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Le vie respiratorie rappresentano la sede preferenziale degli adenovirus: dal 5 all’11% delle malattie respiratorie acute sono legate a questi virus.

Non esiste una particolare localizzazione dell’infezione delle vie aeree: questi virus provocano malattie quali rinite, faringite, febbre faringo-adeno-congiuntivale, tonsillite, otite media e cheratocongiuntivite. Tutte queste manifestazioni sono di regola accompagnate da febbre.

Gli adenovirus sono dei virus a DNA, di grandezza intermedia, raggruppati in 6 specie da A a F e in 51 sierotipi diversi dei quali soltanto un terzo è associato a malattia nell’uomo.

La maggior parte degli adenovirus che colpiscono i bambini sono dei tipi 1, 2 e 5: questi vengono eliminati dai soggetti infettati per lunghi periodi di tempo, sia nella prima parte dell’estate sia a metà dell’inverno e in primavera.

Le infezioni dovute ai tipi 1 e 2 avvengono più spesso nel secondo anno di vita, mentre i tipi 3 e 5 colpiscono bambini di età superiore.

La faringite da adenovirus si accompagna di regola a rinite, mal di gola e febbre: questo virus è responsabile del 15-20% delle faringiti che si manifestano nei primi anni di vita. Dal 7 al 9% dei bambini ospedalizzati per polmonite acuta ha un’infezione da adenovirus: sia il quadro clinico sia quello radiologico mostrano aspetti in comune con le forme batteriche.

Le infezioni da adenovirus si possono presentare con un quadro simile alla pertosse e sono facilmente confondibili.

La febbre faringo-adeno-congiuntivale, dovuta al tipo 3, è caratterizzata da febbre alta per 4-5 giorni, faringite, congiuntivite non purulenta di uno o di ambedue gli occhi, rinite e linfoadenopatia preauricolare e cervicale.

In molte casistiche di miocardite acuta e cardiomiopatia idiopatica è stato indentificato l’adenovirus. Alcuni casi di sindrome di Reye e di sindrome di Reye-simile sono causati dall’adenovirus di tipo 7.

L’adenovirus è stato riconosciuto di recente come un patogeno molto importante nei bambini dopo il trapianto di midollo osseo: quando è presente in forma generalizzata, purtroppo, la mortalità arriva anche al 60%.

Nell’adulto sono descritte epidemie fra i militari, causate soprattutto dal tipo 4. Fra le reclute militari degli Stati Uniti, dal 1999 al 2004, sono state seguite 12 milioni di persone/settimana: fra queste si sono avuti 110.172 casi di malattie respiratorie, di cui 73.748 da adenovirus.

Oltre il 60% dei bambini in età scolare ha anticorpi verso i tipi più diffusi di adenovirus, mentre quasi tutti gli adulti hanno anticorpi diretto verso i tipi 1-7.

La diffusione avviene attraverso le vie aeree, ma anche attraverso le feci, per cui è ammessa una diffusione oro-fecale.

Non esistono al momento preparati farmacologici contro gli adenovirus. La ribavirina è attiva in vitro, ma non ha alcun effetto in vivo.

I primi tentativi per preparare un vaccino inattivato contro gli adenovirus 4 e 7 sono stati abbandonati sia per la loro scarsa efficacia, sia perché spesso è stato trovato che il vaccino era contaminato con il virus SV40, come il vecchio vaccino orale contro la polio.

Successivamente è stato preparato un vaccino vivo, da somministrare per via orale, riguardante sia il tipo 4, sia il tipo 7, inizialmente prodotto dalla Wyeth Laboratories Incorporated e, dopo la cessazione della sua produzione, dallo stesso United States Departement of Defense.

Dal 1971 al 1983 i militari USA vennero vaccinati con vaccini contro gli adenovirus 4 e 7, preparati in compresse. Ambedue i vaccini erano costituiti da virus vivi, da somministrare per bocca come compresse enteroprotette, preparate separatamente per il tipo 4 e per il tipo 7. Le due compresse venivano somministrate contemporaneamente e venivano inghiottite intere, senza masticarle. Non era previsto il loro uso nelle donne in gravidanza per i possibili effetti nocivi sullo sviluppo fetale.

Dopo la somministrazione orale, il soggetto eliminava virus per circa 4 giorni e poteva continuare a diffonderli per 7-8 giorni.

I vaccinati presentavano anticorpi neutralizzati [IgG, IgM e IgA] nell’80-95% dei casi; il livello risultava inferiore a quello che si ritrova dopo la malattia naturale e non è stata riscontrata la formazione di IgA secretorie locali.

I soldati che vennero vaccinati contro gli adenovirus tipo 4 e 7 mostrarono un’aumentata resistenza alle malattie respiratorie causate da questi virus. Per questo motivo venne usato per molti anni e durante questo periodo sembra che le malattie da adenovirus fra i militari scomparvero.

La produzione di un vaccino contro gli adenovirus per i militari è stata poi sospesa; d’altra parte, il vaccino, sia quello ucciso sia quello vivo, non è mai stato usato nei bambini.

Nel 2008 è stato ripreso lo studio sul vaccino contro gli adenovirus 4 e 7 in soggetti adulti: la prova randomizzata, in doppio cieco, contro placebo, è stata condotta con un vaccino vivo per bocca, formato da adenovirus 4 e 7 prodotto dalla Wyeth Laboratory. Il vaccino è stato somministrato, in una sola dose, a 30 soggetti adulti, mentre altri 28 ricevevano il placebo. Il 73% dei soggetti che avevano ricevuto il vaccino era sieroconvertito per il sierotipo 4 e per il 63% per il tipo 7. Gli eventi avversi hanno avuto la stessa incidenza nel gruppo trattato e nel gruppo che aveva ricevuto il placebo.

Il vaccino, indicato per i soggetti a rischio di malattie respiratorie acute, non trova alcuna indicazione nella popolazione in generale anche se nel 2013 si è giunti alla fase 3 della sperimentazione rivolta alle reclute militari americane.

Il futuro della vaccinazione contro gli adenovirus segue principalmente due vie:

  1. la preparazione di un vaccino a subunità privo di DNA per evitare possibili fenomeni di carcinogenicità, evenienza molto temuta per questo vaccino,
  2. le novità nel campo della biologia molecolare hanno permesso la preparazione di adenovirus geneticamente modificati, mancanti dei geni risultati rischiosi per carcinogenicità.

Work in progress.

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