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Generalità

La malattia da virus Ebola [EVD], meglio nota come febbre emorragica africana da virus Ebola, è una malattia grave, spesso fatale, con un tasso di mortalità fino al 90 %. Il virus Ebola è molto virulento negli esseri umani e nei primati non umani [scimmie, gorilla, scimpanzé]. Il periodo di incubazione è di 2-21 giorni. La malattia provoca sintomatologia acuta, caratterizzata da febbre, cefalea, mal di gola, dolori muscolari, seguiti da dolori addominali, vomito, diarrea, esantema, emorragie interne ed esterne, che spesso portano allo shock e alla morte.

Virus Ebola appartiene alla categoria dei filovirus. I filovirus sono molto virulenti e per la loro manipolazione devono essere osservate le misure di massimo contenimento [livello 4 di sicurezza biologica]. L’infettività dei filovirus viene distrutta dal riscaldamento a 60 °C per 20 minuti, dall’irradiazione o dalla luce ultravioletta, dai solventi dei lipidi e dai disinfettanti fenolici o di ipoclorito. I filovirus hanno un tropismo per le cellule del sistema dei macrofagi, per le cellule dendritiche, i fibroblasti interstiziali e le cellule endoteliali. Grandi quantità di virus sono presenti in molti tessuti, come fegato, milza, polmoni, reni, sangue e altri fluidi.

Dalla microbiologia sono state identificate cinque varianti virali di Ebola: Zaire ebolavirus [ZEBOV], Sudan ebolavirus [SEBOV], Reston ebolavirus, Tai ebolavirus o Costa d’Avorio, e Bundibugyo ebolavirus.

Il virus Ebola è stato scoperto nel 1976 quando si sono verificate due grandi epidemie di febbre emorragica in Sudan e nello Zaire [ora Repubblica Democratica del Congo]. In ciascuna epidemia, il personale ospedaliero contrasse l’infezione in seguito allo stretto e prolungato contatto con i malati, il loro sangue o con gli escreti.

Epidemie successive di febbre emorragica africana da virus Ebola si sono verificate in Uganda [2000], nella Repubblica Democratica del Congo [1995, 2001, 2002, 2003], nel Gabon [1994, 1996, 1997, 2002], in Sud Africa [1996], in Sudan [2004], in diversi paesi africani tra il 2009 e il 2012, e quella attualmente in corso nel 2014 in Guinea.

Da quando è stato scoperto virus Ebola, sono stati riconosciuti un elevato numero di casi accompagnati da un elevato numero di decessi. L’epidemia del 2003 è stata riconosciuta per un gran numero di morti tra i gorilla e gli scimpanzé.

Nel 1989 sono state identificate infezioni causate da un filovirus strettamente apparentato con il virus Ebola in scimmie cynomolgus [Macaca fascicularis], importate negli USA dalle Filippine e poste in quarantena in un servizio privato in Virginia. L’infezione si diffuse soltanto ad alcune delle 149 persone venute a contatto con le scimmie infettate o con i loro tessuti, ma nessuno di essi si ammalò, indicando che il virus [ceppo Reston] possedeva una patogenicità bassa per gli esseri umani.

L’alta mortalità tra i suini nelle Filippine nel 2008 ha portato alla scoperta del virus Ebola Reston in animali diversi dai primati. Cinque persone che hanno avuto contatti con i suini malati hanno sviluppato anticorpi contro il virus Ebola Reston, ma sono rimaste sane, confermando che questo ceppo di virus può infettare l’uomo senza causare malattia.

