Virus Cina, un pretesto per produrre un vaccino e nuovi antivirali.

Mentre i media gongolano nella corsa a chi spara numeri più alti nel computo delle vittime in Cina, è iniziata la gara per mettere a punto un nuovo vaccino e un’insalata di nuovi antivirali.

Sono almeno cinque i team internazionali coinvolti nella gara, con l’obiettivo di bruciare le tappe per ottenere il prima possibile quello che normalmente richiede almeno due o tre anni di lavoro. E già si parla di primi test sull’uomo che potrebbero arrivare in tempi record.

Tuttavia, ci sono alcuni tasselli che iniziano ad emergere e sconfessano la versione fin qui divulgata dai media, portando alla luce il solito copione, ben conosciuto e collaudato, come fu per lo scandalo Tamiflu [in occasione del virus dell’aviaria del 2006] e per la pandemia farlocca H1N1 del 2009 che portò ad uno spreco colossale di quattrini da parte di molti governi.

The Lancet

Lo scorso 24 gennaio la rivista scientifica The Lancet ha pubblicato questo articolo: le caratteristiche cliniche dei pazienti infettati dal nuovo coronavirus del 2019 a Wuhan, in Cina. Consigliamo di salvare sempre una copia, prima che sparisca.

Da un’attenta lettura dell’articolo si trova la conferma che il luogo principe del focolaio non è alcun rivenditore del mercato ittico, suggerendo inoltre la possibilità che un’arma biologica [originaria di un laboratorio canadese di armi biologiche] sia stato messo in circolazione per finalità tutt’altro che filantropiche. Esattamente come accade con l’inizio dell’epidemia Ebola nel 2014.

27 pazienti [66%] hanno avuto un’esposizione diretta al mercato ittico di Huanan [figura 1B]. L’esposizione al mercato è risultata simile tra i pazienti in cura in terapia intensiva [nove – 69%] e quelli che non hanno ricevuto cure in terapia intensiva [18 – 64%]. La data di inizio dei sintomi del primo paziente identificato è il 1° dicembre 2019. Nessuno dei suoi familiari ha sviluppato febbre o sintomi respiratori. Non è stato trovato alcun legame epidemiologico tra il primo paziente e i casi successivi.

Laboratorio canadese di armi biologiche ha richiesto i diritti di proprietà intellettuale per Ebola e Coronavirus

Lo scorso 23 gennaio appare sul sito del DailyMail un articolo, degno della trama di un giallo di Jessica Fletcher, dal quale si apprende che la Cina ha costruito un laboratorio a Wuhan per studiare la SARS e il virus Ebola, e gli esperti statunitensi di biosicurezza hanno già avvertito nel 2017 che un virus potrebbe “sfuggire” alla struttura.

Con nostra profonda sorpresa un’altra notizia ancor più fragorosa viene diffusa dal giornalista italiano Paolo Liguori dal TGCom24, da Il Giornale, e molti altri a seguire.

Come sempre accade in questi casi, è partito il festival degli imbecilli per cercare di screditare la notizia.

Tuttavia, come già accaduto in passato in altri laboratori e/o allo stesso CDC di Atlanta, il fatto che un operatore si infetti in un laboratorio di armi biologiche è tutt’altro che impossibile. Pertanto, apprezziamo il fatto che Paolo Liguori ha avuto il coraggio di diffondere la verità.

Ad essa si aggiunge il fatto che il laboratorio canadese di armi biologiche con sede a Winnipeg [Canada] è al centro di una serie di indagini che riguardano la spedizione dei virus Ebola e Coronavirus in Cina. Infatti, a seguito di un torbido contenzioso tra ricercatori canadesi e cinesi, da una parte si accusa la Cina di aver rubato campioni di virus Ebola e Coronavirus da un laboratorio canadese di armi biologche e dall’altra si risponde che probabilmente sono stati gli stessi addetti del laboratorio canadese con sede in Cina ad aver messo in circolazione il Coronavirus.

Fatto sta che Gary Kobinger, ricercatore di virus Ebola presso il laboratorio canadese di armi biologiche di Winnipeg, e l’addetto stampa Eric Morrisette, hanno confermato ai media che le spedizioni di campioni di virus Ebola e di un Coronavirus in Cina sono avvenute seguendo i soliti protocolli. Però, si è poi scoperto che campioni di virus vivi di Ebola e di virus Henipa sono stati inviati in Cina su un volo commerciale Air Canada.

Henipavirus sono virus che albergano nei pipistrelli della frutta. Gli Henipavirus sono in grado di causare malattie zoonotiche, talora mortali, in un gran numero di ospiti, fra cui gli animali domestici e gli stessi esseri umani.

Pertanto, il virus cinese in questione potrebbe essere tutt’altro che il più innocuo Coronavirus.

Il nuovo virus è un’arma biologica?

Per rispondere a questa domanda bisogna prendere in considerazione che in Cina stanno fronteggiando l’epidemia tramite l’utilizzo degli stessi farmaci utilizzati per l’HIV.

La filiale di Pechino della National Health Commission [NHC] cinese ha dichiarato che una combinazione di lopinavir e ritonavir è utilizzata per fermare le infezioni gravi. La combinazione di lopinavir e ritonavir è venduta col marchio Kaletra da AbbVie.

Lopinavir/ritonavir è una associazione farmacologica, caratterizzata dall’unione in una unica capsula di 133,3 mg di lopinavir e 33,3 mg di ritonavir.

L’associazione è utilizzata per il trattamento dell’infezione da HIV e combina lopinavir [che non è in commercio come farmaco a sé stante] con una dose subterapeutica di ritonavir.

Nel 2014, il medico liberiano Dr. Gorbee Logan ha usato un altro inibitore nucleosidico della trascrittasi inversa, vale a dire la lamivudina per trattare i pazienti affetti da virus Ebola con un successo sorprendente.

Il Dr. Logan ha affermato di aver avuto l’idea di provare la lamivudina quando ha letto sulle riviste scientifiche che i virus dell’HIV e di Ebola si replicano all’interno del corpo più o meno allo stesso modo. L’ebola nasce da un’idea dell’HIV“, ha affermato. È un ceppo distruttivo dell’HIV” che suggerisce fortemente come entrambi i virus appartengono allo stesso programma di armi biologiche.

Lopinavir e ritonavir più la lamivudina sono stati tutti usati per trattare con successo l’HIV.

Considerato che nell’articolo pubblicato sulla rivista The Lancet [di cui abbiamo fatto menzione all’inizio] si apprende che è in corso uno studio clinico con lopinavir e ritonavir per trattare i casi del nuovo Coronavirus cinese, induce a pensare che anche il nuovo virus cinese condivide le identiche caratteristiche di virus Ebola e dell’HIV e suggerisce altresì che non è così errato pensare che il nuovo virus cinese sia uscito da un laboratorio dove si sperimentano armi biologiche.

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