La tossicità degli adiuvanti in alluminio

In data 3 dicembre 2019 il Comitato sicurezza alimentare [Cnsa] ha avviato una nuova Campagna informativa sul corretto uso dell’alluminio in cucina, attraverso un comunicato e un video esplicativo pubblicati sul sito ufficiale del Ministero della Salute, informando i cittadini in merito ai potenziali rischi per la salute del metallo, le cui particelle potrebbero migrare nei cibi attraverso il contatto con i fogli [carta stagnola] e altri contenitori.

Analogamente ad altri metalli pesanti, l’alluminio viene definito come una sostanza altamente tossica per il sistema nervoso centrale, poiché può accumularsi all’interno di esso passando attraverso la Barriera Emato-Encefalica, una sorta di “scudo” che protegge il tessuto cerebrale dalle sostanze presenti nel flusso sanguigno. Il punto è che normalmente l’alluminio biodisponibile [quello che accumuliamo attraverso l’alimentazione e altre fonti] viene espulso rapidamente attraverso le vie urinarie e non ha tempo di accumularsi nel cervello. Dunque, come indicato dal Ministero della Salute, i soggetti più a rischio sono proprio quelli con ridotta capacità escretoria: anziani e bambini sotto i 3 anni.

Perfetto. Anzi no. Perché a noi sembra tanto una gigantesca presa per i fondelli. Molto spesso leggiamo o sentiamo ripetere che gli adiuvanti di alluminio nei vaccini pediatrici non sono tossici perché “la quantità di alluminio in un vaccino è minuscola” rispetto all’alluminio nella dieta del bambino. In verità, come la maggior parte dei Pediatri, coloro che rilasciano tali dichiarazioni non hanno alcuna competenza rilevante per pronunciarsi, nessuna comprensione della chimica bio-inorganica dell’alluminio, ma si dimostrano comunque felici di respingere la possibilità che un adiuvante in alluminio possa essere tossico. Nella migliore delle ipotesi, possiamo presumere che siano contenti di condividere la loro disinformazione ed ignoranza. Così, nel concedere loro il beneficio del dubbio, potrebbe essere utile fornirgli un’analisi scientifica su questo problema.

Infatti, come abbiamo ben approfondito nel nostro articolo “adiuvanti in alluminio e disordini neurologici” [tra i quali, inutile girarci attorno, è inserito anche il Disturbo dello Spettro Autistico o Autismo che dir si voglia] nel caso di Alluminio assunto con la dieta, solo circa lo 0.25% viene assorbito nella circolazione sistemica [Yokel et al., 2008], ed è rapidamente filtrato dai reni in un soggetto sano con una sana funzionalità renale. Al contrario, l’idrossido di Alluminio [la forma più comune utilizzata come adiuvante nei vaccini] iniettato per via intramuscolare può essere assorbito con un’efficienza del 100% nel tempo [Yokel and McNamara, 2001] e segue un percorso completamente diverso nell’organismo, accumulandosi in altri organi [compresi la milza e il cervello] [Khan et al., 2013].

Inoltre, il risultato della nuova indagine del Prof. Chris Exley pubblicata sul Journal of Trace Elements in Medicine and Biology dimostra quanto sia audace affermare che la quantità di alluminio in un vaccino è minuscola“.

Il Prof. Exley ha testato questa affermazione audace osservando una sola iniezione di vaccino esavalente, Infanrix Hexa, somministrato al 56° giorno di vita di un bambino. Exley ha confrontato questa singola esposizione una tantum all’alluminio [che dovrebbe essere considerata conservativa rispetto all’esposizione effettiva di un bambino all’alluminio nei vaccini] con l’esposizione attraverso la dieta, il latte materno o il latte di formula di un neonato. Quest’ultimo, ovviamente, è una via molto significativa di esposizione dei neonati all’alluminio.

Orbene, il risultato è inequivocabile! Un vaccino adiuvato con alluminio come Infanrix Hexa rappresenta un’esposizione acuta all’alluminio. È acuto rispetto alla tossicità immediata nel sito di iniezione del vaccino, ed è acuto in quanto fornisce alla circolazione sistemica di un bambino 50 volte più di alluminio di quanto sia possibile assumerlo attraverso l’esposizione giornaliera del latte materno.

Quando richiesto dai genitori, e da altre parti interessate, sarebbe ora di smetterla di sentir ripetere dai Pediatri o altri quaquaraquà del web che “la quantità di alluminio in un vaccino è minuscola“. Infatti, tenendo conto del fatto che un bambino in Italia come nel Regno Unito riceverà tre vaccini adiuvati con alluminio il 56° giorno della sua vita [vaccino esavalente Infanrix Hexa, vaccino anti-pneumococcico Prevenar, vaccino anti-meningococco tipo B Bexero], i Pediatri incaricati della salute dei neonati dovrebbero riconsiderare con maggior attenzione se i gravi eventi che si manifestano a seguito di vaccinazione potrebbero essere evitati attraverso cambiamenti del programma vaccinale.

 

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