio. Sempre la FIMP segnala che anche i Pediatri Ospedalieri paiono distratti, visto che in piu’ di 5 anni (1/01/2001- 30/04/2006 ) sono state segnalate solo 18 reazioni avverse ai farmaci, da due grandi ospedali pediatrici del Centro-Sud.

Cosa sappiamo dei vaccini oggi

I vaccini anti-infettivi sono farmaci immunologici somministrati allo scopo di indurre una memoria immunologica specifica verso agenti batterici o proteine virali, che quando realizzata, sarebbe protettiva nei confronti della malattia naturale.
Secondo il Professor Bartolozzi i vaccini nacquero come terapia empirica e sostanzialmente tale è rimasta, infatti non sono mai stati eseguiti studi randomizzati in doppio cieco sulla loro reale efficacia, come affermano stimati Accademici. (Professor Giorgio Bartolozzi :“Vaccini e vaccinazioni – terza edizione”;capitoli“ Controllo dei vaccini,Aspetti metodologici per l’esecuzione degli studi sui vaccini: i modelli matematici; Fonti di informazione sui vaccini; come leggere uno studio sui vaccini).

Ad un attenta analisi, i vaccini anti-infettivi si rivelano tra loro analoghi ,ma assai diversi per modalità di allestimento ,contenuto finale e meccanismi di induzione della memoria immunologica.

Distinguiamo:

  • Vaccini con microrganismi uccisi
  • Vaccini con microrganismi vivi ed attenuati
  • Vaccini con frazioni di microrganismi
  • Vaccini con antigeni di microrganismi purificati
  • Vaccini costituiti da anatossine o tossoidi
  • Vaccini ottenuti con manipolazione genetica (DNA ricombinanti)

Secondo gli studi del C.D.C. essi contengono numerose sostanze utilizzate nella produzione e conservazione dei vaccini stessi o come adiuvanti,tra cui :

  • Formaldeide, indicata come formolo, inserita nella lista delle sostanze cancerogene dalla National Cancer Agency ,U.S.A.
  • Alluminio idrossido
  • Alluminio fosfato
  • Tiomersal (composto da etilmercurio e salicilato)
  • Fenossietanolo
  • Antibiotici
  • Timerfonato (un composto contenente mercurio)
  • Polisorbati 20 e 80 (aumentano la permeabilità della barriera ematoencefalica)

I vaccini contengono anche inquinanti quali nanoparticelle di svarianti metalli pesanti e numerose proteine eterologhe, derivate da frammenti dal materiale di coltura dei virus e dei batteri vaccinali.

Come scrive la stessa FDA (“Designers cells as substrate for Viral Vaccines“) alcuni vaccini vengano allestiti su colture di cellule fetali umane, cellule animali e cloni cellulari derivati da cellule neoplastiche:

  • Il vaccino anti-rosolia ceppo Wistar, il vaccino anti-epatite A, il vaccino anti-varicella ed il vaccino anti-rabbico Imovax vengono allestiti su MRC – 5, sigla che indica cellule umane diploidi da fibroblasti di polmone umano provenienti da un feto abortito volontariamente a 14 settimane.
  • Altri vaccini anti-rosolia vengono preparati sulla linea cellulare W 38, ottenuta da fibroblasti diploidi di polmone di un feto abortito .
  • Il vaccino anti-poliomielite viene allestito su cloni cellulari derivati da cellule neoplastiche: la linea cellulare HeLa, ottenuta dalle cellule di tumore della cervice uterina della signora Henrietta Lack, deceduta nel 1951.
  • Le linee cellulari ReNo sono ottenute da tessuti epatici e polmonari di una scimmia, la Verda Reno.

Le numerose proteine eterologhe e ancor più quelle provenienti dalla colture di cellule umane, sono in grado di scatenare reazioni immunologiche e indurre reazioni autoimmuni. I frammenti di DNA sono parimenti pericolosi potendo danneggiare l’attività cellulare.

I vaccini contengono virus neurotossici vivi, seppur attenuati: Poliovirus 1,2,3, virus del Morbillo, della parotite e della rosolia. E’ noto da tempo che essi possono provocare malattia neurologica nel caso in cui il virus vaccinico si rivirulenti o quando somministrati a soggetti immunologicamente fragili, come i lattanti.

I vaccini possono essere contaminati da altri agenti virali o batterici.