Nell’attuale epidemia del 2014 i media riportano storie in cui il virus Ebola sarebbe ricomparso a causa dei gorilla, degli scimpanzé, oppure a causa della deforestazione, ma le notizie riportate dalla Reuters, tra l’altro, hanno evidenziato l’escalation di un conflitto in atto tra le persone dell’Africa occidentale e il personale medico occidentale, con la chiara ammissione cheil ricovero è visto come una condanna a morte. E questa storia si ripete un po’ troppo spesso da quelle parti; basta consultare una scheda del 2010 dei Centers for Disease Control and Prevention [CDC] dove si ammette candidamente che virus Ebola proviene e si diffonde dagli ospedali. Considerato poi che gli scienziati che lavorano nel laboratorio di armi biologiche, presso il Kenema Hospital, hanno pubblicato un articolo affermando che il ceppo Zaire del virus Ebola è in circolazione in Africa occidentale dal 2006, sarebbe interessante conoscere:

  1. che cosa ha reso il virus Ebola Zaire così micidiale tutto ad un tratto?
  2. come mai centinaia di persone sono morte in Africa occidentale nello spazio di poche settimane, quando non è stata riportata una sola morte negli otto anni precedenti?
  3. da dove proviene questa improvvisa variante mortale del virus?
  4. per caso, la nuova “variante” del virus Ebola Zaire proviene da un laboratorio di armi biologiche degli Stati Uniti?
  5. sempre “per caso” gli scienziati che lavorano presso il laboratorio di armi biologiche del Kenema Hospital stanno somministrando alla popolazione locale un ceppo del virus Ebola, particolarmente letale, prodotto dalla bioingegneriacome parte delle sperimentazioni cliniche della Tekmira Pharmaceuticals Corporation, iniziate nel mese di gennaio, destinate ad una coorte di “esseri umani sani”, e finanziata dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti?

Le infezioni con i filovirus sembrano causare immunosoppressione. I casi letali mostrano spesso una risposta immunologica umorale compromessa. Tuttavia, non appena i pazienti guariscono, un test ELISA è in grado di dimostrare la presenza di anticorpi contro il filovirus. Gli antigeni virali possono venir evidenziati con ELISA, che fornisce quindi un mezzo rapido di diagnosi di campioni dell’uomo. Per i campioni clinici si può usare anche la RT-PCR. Uno dei rischi nell’esecuzione delle prove sierologiche per i filovirus sta nel fatto che i sieri ed altri campioni dei pazienti possono contenere il virus virulento. Pertanto, gli esami si possono eseguire solo usando le massime condizioni di contenimento biologico. Gli isolati virali freschi possono essere coltivati in linee cellulari quali le line cellulari Vero [abbreviazione di Verda Reno – linea cellulare continua ben differenziata la cui origine sono il rene o il polmone di scimmia verde africana] e MA-104 di scimmia.

E’ probabile che il virus Ebola abbia un ospite come serbatoio, forse un roditore o un pipistrello, e che vengono trasmessi all’uomo soltanto occasionalmente. Le scimmie non sono considerate ospiti serbatoio, perché la maggior parte degli animali infetti muore troppo rapidamente per mantenere la sopravvivenza del virus.

Le infezioni umane si trasmettono generalmente per contatto diretto con il sangue o con i liquidi corporei. Come già evidenziato, ma troviamo corretto ripeterlo, le epidemie di virus Ebola sono tipicamente associate all’introduzione del virus nella comunità da parte della persona infetta [Virus Ebola è stato isolato a marzo 2014, 61 giorni dopo l’insorgenza della malattia, dallo sperma di un uomo che è stato infettato in un laboratorio] e dalla diffusione da persona a persona, molto spesso all’interno di strutture mediche.

 

Bioterrorismo

Alcuni agenti infettivi possono essere usati per bioterrorismo. I Centers for Disease Control and Prevention [CDC] riconoscono tre categorie di agenti biologici a seconda del loro possibile uso come armi e hanno descritto i rapporti fra essi stessi e gli operatori impegnati nell’emergenza. La massima priorità è quella della categoria A, dato che si tratta di germi a facile disseminazione e trasmissione da persona a persona, che provocano elevata mortalità con effetti maggiori sulla popolazione, e possono provocare panico e sconvolgimenti sociali. La diffusione di questi agenti richiede misure di intervento di sanità pubblica.

Nella categoria A sono compresi antrace, vaiolo, peste, tularemia, botulismo e febbri emorragiche come Ebola, Marburg, Lassa, Junin e altre.

