L’obbligo vaccinale NON ha funzionato

Quando il Ministero della Salute ha reso pubblici i dati sulle coperture vaccinali in Italia, sono stati accolti con entusiasmo da molti ignoranti. Per costoro si trattava indubbiamente di una notizia positiva, pur se gli addetti ai lavori nutrivano qualche remora ad accogliere altrettanto positivamente molti titoloni dei giornali che mettevano in risalto, più o meno, il fatto che la legge sull’obbligo era risultata efficace, nonché i commenti sui social degli improvvisati pro-scienzahhh.

In verità i dati del Ministero della Salute indicano che le coperture a 24 mesi sono aumentate in modo del tutto insignificante: la percentuale di vaccinati contro la polio [utilizzata erroeneamente come unico indicatore della copertura per l’esavalente] è aumentata di 1,2% rispetto alla precedente coorte di nati [da 93,3 a 94,5%], mentre i vaccinati contro il morbillo sono aumentati del 4,4% [da 87,3 a 91,7%]. Sono aumentate lievemente anche le coperture per i vaccini non obbligatori [del 2,4% sia quella contro lo pneumococco che quella contro il meningococco C].

Di fronte a questo aumento di copertura sono stati sparati titoloni ad effetto, ma l’obbligo ha davvero funzionato? Assolutamente no, dal momento che la realtà è più complessa di come è stata dipinta dai media, così come è stato ammesso anche da qualche esponente pro-vaccini dotato ancora di un neurone indipendente non allineato al pensiero unico in Medicina.

In primo luogo, occorre considerare che le vaccinazioni esavalente e anti-pneumococco vengono somministrate nel primo anno di vita e non è possibile sapere, in base ai dati disponibili, quanti bambini sono stati vaccinati nel 2016 [prima, dunque, del dibattito sull’obbligo e dell’entrata in vigore della legge] e quanti sono stati “recuperati” dopo.

In secondo luogo, la stessa considerazione può valere anche per la vaccinazione antimorbillo, generalmente effettuata tra il 13° e il 15° mese: quanti erano già stati vaccinati prima del luglio 2017? ….. Tra l’altro, un aumento della percentuale di vaccinati contro il morbillo [+ 2% rispetto al precedente anno] era stato osservato anche nel 2016.

In terzo luogo, dal punto di vista prettamente attinente al cosiddetto “metodo scientifico”, l’osservazione di un aumento della percentuale di vaccinati dopo l’obbligo è considerata un’evidenza di bassa qualità [potremmo equipararla ad un banale indizio].

Pertanto, era troppo presto per poter valutare in maniera compiuta il potenziale impatto dell’obbligo vaccinale, che forse potrebbe apparire più evidente con i dati 2018. La legge, infatti, è stata approvata il 28 luglio 2017 e il termine ultimo per “mettersi in regola” con le vaccinazioni era lo scorso marzo.

Però, proprio ieri, il nuovo governo ha finalmente congelato un provvedimento pasticciato, discriminatorio, che ha diviso le famiglie e ha diviso anche la comunità scientifica [quella seria, mica quella professata da certi DJ che hanno scelto la Professione medica per fare cabaret dal pulpito universitario Vita e Salute di Milano].

La verità trasmessa dai dati è visibile agli occhi di tutti gli uomini dotati di un cervello funzionante, senza alcun conflitto d’interessi nella produzione di vaccini o sue componenti.

La situazione delle coperture vaccinali al 31 dicembre 2017 è palesemente al di sotto delle loro aspettative. Per l’esavalente sono vicini, ma ancora ben sotto, la empirica soglia del 95% [fatto salvo che per le vaccinazioni contenute nell’esavalente parlare di questa percentuale come soglia per l’immunità di gregge non è corretto], mentre per il morbillo, pur con un aumento rilevante dei vaccinati, sono sempre lontani dal raggiungere la soglia. Ovvero, quell’obbiettivo aziendale imposto dalla Global Health Security Agenda per promulgare una legge criminale.

Esaminando in particolare i dati di due contesti regionali in cui è stato da subito più vivo il dibattito, ci si accorge che la situazione appare non del tutto soddisfacente. E ci si rende conto altresì delle bugie divulgate dai media, e da taluni esponenti di partito, e di come la coercizione ha scaturito un effetto contrario.

Il primo esempio è l’Emilia Romagna, Regione in cui nel 2017 era già presente una legge che vincolava l’accesso ai nidi ai vaccinati contro difterite-tetano-polio-epatite B. Nonostante questo, l’Emilia Romagna è tra le 10 regioni italiane in cui la copertura nei nati nel 2015 è inferiore al 95%. Il secondo esempio è la Lombardia: nel 2016 era la regione con la percentuale più elevata di vaccinati contro il morbillo (93,4%), mentre nel 2017 questa percentuale è variata di poco (93,9%).

Questi dati non fanno altro che confermare come molti genitori che non vaccinano i loro figli non sono affatto dei somari irresponsabili, ma verosimilmente nutrono timori fondati nei confronti di specifici vaccini. E in molti casi sono stati guidati nella loro scelta da operatori sanitari rispettosi e per nulla intimiditi da politicanti [e venditori di fumo] che hanno intascato le mazzette di Big Pharma per promuovere un programma vaccinale senza precedenti al mondo sulla pelle dei nostri figli.

 

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