Famoso infatti il caso del virus SV 40, responsabile del cancro renale nelle scimmie che contaminò un vaccino antipoliomielite. Tale contaminazione fu associata allo sviluppo di cancro nella popolazione di vaccinati.
Il ritiro di tanti lotti di Infanrix hexa è stato motivato dalla loro contaminazione con il Bacillus Cereus, un patogeno capace di provocare gravi tossinfezioni.

La risposta immunologica ad un insulto infettivo comporta una intensa reazione infiammatoria che il sistema immunitario stesso deve modulare in modo che siano eliminati solo gli agenti patogeni e non il nostro organismo.
I vaccini mimano artificialmente un’infezione. A volte il prodotto biologico vaccinale, al termine della filiera produttiva, risulta scarsamente immunogeno e deve essere perciò “adiuvato“ con amplificatori della risposta immunologica stessa.
Valutare la reale risposta immunologica ad un farmaco-vaccino in senso qualitativo e quantitativo ad un farmaco-vaccino non è sempre possibile, come affermano gli stessi produttori.
Per alcuni vaccini, è possibile dosare gli anticorpi specifici successivi all’iniezione del vaccino, ma la presenza di un “titolo” considerato protettivo non assicura la realizzazione della memoria immunologica specifica, come dichiarano gli stessi produttori di vaccini.
La somministrazione di vaccini contenenti virus vivi comporta la iniezione parenterale diretta di patogeni che normalmente penetrerebbero per altre vie nell’organismo, con perdita di molteplici meccanismi di protezione organica.
I virus vivi conservano una pur ridotta aggressività, possono soverchiare le difese dell’ospite e possono mutare e indurre malattia come affermano gli stessi produttori e come dimostrano i focolai di poliomielite da poliovirus vaccinale mutato e maggiormente “neuro virulento” in India.

L’iniezione contemporanea di molteplici vaccini costituisce uno stimolo intenso per il sistema immunitario, specie nel lattante e bambino piccolo, in cui il sistema immunitario cellulo-mediato (linfociti T helper 1- TH1), quello umorale (linfociti T helper 2 – Th2) e il sistema di regolazione (Linfociti T helper 3 – Th3) è programmato per maturare armonicamente , stimolato dal progressivo contatto con l’ambiente attraverso sistema nervoso, vie respiratorie e vie gastrointestinali.
Dovendo per brevità semplificare possiamo considerare che nell’organismo immaturo e ad ogni età, in tutte le persone predisposte, intensi stimoli da farmaci immuno-attivi, in assenza di un corretto bilanciamento della risposta immunologica, una attivazione a dominanza Th2 conduce a reazioni allergiche, una a dominanza Th1 conduce a fenomeni di autoimmunità con rischio di malattie autoimmuni, mentre una incapacità alla modulazione Th3 può amplificare la risposta infiammatoria con danno delle cellule dell’ospite.
In anni recenti, numerosi progressi sono stati raggiunti nella comprensione dei meccanismi della “ neuro-infiammazione” che caratterizzano molte delle malattie neurologiche tra cui i disturbi dello spettro autistico, svariate malattie demielinizzanti el sistema nervoso centrale, la sensibilità chimica multipla, l’encefalopatia mialgica, i disturbi cognitivi che tanto flagellano la popolazione pediatrica.