La categoria B comprende agenti abbastanza facili da disseminare, che sono causa di moderata morbilità e minore mortalità e che richiedono elevate capacità diagnostiche e di sorveglianza; gli agenti sono Coxiella burnetti [febbre Q], Brucella species [brucellosi], Burkholderia mallei, Virus alfa [encefalite equina del Venezuela, orientale ed occidentale, si verifica negli Stati Uniti], Rickettsia prowazekii [tifo], Chlamydia psittaci [psittacosi], la tossina del Ricinus communis [semi del ricino], la tossina epsilon del Clostridium perfringens e la enterotossina B dello Staphylococcus. Altri agenti della categoria B sono trasmissibili con acqua e alimenti, ma non solo, e sono rappresentati da: Salmonella species, Shigella dyssenteriae, Escherichia coli O157:H7, Vibrio cholerae, e Cryptosporidium parvum.

Nella categoria C vi sono patogeni emergenti che potrebbero essere ingegnerizzati per la disseminazione di massa in futuro per la disponibilità, la facilità di produzione e della disseminazione e la possibilità di elevata morbilità e mortalità con devastanti effetti sanitari. Vi sono compresi il virus Nipah, lo hantavirus, i virus delle febbri emorragiche trasmessi da zecche, i virus pandemici influenzali, la SARS, la rabbia, la febbre gialla, la tubercolosi multiresistente.

I bambini possono essere particolarmente vulnerabili ad un attacco bioterroristico, perché hanno una frequenza respiratoria più elevata, maggiore permeabilità cutanea, più elevato rapporto superficie/massa e minori riserve di liquidi rispetto all’adulto. Una diagnosi rapida e accurata può essere più difficile perché i bambini, rispetto all’adulto, sono meno in grado di descrivere i sintomi. Inoltre, l’adulto da cui il bambino dipende può essere malato o in quarantena.

Molti degli agenti patogeni proposti per la prevenzione e il trattamento di adulti esposti a agenti bioterroristici non sono studiati nel bambino e le dosi pediatriche non sono stabilite.

I bambini possono poi essere a rischio di eventi avversi dovuti alle stesse misure preventive o terapeutiche usate per combattere l’agente bioterroristico e possono non esservi misure preventive specifiche per il bambino.

Febbre, malessere, cefalea, vomito e diarrea sono manifestazioni precoci e frequenti di molte malattie infettive. Alcuni agenti possono provocare segni e sintomi tipici con periodi di incubazione che impongono specifiche misure diagnostiche, di isolamento e di profilassi [non necessariamente vaccinale e lo sottolineiamo per coloro che spingono a favore di questa pratica che, in questi casi, può causare addirittura la malattia e un aggravamento della stessa].

I medici devono riconoscere le condizioni da notificare alle autorità. Il clinico che sospetti una malattia provocata da terrorismo biologico deve contattare le autorità sanitarie immediatamente perché vengano prese misure e perché si dia inizio a indagini. Tutto ciò è avvenuto in Sierra Leone, epicentro dell’epidemia Ebola, a seguito della disposizione governativa di chiusura dei laboratori di sperimentazione.

Prevenzione

L’andamento che una malattia può avere in una collettività dipende dalla diffusione di fattori causali e dalla distribuzione delle variabili che influenzano l’evoluzione dello stato di rischio. Un’epidemia può insorgere in una popolazione nella quale la malattia è stabilmente presente e può avvenire come fatto del tutto eccezionale, dovuto cioè ad una combinazione di fattori favorenti, quali l’improvvisa e accidentale contaminazione in laboratorio oppure delle acque per uso potabile che determina una puntata epidemica di una malattia a diffusione favorevole, come può essere la malattia da virus Ebola.

La prevenzione da virus Ebola presenta molte sfide, perché è tutt’ora sconosciuto il meccanismo che infetta le persone. Pertanto, sono da prendere in considerazione tutte le misure di prevenzione primaria.

