Bimbo non vaccinato segregato all’asilo peggio di un delinquente

Da decenni lavoriamo negli enti ospedalieri d’Italia e da decenni abbiamo assistito pazienti sottoposti a chemioterapia e/o radioterapia a seguito di trapianto di midollo osseo. Orbene, come abbiamo già evidenziato nel nostro articolo “Vaccini: speculazione sugli immunodepressi“, nessuno MAI ha considerato a rischio la frequenza scolastica di queste persone né MAI è stata vincolata al fatto che in classe vi fossero più o meno bambini/studenti non vaccinati.

Ed ancora, il problema maggiore per gli immunodepressi non è quello di non frequentare persone non vaccinate, ma, come viene stabilito a chiare lettere da qualunque procedura operativa riguardante le raccomandazioni da assumere in caso di immunodepressione, è quello di frequentare persone vaccinate soprattutto con vaccini a virus vivi [anche se attenuati] perché esiste il rischio elevatissimo di contrarre la malattia a causa del virus vaccinale.

E’ sacrosanto ricordare che qualunque persona venga vaccinata con un vaccino a virus vivi [anche se attenuati] è da considerarsi un rischio per le altre persone a seguito della replicazione virale che avviene soprattutto nei 15 giorni successivi la somministrazione della vaccinazione. Inoltre, ancor prima che scoppiasse questa schizofrenica polemica politica in cui naviga una massa di ignoranti [targati Partito Democratico], mai nessun medico vincolava il rientro nella comunità scolastica di alcun bambino e/o studente.

Fatta questa doverosa premessa, è notizia di ieri che in una scuola per l’infanzia di Settimo Torinese un bambino non vaccinato è stato di fatto segregato – se non tenuto sotto sequestro – in un’aula da solo, lontano dai suoi compagni. La sua colpa? Nessuna. Il bambino è sanissimo! Non è malato, non è infetto, né risulta portatore di chissà quale pericolosa patologia, ed in più è l’unico bambino non vaccinato: se tutti gli altri sono vaccinati, cos’hanno da temere? Ed inoltre: quale è lo stato vaccinale di tutto il personale della scuola?

Eppure, manco fosse un pericoloso delinquente, il bambino è stato segregato da solo in un’aula differente da quella frequentata dai suoi compagni, fino a quando nel pomeriggio non è stato riconsegnato alla sua famiglia. E, paradosso della vicenda, poco importa se l’appuntamento per sostenere il colloquio con la ASL è già stato fissato per il prossimo 21 settembre, come prevede di fatto la Legge 119/2017.

I genitori pretendono “a ragione” di eseguire il dosaggio di anticorpi prevaccinali che, tra l’altro, in più di una circostanza, abbiamo evidenziato che rientra fra le “Prestazioni di prevenzione gratuite ai sensi del DM 1/2/1991 in quanto disposte nel prevalente interesse pubblico“, altresì ribadito dall’art. 7 della Legge 210/92 e dall’art. 1 comma 4 lettera b del D.Lgs.124/1998 [quest’ultimo con particolare riferimento alle vaccinazioni raccomandate].

Per effettuare questi esami gratuitamente in regime di SSN – ribadiamo – occorre quanto segue:

deve esistere sul territorio un laboratorio che li esegua [azienda ospedaliera oppure  laboratorio accreditato];
– deve esserci volontà politica della ASL di recepire il suddetto DM e fornirli ai cittadini, il che si traduce nella stipula di accordi fra la ASL e la struttura erogatrice in cui la ASL accetta di pagare e concorda il prezzo delle prestazioni;
gli esami sono gratis solo se a prescriverli sono i medici funzionari ASL, ossia gli ex ufficiali sanitari, oggi “medici incaricati di sanità pubblica”, tra i quali rientra il medico vaccinatore.
a questo punto la prestazione risulta esente da ticket per categoria, con codice di esenzione già previsto in tariffario regionale “P03 – Prestazioni specialistiche correlate alla pratica vaccinale obbligatoria o raccomandata“.

Ricordiamo altresì che non è così raro il fatto che in persone non vaccinate siano risultate positive le titolazioni anticorpali. E questo si spiega semplicemente col fatto che una persona con un sistema immunitario forte e sano può entrare in contatto – per esempio – con uno dei comuni esantemi infantili senza sviluppare malattia ma generando ugualmente la cosiddetta “memoria immunologica”.

Oggi il bimbo è stato ammesso nella sua classe, anche a seguito dell’esposto presentato dal padre presso la Procura della Repubblica di Torino che valuterà nei prossimi giorni eventuali ipotesi di reato.

Orbene, per quanto possiamo affermare, in questo caso siamo di fronte a un chiaro sequestro di persona e violazione dei più elementari diritti internazionali del fanciullo. Sarà un caso ma la Dirigente Scolastica si nega a qualunque chiarimento. Perché?