Conosciamo ora i meccanismi di danno cellulare esercitato da proteine nucleari, frazioni estranee di DNA e RNA, nanoparticelle, metalli pesanti; il ruolo del default mitocondriale, dello stress ossidativo, delle alterazioni recettoriali, della rigidità di membrana nel determinismo della malattia neurologica non infettiva né vascolare; di come sia possibile che fattori ambientali blocchino la trascrizione di un gene del tutto normale.
Tutte queste malattie elettivamente neurologiche o sempre accompagnate da seri sintomi neurologici che sono comparse e/o diventate frequenti negli ultimi venti anni, sembrano sempre realizzarsi per la sfortunata combinazione di fragilità biologiche, legate alle caratteristiche specifiche di un dato soggetto e fattori “tossici” ambientali di svariata natura, tra cui quei farmaci immuno-attivi pro-infiammatori che chiamiamo vaccini.
L’encefalopatia innescata dai vaccini, è tipicamente subdola, le manifestazioni cliniche appaiono dopo settimane e mesi, quindi ben oltre quell’intervallo di 48-72 ore in cui il Ministero della Salute pretende di comprimerle.
Ciò è particolarmente vero nel bambino piccolo che avendo maggior plasticità cranica può compensare un modesto edema cerebrale, che non può comunicare la sensazione di ottundimento, gli acufeni o la cefalea che può provare.
Ricordiamo che nel lattante, e nel bambino piccolo, le manifestazioni parossistiche indicative di sofferenza cerebrale si manifestano prevalentemente in modo atipico con espressioni svariate che un occhio inesperto non sempre sa cogliere.
Nel caso vengano compromesse in tenerissima età le aree cerebrali deputate alla funzioni integrative, il deficit delle abilità complesse cui sovraintendono si evidenzia molto tempo dopo l’inizio dell’insulto, ben oltre la finestra temporale di 48-72 ore arbitrariamente stabilita dal Ministero della Salute perché possano palesarsi reazioni avverse all’inoculo di un vaccino.
Infatti la maturazione di linguaggio, capacità di analisi, problem solving, memoria di lavoro, astrazione, gestione dell’interplay sociale, maturano in epoche assai successive a quella in cui si praticano le vaccinazioni anti-infettive di massa.
A causare la sofferenza cerebrale di tanti bambini è stato un processo immunologico, scatenato dai vaccini, lento e subdolo,che si è protratto nel tempo, causando quella profonda sofferenza cerebrale, oggi indicata col termine di “Encefalopatia post-vaccinica”.
I meccanismi immuno-allergo-tossici innescati dai vaccini di nuova generazione sono ormai ben descritti in una corposa bibliografia, alcuna disponibile in italiano, tra cui Heinrich KremerSistema Immunitario e Vaccinazioni”, Prof. Yeuda ShoenfeldVaccines and Autoimmunity”. Ulteriori informazioni derivano dallo studio di materiale autoptico referti autoptici su cervello di bambini e ragazzi autistici deceduti per eventi traumatici.

Ad ulteriore arricchimento della trattazione, aggiungo che il patologo olandese E. De Vries ha dimostrato che il cervello dei bambini, a causa della propria immaturità, non è in grado fino a circa il terzo anno di vita di reagire al danno causato dalla vaccinazione come farebbe in età successive .

Un danno funzionale non si rileva dall’indagine strutturale dell’encefalo, per questo la Risonanza Magnetica Cerebrale della maggior parte dei bambini con disturbo dello spettro autistico eseguita senza mezzo di contrasto non mostra “alterazioni “ della struttura anatomica. Quando presenti, queste sono associate a quadri clinici diversi dall’autismo, di gravità ancor maggiore: svariati deficit motori, dei nervi cranici, di specifiche aree funzionali dell’encefalo quali atassie, disartrie, paresi oltre che deficit cognitivi e disfunzioni neurovegetative.
L’encefalopatia nel bambino piccolo, poco o per nulla riconoscibile allo stadio iniziale, crea però enormi danni, con conseguenze visibili solo successivamente, con il maturare dell’età.
Alcuni pediatri riconoscono che più precoce è il danno neurologico di un bambino, più gravi saranno le conseguenze successive anche se esplicitate tardivamente. E questo spiega benissimo perché nei paesi dove si vaccina tardivamente si riconoscono più precocemente i danni da vaccino mentre nei Paesi (come l’Italia) dove si vaccina ad una tenerissima età, i sintomi della encefalopatia vaccinica sfuggono.

La recente pubblicazione dei ricercatori Antonietta Morena Gatti e Stefano Montanari, Nanopatologi del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, “Case Studies in Nanotoxicology” pubblicato da Elsevier, comprova la presenza di micro e nanopolveri inorganiche nei vaccini anti-infettivi. Nel caso in cui queste polveri colpiscano il cervello o il microbiota, una formazione di microorganismi con cui siamo in simbiosi, non può esserci sorpresa se si riscontrano effetti patologici a livello cerebrale.
Nel caso in cui sia il cervello l’organo immediatamente interessato dagli effetti deleteri delle nanoparticelle, è probabile i sintomi di sofferenza si manifestino nel giro di poche ore. Fosse, invece, il microbiota ad essere primariamente danneggiato, è ragionevole pensare ad effetti più ritardati. Insomma, le nanopolveri presenti nei vaccini sono potenziali aggressori sia nell’immediato sia a distanza di tempo.