La prevenzione primaria può considerarsi articolata negli interventi sottoelencati in ordine decrescente di precocità e quindi di efficacia:

1) Potenziamento dei fattori utili alla salute. La diffusione di una epidemia non dipende solo dalle azioni di coloro che l’hanno diffusa: è intimamente legata alle condizioni di nutrizione e capacità difensiva della popolazione aggredita. E’ quindi il livello più precoce, quello che contiene gli interventi potenzialmente più efficaci. Infatti, rappresenta il concetto profondo di “salute” intesa come assenza di malattia e presenza di benessere fisico, mentale e sociale.

Interventi possibili:

a) soddisfacimento delle esigenze ottimali dell’organismo umano;

b) potenziamento dei poteri di difesa nei confronti dei fattori nocivi sia ambientali che comportamentali;

2) Allontanamento e/o correzione dei fattori causali e/o di rischio della malattia. È dimostrato scientificamente che virus e batteri si diffondono e si amplificano solamente dove possono farlo. Altrimenti si fermano. Da parte di alcuni sono messe in dubbio le possibilità di attuazione e comunque l’utilità di questo intervento sulla base della constatazione che non si posseggono tutt’ora conoscenze eziologiche certe. Siffatta interpretazione destinata ad alimentare un ingiustificato atteggiamento pessimistico d’impotenza o, peggio, in alcuni casi, di comoda e  colpevole attesa, deve essere vigorosamente confutata,

Interventi possibili:

a) sull’ambiente [fisico e sociale]: rilevazione e controllo dei fattori di rischio ambientali;

b) sull’uomo: evidenziazione e correzione di norme di vita e di comportamento inadeguate;

3) Selezione e trattamento degli stati o condizioni di rischio. Il fine che si propone è quello di dedurre il rischio di malattia evidenziando e correggendo tutti gli stati e/o condizioni, dal punto di vista morfologico e funzionale, in grado di elevarne la possibilità di comparsa.

Interventi possibili:

a) identificazione e bonifica dei portatori di infezione;

b) rilevamento e correzione degli stati di rischio e/o predisposizione per la patologia;

Abbiamo quindi la possibilità di erigere seriamente, davanti a una situazione critica di questo tipo, una barriera molto più efficace di qualsiasi trattamento farmacologico [incluse vaccinazioni sperimentali di dubbia efficacia]. Non dobbiamo permettere la diffusione di una enorme preoccupazione, veicolata da coloro che hanno tutto l’interesse di sfruttare vantaggi da questo tipo di situazione, anche perché i veri strumenti di difesa appartengono comunque ai nostri comportamenti. Le difficoltà operative sono molte, ma è pur vero che la possibilità che questa situazione possa diventare grave per la popolazione mondiale può divenire reale solo se ne è facilitata la diffusione.

Trattamento

Poiché i serbatoi naturali del virus Ebola non sono ancora noti, non è possibile organizzare una qualche misura di controllo. L’uso dell’isolamento in ambiente ospedaliero rimane il mezzo più consigliato per controllare le epidemie, malgrado, come abbiamo visto, rappresenti l’ambiente di maggior diffusione del virus. Un’attenzione estrema deve essere posta nella manipolazione del sangue, delle escrezioni, dei tessuti e dei rifiuti infettati. Il personale coinvolto nel governo dei primati non umani deve essere informato circa gli eventuali pericoli ai quali è esposto vivendo a contatto con questi animali.

Non ci sono attività antivirali specifiche a disposizione. Il trattamento è orientato al mantenimento della funzione renale e dell’equilibrio elettrolitico ed alla cura delle emorragie e dello shock.

Il trattamento tempestivo di Ebola è importante ma impegnativo, in quanto la malattia è difficile da diagnosticare clinicamente nelle prime fasi dell’infezione. Sintomi primari, come mal di testa e febbre, sono aspecifici a Ebola virus e i casi clinici possono essere inizialmente mal diagnosticatiLa terapia di supporto può continuare con abbigliamento protettivo adeguato fino a quando i campioni biologici del paziente sono testati per confermare e/o escludere l’infezione.

Per ora non esiste alcun vaccino, anche se le sperimentazioni sono in corso di sviluppo, e vi sono attualmente forti pressioni da parte di vari enti, pubblici e privati, interessati alla sperimentazione dei vaccini, che insistono per iniziare al più presto i trials clinici sull’essere umano benché il compito è arduo, il successo sarebbe a malapena garantito, e vi sarebbero gravi rischi.

