Meningite in provincia di Bergamo: non è emergenza sanitaria

Proseguiamo a ripetere e proseguiremo a ripeterlo fino alla noia: la meningite può essere determinata da diversi agenti batterici e virali, ha una bassa contagiosità, solo una piccolissima parte di chi viene a contatto con l’infetto o il portatore si ammala a sua volta, è indispensabile sostenere il sistema immunitario evitando di abusare con farmaci immunosoppressori quali cortisonici, antibiotici, e anche inutili farmaci-vaccini suggeriti da coloro che seguono le mode imposte dai calendari vaccinali confezionati dalle industrie del farmaco.

I Sindaci del territorio hanno più volte ribadito che, pur essendoci comprensibile apprensione nella popolazione, non esiste alcuna emergenza sanitaria. Dei 5 casi di sepsi meningococcica (due dei quali mortali derivati da meningococco di tipo C) che hanno interessato le aree montane della provincia di Bergamo, la zona di Basso Sebino e la Valle Calepio, gli esami di laboratorio hanno chiarito che uno di essi (tra l’altro in netto miglioramento) riguardava il meningococco di tipo B. Inoltre, i casi rientrano nelle statistiche fisiologiche della Regione Lombardia (nel 2019 si registrarono 35 casi di meningite, nel 2018 i casi furono 34).

Anche questa volta, la parte del leone l’hanno fatta come sempre i giornalisti nel terrorizzare la popolazione. E poi non poteva mancare la pseudostar del web che dispensa consigli, conditi da un racconto davvero pittoresco, che potrebbero suggestionare la mente dei più deboli, soprattutto se si omettono alcuni particolari tutt’altro che trascurabili.

Citiamo testualmente ciò che viene dichiarato nell’articolo

Nel Regno Unito, infatti negli anni ‘90 si verificavano moltissimi casi di meningite: più di 1.500 casi all’anno, quasi tre al giorno. Nel 1999 un ricercatore italiano, l’amico carissimo Rino Rappuoli, presenta agli inglesi il vaccino che ha messo a punto e viene decisa un’azione senza precedenti: vaccinare in un anno tutti gli inglesi dall’età di 2 mesi fino a 18 anni, cosa che avviene con un’altissima adesione volontaria, arrivando a una copertura superiore al 95%.

Risultato: la malattia si è azzerata. Sparita. Scomparsa. Scomparsa non solo tra i vaccinati, ma anche tra le persone che il vaccino non l’avevano mai visto, perché il batterio, grazie alla vaccinazione dei più giovani, aveva smesso di circolare.

Ognuno è libero di credere a ciò che vuole, però c’è un limite oltre il quale non si può più sopportare la falsità.

 

Entrando nei dettagli divulgati nel libro Vaccini e Vaccinazioni del compianto Prof. Bartolozzi, è possibile sbugiardare un incompetente e confrontare l’incidenza reale della meningite neningococcica nei diversi Paesi

Come potete vedere, malgrado la propaganda dei miracolosi vaccini del 1990, la malattia NON si è azzerata. La malattia NON E’ sparita. La malattia NON E’ scomparsa.

Inoltre, aver preso ad esempio il Regno Unito fa scivolare il nostro eroe nel ridicolo, e dimostra quanto costui non ha mai avuto esperienza diretta in alcuna corsia d’ospedale. Infatti, tant’è.

I virus (non i batteri) sono la causa più comune di meningite negli adulti nel Regno Unito perché le vaccinazioni hanno creato un terreno favorevole alla crescita esponenziale virale, vi sono sostanziali ritardi nella gestione diagnostica e terapeutica della malattia negli ospedali e il recupero dalla meningite virale può essere problematico e lungo per i pazienti. Questo in breve il quadro presentato su Lancet Infectious Diseases da un gruppo di lavoro dell’Institute of Infection and Global Health della University of Liverpool.

Inoltre, sempre in riferimento al Regno Unito, si apprende che la meningite batterica, sia essa dovuta a Neisseria meningitis, Streptococcus pneumoniae, Haemophilus influenzae di tipo b o ad altri patogeni, è in genere determinata da una cascata di eventi che comportano la colonizzazione del nasofaringe e/o dell’orecchio medio e successivamente la disseminazione nel torrente ematico, il superamento della barriera emato-encefalica e l’invasione dello spazio subaracnoideo. Questa cascata di eventi, non soltanto genera un risultato negativo dell’emocoltura ma è l’unica ragione dei casi “fulminanti” che colpiscono anche i soggetti vaccinati, perché una via di infezione così diretta, e così veloce, non consente al sistema immunitario il tempo necessario ad attivare e organizzare i necessari meccanismi di difesa.