Note concernenti l’encefalopatia autistica

Premessa fondamentale è considerare la differenza tra ciò che viene definito rispettivamente,“Encefalite” ed “Encefalopatia”.
Con riferimento a indiscussi caposaldi internazionali di medicina interna quali il testo Harrison’s, Principles of Internal Medicine, McGrow Hill ed il “National Institute of neurological disorders and stroke”, il termine encefalite indica una affezione infiammatoria cerebrale, acuta o subacuta, che si manifesta con i sintomi del disturbo della coscienza (confusione, ottundimento del sensorio, sonnolenza invincibile, coma) e segni neurologici focali, cioè convulsioni, afasia, aprassia, disturbi della sensibilità e della motilità. Le encefaliti possono essere causate da batteri, virus, protozoi, intossicazioni; spesso la causa è sconosciuta.

Encefalopatia indica una malattia dell’encefalo su base tossica, metabolica, da disfunzione mitocondriale, degenerativa, che si realizza più subdolamente e si manifesta con sintomi diversi e assai più sfumati dell’encefalite acuta quali la progressiva perdita delle abilità cognitive (comprensione, concentrazione, linguaggio e comunicazione, memoria di lavoro, possibilità di fare previsioni, in breve la capacità di ragionare).
Tali definizioni valgono per tutte le età, con la considerazione che nel bambino molto piccolo, stante l’immaturità del sistema nervoso centrale e la peculiare funzionalità dell’organismo in crescita, l’esordio sintomatologico può essere assai sfumato e misconosciuto e che non essendo ancora pienamente mature le funzioni integrative, il riconoscimento del loro danneggiamento sarà assai tardivo.
L’AUTISMO è una malattia moderna segnalata dapprima solo negli Stati uniti negli anni ’40.
Definita allora malattia psichiatrica, viene descritta come una complessa alterazione dello sviluppo neuroevolutivo che interessa l’area della interazione sociale e della comunicazione verbale e non verbale. I bambini colpiti, prevalentemente maschi, non sembrano interessarsi all’ambiente.
Il linguaggio verbale spesso è assente, mentre se presente, è “disfunzionale”, cioè non viene usato a fini comunicativi.
In anni recenti, l’aumento quasi epidemico dei casi di autismo ha consentito l’osservazione e lo studio di una casistica assai ampia, ottenendo una miglior definizione dei sintomi ed una più approfondita comprensione degli stessi e della malattia che li provoca.
Così oggi, quel che viene indicato come “AUTISMO”, “SINDROME AUTISTICA” o “DISTURBO DELLO SPETTRO AUTISTICO”, inserito nel DMS V, manuale di statistica dei disturbi mentali, non è definibile Malattia Psichiatrica bensì il corredo sintomatologico comportamentale di una profonda sofferenza immunologica, metabolica e neurologica che interessa elettivamente le aree cerebrali associative ossia quelle deputate alla integrazione delle afferenze neurosensoriale .
Queste aree sono fisiologicamente immature nel bambino piccolo ed il loro studio è giocoforza difficoltoso.
Nei bambini colpiti, pur non essendo deficitari gli organi di senso, sono presenti alterazioni della integrazione neurosensoriale con ricaduta sulla decodifica di tutte le delle afferenze sensoriali.
Comuni sono la difficoltà del controllo dello sguardo, della decodifica dei suoni, della motricità fine, della coordinazione oculo-manuale e grosso motoria, l’alterata percezione del dolore, del gusto, del tatto, del calore, gli acufeni, l’ipersensibilità uditiva, le cefalee, i disturbi del sonno, le infezioni ricorrenti delle vie aeree e dell’orecchio medio, la dermatite atopica, svariate allergie, disfunzioni immunitarie; costanti sono i sintomi gastrointestinali, talvolta anche gravi .
L’attenzione e la comprensione sono assai carenti, così pure tutte le altre funzioni cognitive. In un quinto dei casi possono manifestarsi convulsioni.