Nessuna Legge vigente impedisce l’accesso ai bambini regolarmente iscritti, neanche la Legge Lorenzin.

Molto brevemente, è bene ricordare che la Legge 119/2017, la legge nazionale sull’obbligo vaccinale, non crea alcun impedimento per la partecipazione ai servizi scolastici ma definisce la documentazione vaccinale come “requisito d’accesso“. La questione del “requisito d’accesso” è un passaggio molto importante da comprendere in quanto sono proprio le numerose ed errate interpretazioni di questo termine che hanno portato dirigenti, avvocati, genitori e chiunque altro interessato alla materia a credere che la “frequenza scolastica” oppure “l’accesso ai servizi educativi” sia vincolata alla presentazione della documentazione di cui all’Articolo 3 della Legge 119/2017.

I servizi educativi per l’infanzia [nido 3-36 mesi; scuola per l’infanzia 3-6 anni e i nuovi servizi 0-6] sono regolamentati da Leggi nazionali ed internazionali, garantiti ed assicurati dallo Stato, anche se le competenze legislative sono demandate alle Regioni, che ne hanno lecita competenza, con supporto dalle ASL; mentre i Comuni ne hanno la gestione, coordinati per l’adeguamento al Ministero dell’Istruzione, e decidono i termini per la partecipazione. Orbene, non esiste una sola Legge specifica che regolamenti l’accesso scolastico ma tutte le Leggi, internazionali, nazionali e regionali, che ci portano ad una sola considerazione: l’iscrizione è consentita a tutti i bambini, logicamente rientranti nella coorte d’età specifica e al grado scolastico prestabilito.

I servizi educativi per l’infanzia, intesi come nidi 0-3, materne 3-6 o servizi 0-6, con iscrizione verticale, sono gestiti da regolamenti e bandi che permettono a tutti i minori di essere iscritti in base esclusivamente al grado scolastico necessario all’età del bimbo.

Dovendo le amministrazioni stabilire dei criteri equi per garantire l’accesso scolastico, i quali vengono decisi tramite il Consiglio di Nido o delle Famiglie e sancito con delibera comunale e nel totale rispetto delle Leggi vigenti e della Costituzione, in quanto solitamente le richieste d’iscrizione sono superiori ai posti disponibili nelle varie strutture pubbliche o private convenzionate, viene utilizzato il principio di gradualità con tutta una serie di requisiti d’accesso con un corrispondente punteggio.

L’iter che una famiglia deve seguire quindi è verificare che il proprio figlio rientri nel range di età indicato nel bando, compilare la domanda di iscrizione [che viene fatta solo la prima volta] presentandola nei termini temporali stabiliti anch’essi nel bando ed attendere la pubblicazione delle graduatorie.

Quando i posti disponibili sono inferiori al numero delle domande di iscrizione, verrà effettuata una selezione. Assieme ai requisiti d’accesso, la posizione in graduatoria potrebbe essere modificata dai diritti di precedenza, con disabilità, situazioni disagiate ed i frequentanti che non fanno graduatoria, ma hanno accesso diretto. Tuttavia le domande fuori graduatoria non verranno scartate, ma formeranno un’ulteriore graduatoria al fine di attribuire eventuali posti di rinunciatari o di ritiri durante il calendario annuale.

Viceversa, quando i posti disponibili nelle strutture sono superiori al numero delle domande di iscrizione, non ci sarà alcuna selezione e a tutti i minori verrà assegnato un posto. Questo anche quando alcuni requisiti d’accesso non saranno presenti come ad esempio la residenza nel Comune che indice il bando.

Ecco che la documentazione richiesta dalla Legge 119/2017 non introduce alcuna novità nelle iscrizioni ai servizi educativi per l’infanzia, non crea un nuovo atto normativo sull’accesso scolastico, se non quella di introdurre un ulteriore requisito d’accesso al pari di tutti gli altri, che può causare una penalizzazione ma non esclude nessuno!

In sostanza ciò che consente l’accesso ai servizi non sono i requisiti bensì la domanda d’iscrizione e la successiva accettazione“. Pertanto, cari genitori, non fatevi togliere un diritto sacrosanto, come la socializzazione e l’istruzione, con una bugia ministeriale diffusa con la complicità dei media asserviti agli industriali del farmaco.

Il discorso cambia quando prendiamo in esame la fascia di età da 6 a 16 anni, perché trattasi della così detta scuola dell’obbligo ovvero l’obbligatorietà di ricevere istruzione. In questo caso i requisiti d’accesso non esistono in quanto all’atto dell’iscrizione non vengono richieste le situazioni lavorative dei familiari, la residenza e tutto ciò che può servire a stilare una graduatoria, in quanto in questa fascia d’età tutti i minori devono avere accesso alla scuola e lo Stato deve garantire sufficienti posti a soddisfare la domanda. L’unico requisito richiesto per iscriversi, anche qui, è la coorte d’età.

 

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