La maggior parte degli sforzi da parte dei leader della salute sono quindi concentrati sulla creazione di un vaccino, mentre poca ricerca è stata fatta sulla riduzione del rischio e sul rafforzamento del sistema immunitario.

Dieta sana e nutriente

Una dieta sana e nutriente è essenziale per mantenersi in buona salute e ricchi di energie vitali. Ben pochi esperti della salute sarebbero in disaccordo con questa affermazione, dal momento che la storia e la scienza medica ne hanno dimostrato la veridicità. Si tratta di un concetto così semplice che molti dimenticano che il cibo fornisce l’energia e i componenti di base che consentono all’organismo di funzionare.

La portata sanitaria dei deficit nutrizionali delle popolazioni africane colpite dall’epidemia di Ebola si estende fino al campo sociale ed etico: molti paesi del terzo mondo non raggiungono ad esempio, neanche i livelli minimi di assunzione di vitamine e minerali essenziali ella loro dieta, e rischiano quindi di diventare non solo serbatoi di virus che possono trasmettersi a coloro che si nutrono correttamente, ma anche focolai di trasformazione di virus mutanti come Ebola. Una maggiore attenzione ai problemi dei paesi poveri e al loro stato nutrizionale potrebbe essere la chiave di volta del controllo di molte forme di malattia, per tutti gli abitanti del pianeta, anziché la corsa all’oro del farmaco.

Inoltre, oggigiorno, il connubio tra tecnologia e globalizzazione ha trasformato gran parte delle riserve alimentari in merci preconfezionate, semi-sintetiche, geneticamente modificate e prive di sostanze nutritive.

Vitamine e minerali

Le vitamine sono sostanze organiche essenziali per il sostentamento della vita. La maggior parte delle vitamine non può essere sintetizzata dal corpo umano e deve pertanto essere assunta tramite dieta o integratori alimentari. E’ possibile suddividere tali sostanze in due gruppi principali. Le vitamine liposolubili richiedono l’assorbimento di una certa quantità di grassi [lipidi] e vengono trattenute dall’organismo per tempi più lunghi; esempi comuni di vitamine liposolubili sono le vitamine A, D, K ed E. La vitamine appartenenti al secondo gruppo vengono definite idrosolubili, ossia non necessitano di lipidi per l’assorbimento e vengono espulse dall’organismo molto più rapidamente rispetto alle prime. Le vitamine C e B sono idrosolubili.

I minerali sono sostanze inorganiche e importanti componenti dei tessuti e dei liquidi corporei. Sono indispensabili per il corretto funzionamento del metabolismo vitaminico, dell’attività enzimatica, ormonale e di altri processi metabolici dell’organismo. I minerali costituiscono il 4% del peso corporeo. La maggior parte di essi, quali il Calcio, il Fosforo, il Magnesio, risiedono nelle ossa. Alcuni minerali si rendono necessari in quantità minime e tali sostanze sono definite microelementi. Zinco e Selenio garantiscono un rafforzamento della risposta immunitaria.

In un’ottica personale di attivazione delle difese immunitarie, è evidente che l’integrazione di vitamine e minerali essenziali, affiancati ai più tradizionali apporti di Vitamina C e B, rappresenta la difesa più potente e più a buon mercato da qualsiasi infezione virale.