Negli Stati Uniti numerosissime ricerche comprovano che nei bambini autistici sono presenti:

  • deficit di glutatione
  • scarsa efficienza della metilazione
  • deficit di solfatazione
  • aumento della permeabilità intestinale
  • disbiosi cronica
  • candidosi intestinale
  • infestazione cronica da elminti
  • deficit di acidi grassi
  • squilibrio immunologico
  • autoimmunità
  • anticorpi contro proteine gliali e mieliniche
  • alterazione della funzione mitocondriale con deficit energetico
  • rigidità di membrana
  • deficit di fosfatidilcolina
  • carenza di neurotrasmettitori
  • presenza di falsi neurotrasmettitori
  • peptidi oppiati e altre molecole neurolettiche di origine intestinale
  • tossicità da accumulo di mercurio allumino e altri metalli pesanti
  • deficit di oligoelementi
  • elevata richiesta di nutrienti funzionali
  • polimorfismi dei geni della detossificazione.

La forma più comune oggi è indicata come l’AUTISMO REGRESSIVO, così chiamato perché si manifesta dopo un periodo, più o meno lungo, di sviluppo regolare in bambini che non presentano alterazioni genetiche, malattie metaboliche congenite, malformazioni cerebrali, né hanno patito una sofferenza perinatale.
Lasciata a sé stessa, la malattia non evolve verso la guarigione, anzi i più peggiorano i sintomi con il passar degli anni, con uno scadimento progressivo della salute e della qualità della vita.
Un tempo l’AUTISMO era rarissimo, 1-2 casi su 10.000 nati vivi. Negli Stati Uniti, dalla metà degli anni ’80, si è registrato un aumento del numero di casi.

I dati del CDC pubblicati nello corso del 2016 e riferiti all’anno 2012, indicano che un bambino su 68 negli USA è affetto da autismo, con una progressione stimata nel 100% ogni cinque anni.
Tali dati sono stati, quindi, riconfermati dal CDC, per il 2014, con un rapporto 1:46. Tale sarebbe anche l’incidenza della malattia in Italia, secondo lo stesso CDC.
Nel nostro paese è difficile avere dati numerici attendibili poiché essi provengono quasi esclusivamente dal Ministero dell’Istruzione, sono riferiti alle richieste di insegnanti di sostegno scolastico; si stima che in Italia almeno un bambino su 100 sia affetto da sindrome autistica.

Considerando, invece, l’intera gamma dei disturbi del neurosviluppo, il numero di richieste di insegnanti di sostegno nella scuola primaria, ammonta a 1 ogni 50 bambini iscritti.
L’AUTISMO regressivo è oggi l’elemento unificante di popolazioni che vivono in aree geografiche assai diverse, che hanno culture, religione, alimentazione diverse, ma gli stessi vaccini.
Milioni di genitori sostengono che i propri figli si siano ammalati dopo la somministrazione delle vaccinazioni. Le uniche aree libere d’America sono le comunità Amish dello Iowa e della Pennsilvanya. Le uniche eccezioni sono rappresentate da diversi bambini vaccinati che sono stati adottati (riferimenti 1 ; 2).
Inoltre, alle campagne vaccinali infantili nei paesi Africani ha fatto seguito la comparsa di AUTISMO, prima sconosciuto.
È ormai disponibile a livello mondiale una notevole quantità di dati epidemiologici e di studi clini che indicano che l’epidemia attuale dell’autismo regressivo e del dilagare di disturbi dello sviluppo evolutivo e del comportamento e dell’apprendimento si realizza nell’organismo infantile nella delicata fase di sviluppo, in bambini con particolare suscettibilità, come effetto di fattori ambientali, inquinamento dei cibi ed ambientale, e l’inoculazione di numerose dosi di vaccinazioni multivalenti in età precoce.

La genetica e l’autismo

All’oggi non esiste prova che l’AUTISMO sia una malattia genetica né, tanto meno, una malattia genetica ereditaria, ossia dovuta ad una specifica mutazione parentale che colpisca la linea germinale e quindi sia trasmessa alla progenie.
Infatti, la definizione di malattia genetica si applica a quelle malattie, fenotipicamente omogenee, causate da una specifica alterazione del materiale cromosomico, riscontrabile in tutti i soggetti affetti.
Nonostante le estese ricerche di mutazioni di geni implicati nella migrazione e differenziazione neuronale, nello sviluppo delle sinapsi e nella maturazione delle reti neuronali, non è stata identificata alcuna mutazione specifica riscontrabile in tutti i soggetti affetti da autismo, né in una significativa percentuale di essi.
Al contrario, i numerosissimi studi eseguiti hanno identificato nei bambini affetti soltanto polimorfismi genici, cioè varianti specifiche della normale espressione di un gene. Ciò smentisce ulteriormente la tesi dell’origine genetica dell’autismo regressivo, in quanto i polimorfismi , varianti della normale espressione genica sono, per definizione, innocui, come bene espresso dalla genetista italiana Nicoletta Arcidiacono.
E’ necessario qui fornire alcuni elementi più spiccatamente tecnici per una maggior comprensione dell’argomento.