Ripetiamo alcune utilità per non cadere nella rete della psicosi

E’ importante sottolineare che lo stato di portatore sano è un processo immunizzante. Ovvero, è stato osservato che anche dopo la colonizzazione con un ceppo di meningococco non tipizzabile (per esempio Neisseria lactamica) compare un’attività battericida verso i ceppi appartenenti a gruppi specifici, come A , B , C e Y. Ciò suggerisce che questi microrganismi sono capaci d’indurre anticorpi che cross-reagiscono verso altri gruppi, sia durante la risposta immunitaria primaria sia nella risposta anamnestica, rendendo di fatto inutile la profilassi antibiotica e/o vaccinale.

Il periodo d’incubazione dall’inizio della colonizzazione nasofaringea alla diffusione al sangue è sempre stato di difficile definizione, anche se sembra molto breve, con una variabilità fra 2 e 10 giorni.

La trasmissione del meningococco avviene attraverso le vie aeree superiori con le goccioline di saliva e di muco. Poiché il meningococco è un germe molto sensibile alle variazioni di temperatura e all’essicamento, esso vive solo pochi minuti al di fuori dell’organismo, per cui la malattia non si diffonde così facilmente come il comune raffreddore o l’influenza.

In un periodo di 3 anni, senza epidemie, è stato visto che il 18% della popolazione diventa portatore, almeno una volta: la durata media dello stato di portatore è stata di 9,6 mesi e nel 38% dei casi ha superato i 16 mesi. La coesistenza di una malattia virale e un’intensa abitudine al fumo aumentano la possibilità di diventare portatore di meningococco (Stuart JM e collaboratori, 1989). L’adulto, in almeno la metà dei casi, ha la responsabilità dell’introduzione del meningococco in famiglia.

La trasmissione della malattia da un soggetto all’altro è documentata raramente, perché sono i portatori più che gli ammalati a rappresentare la fonte di diffusione della malattia.

Quando il meningococco supera le difese aspecifiche, presenti nel muco, aderisce alle cellule non ciliate della mucosa del nasofaringe. La disseminazione dal faringe al torrente circolatorio è sempre seguita da manifestazioni cliniche (e qui soprassediamo sul pessimo stato di preparazione delle giovani leve della medicina, anche per la pessima preparazioni dei loro insegnanti).

L’insorgenza della malattia clinica dipende dallo stato immunitario del paziente e da altri fattori, che concorrono a portare il meningococco al di là del nasofaringe, tuttavia meno dell’1% delle persone colonizzate dal meningococco presenteranno una malattia invasiva.

Se è vero che il rischio di malattia meningococcia è più alto nel primo anno di vita, dopo che gli anticorpi acquisiti dalla madre sono diminuiti e prima che il sistema immune specifico sia completamente sviluppato (immunità adattiva), è altrettanto vero che la maggior parte dei lattanti non sviluppa malattie invasive da meningococco, nonostante l’alta frequenza dello stato di portatore nasofaringeo di ceppi patogeni. Questo perché avviene la colonizzazione naturale da Neisseria lactamica, un normale commensale della flora del rinofaringe nei bambini piccoli, che rappresenta un elevato fattore di protezione, e costituisce, di fatto, un meccanismo immune (immunità innata) già presente alla nascita per proteggere il lattante dall’infezione meningococcica, prima che si sviluppino gli anticorpi specifici.

In questa fase è ampiamente riconosciuto che il sistema innato del complemento contribuisce alla precoce protezione anticorpo-indipendente verso tutti i meningococchi.

Pertanto, sostenere il sistema immunitario e attuare corrette abitudini di vita rappresentano la vera forma preventiva a tutela della propria salute, oltre che conservare la facoltà di pensiero critico che taluni pennivendoli cercano di offuscare diffondendo notizie allarmistiche allo scopo di alimentare il commercio di vaccini tutt’altro che sicuri ed efficaci contro i meningococchi (basta leggere i foglietti illustrativi rilasciati dai produttori).

 

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2 pensieri riguardo “Meningite in provincia di Bergamo: non è emergenza sanitaria

  1. Buonasera, abbiamo provveduto a quanto da Lei richiesto.
    Ci auguriamo che identica azione sia stata intrapresa da parte Sua in merito ai nostri contenuti copiati ed incollati (anche da alcuni Suoi collaboratori) sui siti da Lei gestiti.
    Cordialità

  2. Buongiorno, vi scrivo in quanto ex collaboratrice del vostro sito. Appaio ancora come autrice di sito, ma non ho più alcun potere di modificare o rimuovere i miei articoli presenti sul vostro sito. Pertanto vi chiedo cortesemente di eliminare i miei articoli e il mio nome dalle vostre pagine il prima possibile.

    Grazie

    Laura Caselli

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