Inibitori della chinasi

E’ presente anche un importante studio condotto del Dipartimento di Microbiologia e Immunologia dell’Università del Texas, pubblicato nel 2012, che indaga gli effetti di due inibitori della chinasi sul virus Ebola. Il primo inibitore della chinasi è la genisteina, un isoflavone che è abbondante nei prodotti derivati dalla soia, e il secondo è il Tyrphostin AG1478, molecola farmacologica innovativa dotata di buona attività biologica ma dotata di elevata tossicità sistemica. In questo studio, gli autori dimostrano che il pretrattamento delle cellule ospiti con inibitori della chinasi, genisteina e Tyrphostin AG1478, porta alla inibizione dell’infezione oppure alla trasduzione in cellule infettate con il virus Ebola, virus di Marburg, e il virus Lassa. In sostanza, i risultati dimostrano che un cocktail di inibitori delle chinasi, comprensivi di genisteina e Tyrphostin AG1478, rappresenta un antivirale ad ampio spettro che può essere utilizzato ad uso terapeutico o profilattico contro Arenavirus e febbre emorragica da filovirus. Pertanto la genisteina e Tyrphostin AG1478 ostacolano l’entrata del virus Ebola nelle cellule, interferendo con un processo chiamato endocitosi [processo che le cellule utilizzano per l’assunzione di sostanze presenti nell’ambiente extracellulare o aderenti alla membrana della cellula stessa] e con un processo che distrugge la sintesi proteica delle cellule infettate.

La Genisteina si trova principalmente negli alimenti biologici fermentati a base di soia, così come nelle fave, nei lupini, nel trifoglio rosso, nel caffè, nel kudzu, e altro ancora, è rinomata per le sue proprietà antiossidanti e antielmintiche.

Inoltre, a titolo informativo, altri tre trattamenti naturali hanno mostrato risultati promettenti in passato:

  1. Garcinia kolacome riportato nel 1999, gli estratti dai semi di questa erba medicinale tradizionale africana possono inibire questo virus [Ebola] in colture cellulari a concentrazioni non tossiche“;
  2. Trattamenti omeopaticiuno studio pubblicato nel 1999 ha esplorato il potenziale terapeutico di un preparato omeopatico derivato da un veleno di ragno [Sicarius] per il trattamento dei sintomi associati con l’infezione da virus Ebola;
  3. Estradiolouno studio del 2013 ha trovato che l’estradiolo si espone ad attività anti-Ebola in vitro, indicando la rilevanza di fattori ormonali e forse in generale la suscettibilità alla malattia, così come un possibile ruolo terapeutico per l’estradiolo se una futura ricerca clinica confermerà questi risultati.

Melatonina

Il National Institutes of Health, uno dei centri di ricerca medica più importanti del mondo, ha pubblicato recentemente uno dei più grandi sgarbi all’industria dei vaccini annunciando che la melatonina rappresenta un potenziale trattamento per virus Ebola.

Lo scopo dello studio appena pubblicato dai NIH, più precisamente dal Dipartimento di Biologia Cellulare e Strutturale Università del Texas  (Health Science Center San Antonio, TX, Stati Uniti d’America), è quello di sottolineare l’utilità potenziale nell’uso della melatonina nel trattamento di individui infettati da virus Ebola. I cambiamenti patologici associati ad un’infezione da virus Ebola includono, in particolare, modificazioni endoteliali, I cambiamenti patologici associati ad un’infezione Ebola includono, in particolare, perturbazione endoteliale, coagulazione intravascolare disseminata ed emorragie multiple d’organo in quanto i filovirus , responsabili della malattia, hanno un tropismo per le cellule del sistema dei macrofagi, per le cellule dendritiche, i fibroblasti interstiziali, le cellule endoteliali e grandi quantità di virus sono presenti in molti tessuti, come fegato, milza, polmoni, reni, sangue e altri fluidi.

La melatonina ha dimostrato di poter influire positivamente per il paziente in queste alterazioni. Infondo, sono ampiamente riconosciute numerose analogie tra l’infezione da virus Ebola e lo shock settico. Inoltre, la melatonina è stata impiegata con successo per il trattamento della sepsi in molti studi sperimentali e clinici, oltre che nella terapia oncologica.

Sulla base di questi fattori, poiché il numero di trattamenti attualmente disponibili è limitato e i prodotti utilizzabili non sono abbondanti, l’uso di melatonina per il trattamento dell’infezione da virus Ebola è raccomandato.

Inoltre, la melatonina ha un alto profilo di sicurezza, è prontamente disponibile e può essere gestita autonomamente da chiunque. Pertanto, l’uso di melatonina è raccomandato in larga scala.

 

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