Le moderne acquisizioni della Genetica mostrano che se si confrontano due sequenze del DNA dello stesso locus genico, 1 base nucleotidica su 500 è variata (SNAPs – Single Nucleotide polymorphysm).
Questi polimorfismi rappresentano il 90% della variabilità presente nel nostro genoma, fatto che non comporta l’espressione di alcuna patologia.
(Rocchi M, Arcidiacono N. Plasticity in Evolution of genomic disorders: the genomic basis of disease. P Stankiewcz and JR.LuPski editors. Humana Press, 2005).

La genetica è la branca della medicina che più è progredita in questi anni, basti pensare al Junk DNA, ai meccanismi epigenetici, al peso dello stress ossidativo e del metabolismo sui geni, alle modalità interattive tra tossine ambientali e geni. Tuttavia, nonostante le ingenti risorse indirizzate alla ricerca dell’origine genetica dell’AUTISMO, ad oggi non è stato identificato alcun gene per l’autismo.
Ciò che la moderna genetica ha scoperto è l’esistenza di numerosi polimorfismi dei geni della detossificazione, cioè i geni deputati alla sintesi degli enzimi delle detossificazione, quali il sistema del Citocromo P 450, glutatione-transferasi, Catalasi, Superossido-dismutasi, 8-oxiguanosina-glicolasi, come pure l’esistenza di specifiche varianti in eterozigosi del MHTFR, metil-tetraidrofolato reduttasi e della Apolipoproteina A.
Alcuni di questi polimorfismi comportano sia una minore che una maggiore produzione degli enzimi della detossificazione e della metilazione; tuttavia, essendo questo un processo assai delicato, un suo sbilanciamento comporta la difficoltà a smaltire sia i radicali liberi, che le numerose tossine di origine metabolica ed ambientale, sia i farmaci, compresi i vaccini.
Questo fatto può spiegare la maggior fragilità di alcune persone, portatori di polimorfismi svantaggiosi, nei confronti delle tossine, siano esse di origine biologica, come frammenti nucleari e proteine eterologhe, metalli pesanti, sostanze chimiche sintetiche, comprese quelle abbondantemente presenti nei vaccini ed inoculate con essi.
Analogamente, anche chi è portatore degli HLA associati a malattie neurologiche e malattie autoimmuni è a rischio di reazione avversa di tipo immuno-allergo-tossico.
Ulteriore elemento che invalida l’ipotesi di una origine genetica della malattia è lo spaventoso aumento dei casi di autismo negli ultimi vent’anni: non è mai esistita nella storia dell’Umanità una epidemia di una malattia genetica né potrebbe realizzarsi, alla luce delle conoscenze della Genetica.
Inoltre, contrariamente a quanto accade nelle autentiche malattie genetiche, l’espressione clinica dell’autismo è ampliamente variabile e nello stesso bambino può mutare da un giorno all’altro, ad esempio migliorare in caso di febbre o quando si risolvono sintomi gastrointestinali o allergici.
Nel caso della Sindrome di Down, malattia genetica, la relazione tra causa ed effetto è chiara. Ma, nel complesso, la genetica dell’AUTISMO è tutt’altro che semplice e chiara.

Dopo che lo Human Genome Project e Celera Genomics, nel 2001, hanno mappato il genoma, decine di istituzioni in diciannove Paesi si sono consorziate per creare l’Autism Genome Project (AGP), un progetto per la ricerca sulle basi genetiche dell’autismo. Utilizzando un database di 1400 famiglie, questo consorzio ha messo a punto il gene chip, una tecnologia funzionante a livello di risoluzione molto più alto rispetto ai metodi precedenti, che ha consentito di osservare migliaia di varianti del DNA tutte insieme su un unico chip invece che una alla volta. Al termine della fase 1 dell’AGP, nel 2007, il consorzio pubblicò in Nature Genetics un articolo (il primo di una lunga serie) che identificava alcune particolari aree del genoma come “ipotetiche” favorenti l’autismo. Tra le strade indicate per la ricerca futura suggerivano di valutare le mutazioni di un gene che codifica una proteina chiamata neurexina. Questa scoperta cercava di confermare i risultati della ricerca precedente, che aveva identificato una mutazione nella codifica della proteina SHANK3. Ma, oltre a indicare una direzione alla ricerca futura, l’articolo dimostrava la strategia che i ricercatori dell’AGP avevano utilizzato per rilevare le mutazioni. Essi cercavano delle CNV (copy number variations), ovvero duplicazioni sub-cromosomiche, delezioni o riarrangiamenti di sezioni di DNA, che hanno la potenzialità per alterare il funzionamento di un gene e sono in gran parte ereditarie. Tuttavia, alcune CNV non sono ereditarie e sorgono spontaneamente (mutazioni de novo) e in larga maggioranza sono benigne. Infatti, gli stessi genetisti stimano che ogni genoma (il DNA unico di ognuno) potrebbe contenere migliaia di CNV, senza causare alcuna patologia, in quanto sono espressione dell’unicità di una persona.
L’ipotesi che l’autismo potesse risalire a una o anche ad alcune variazioni genetiche divenne sempre meno realistica alle soglie del 2010. Quando terminò la fase 2 dell’AGP, che attingeva al DNA di 996 bambini statunitensi e canadesi in età di scuola elementare diagnosticati con Disturbo dello Spettro Autistico, dei loro genitori e di 1287 soggetti di controllo, i ricercatori avevano identificato decine di CNV potenzialmente associate ai DSA ma nessuna di queste garantiva l’espressione della malattia.
Nel 2012 i genetisti avevano associato i DSA a centinaia di CNV. La ricerca venne ulteriormente complicata dal fatto che moltissime CNV sembravano essere, se non uniche, almeno estremamente rare. A tutt’oggi non c’è alcun ricercatore al mondo che possa affermare di aver trovato il gene o i geni responsabili di qualsivoglia malattia psichiatrica, ma nemmeno di avere individuato, senza ombra di dubbio, il posto dove cercarli. Inoltre, nessuna delle varianti genomiche che sono state individuate finora è stata osservata più di due volte nei campioni dei soggetti osservati, e la maggior parte sono state osservate una volta sola.
Nel settembre 2012 un articolo pubblicato dalla rivista Science, (The Emerging Biology of Autism Spectrum Disorders. Science. Sep 14, 2012; 337(6100): 1301–1303) riferiva gli straordinari progressi realizzati nell’identificazione di possibili CNV legate all’autismo ma senza alcun singolo locus che rendesse conto di più dell’1% dei casi.

Concludendo

I vaccini fanno parte del bagaglio terapeutico del medico, come gli antibiotici, gli ormoni, gli steroidi, le vitamine, il taglio cesareo e la colecistectomia. Come ogni altro strumento terapeutico essi vanno usati solo quando indispensabili, tenendo conto di indicazioni, controindicazioni, effetti collaterali e possibili effetti avversi, ossia del rapporto rischio/beneficio per ogni specifica persona.
Trattandosi di una terapia preventiva eseguita su soggetti sani e, nel caso della pratica della vaccinazione di massa, su organismi immaturi nella delicata fase della crescita, essi devono essere approntati col massimo della cura.
Idealmente, i vaccini anti-infettivi dovrebbero avere solo trascurabili effetti collaterali e nessun effetto avverso .
Purtroppo, come ogni altro strumento terapeutico anche i vaccini possiedono effetti collaterali e possono provocare effetti avversi anche gravissimi.
Una farmacovigilanza falsa ed inefficiente non garantisce né i pazienti, né i medici, né risulta utile al progresso dei farmaci stessi.
Il bene primario della persone che a noi Medici si affidano deve essere la nostra sola guida, se ancora rispettiamo quel voto che ha attraversato i secoli: il Giuramento di Ippocrate.

Avete radiato colpevolmente la Dottoressa Gabriella Lesmo, facendo contenti i vostri padroni, pensando così di azzittire uno dei più prestigiosi messaggeri di verità in tema di autismo da vaccino in Italia. Orbene, in verità, con il vostro crimine ideologico contro l’umanità, avete scatenato contro di voi il peggior boomerang di sempre, perché non potrete mai più fermare la divulgazione del nostro messaggio nemmeno con la più becera censura.

 

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