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plague_squirrelLa peste, per la quale esistono moltissimi riferimenti letterari italiani, è una malattia acuta, epidemica, spesso mortale, dovuta a Yersinia Pestis, un cocco-bacillo Gram negativo.

Si tratta di una malattia zoonotica che può trasmettersi all’uomo, nel quale si manifesta più spesso la forma bubbonica, con inizio acuto di febbre e comparsa di una tumefazione dolorosa dei linfonodi, spesso all’inguine, ma anche alle ascelle e alla regione cervicale. Più di rado la peste si manifesta come una malattia setticemica, con ipotensione, difficoltà respiratoria, coagulazione intravascolare disseminata, o come una malattia polmonare [tosse, febbre, dispnea, emottisi] o, ancor più di rado, come una forma meningeale.

La peste è essenzialmente una malattia dei roditori, che si diffonde attraverso le loro pulci. E’ presente in molte parti del mondo. Alcuni casi si verificano costantemente negli Stati Uniti [Nuovo Messico, Arizona, California, Colorado] da 5 a 15 casi all’anno secondo quanto riportato dal Centers for Disease Control and Prevention. Altri casi in Asia, Europa sud-orientale [aree intorno al Mar Caspio], Africa.

Il modo più comune di trasmissione della Yersinia Pestis all’uomo è quello del morso di una pulce infetta. Più di rado l’infezione deriva dal contatto con liquidi o tessuti di animali infetti o inalando goccioline respiratorie infette.

Il rischio di peste per l’uomo è maggiore quando l’infezione fra i roditori si accompagna a un’elevata mortalità degli stessi, per cui la pulce dei roditori [Xenopsylla cheopis] cerca ospiti alternativi, fra i quali l’uomo. Un solo morso di pulce è capace di trasmettere all’uomo 24000 batteri.

Fra il 1990 e il 1994 i casi di peste nel mondo furono 18739, in 20 paesi diversi; negli USA fra il 1947 e il 2001 si sono avuti 421 casi di peste.

Il periodo d’incubazione usualmente è di 2-6 giorni per la peste bubbonica, e di 2-4 giorni per la peste primitivamente polmonare.

La Yersinia Pestis si ritrova in molti tessuti durante la malattia; il microrganismo si evidenzia con la colorazione di Giemsa, con la quale assume un aspetto bipolare. Una prova con anticorpo fluorescente è spesso utilizzata per la diagnosi diretta. Esistono inoltre prove sierologiche, sia di emoagglutinazione passiva, sia immunoenzimatiche e di fluorescenza. La sieroconversione o una differenza di 4 volte fra due campioni di siero, ottenuti a distanza di 4 settimane/3mesi, confermano la diagnosi di peste. E’ stata approntata una Reazione Polimerasica a Catena [PCR] per la diagnosi di peste.

Per il trattamento viene usata nei bambini la streptomicina [30 mg/kg in due o tre dosi, per intramuscolo]; la gentamicina è ugualmente efficace, così come i farmaci chinolonici. Nella meningite in corso da peste, il cloramfenicolo rappresenta l’antibiotico di prima scelta. Può essere necessario lo svuotamento dei bubboni e degli ascessi; le secrezioni sono infette fino a quando non viene iniziata la terapia.

Per i pazienti ricoverati in ospedale con peste bubbonica, sono previste le precauzioni standard. Nei pazienti con polmonite è necessario prendere ulteriori precauzioni di tipo respiratorio, almeno fino a 48 ore dopo l’inizio del trattamento. Sarebbe meglio se le persone che vengono in contatto relativamente stretto con un paziente del genere fossero sottoposte a profilassi antibiotica, con cotrimossazolo nei bambini al di sotto degli 8 anni e con doxiciclina per i soggetti in età superiore, almeno per sette giorni.

VACCINO

Il primo vaccino ucciso contro la peste venne preparato qualche decennio fa. Oggi è in uso negli Stati Uniti un vaccino, inattivato con formolo, preparato dalla Cutter Biologicals, disponibile soltanto dalla Greer Laboratories.

Questo vaccino è preparato dalla Yersinia Pestis cresciuta su terreni artificiali e inattivata con la formaldeide. Il vaccino contiene tracce del terreno di coltura [per esempio infusione di cuore di bovino] e 0,5% di fenolo come preservante. Questo vaccino non è più in uso negli USA dal 1999.

Un altro vaccino è preparato dalla Commonwealth Serum Laboratories Australia, sempre di tipo inattivato, questa volta mediante il calore. Questo vaccino può essere utilizzato anche nei bambini e negli adolescenti, adattando la dose e lo schema vaccinale.

Esiste anche un vaccino vivo, composto da agenti virulenti, che non è stato posto in commercio, perché non si conosce affatto il suo profilo di sicurezza e la sua efficacia; nemmeno del vaccino inattivato è masi stata valutata l’efficacia in studi controllati, proprio per la scarsa diffusione della malattia negli USA e per la difficoltà di eseguire studi nei Paesi nei quali la peste è ancora presente. Tuttavia, una prova indiretta propagandata della sua efficacia si volle ricavarla da quanto avvenne in Vietnam dove fra il 1961 e il 1971 furono riscontrati solo 8 casi fra i militari che erano stati vaccinati, mentre molti casi di peste insorsero fra civili vietnamiti.

Però, una recente valutazione sull’efficacia del vaccino ucciso contro la peste, eseguita dal Cochrane Database System, conclude che non ci sono abbastanza prove per valutare l’efficacia del vaccino contro la peste e nemmeno la sua tollerabilità. In sostanza viene anche ribadito che non esistono effetti di lungo termine.

Non è stato nemmeno determinato se la vaccinazione protegga anche dalle gocce di saliva infette, dopo esposizione a pazienti che presentano una peste polmonare: tuttavia due persone, che erano state vaccinate, si ammalarono di peste dopo essere state esposte a questo tipo di contagio.

La presenza di anticorpi verso la frazione 1 dell’antigene della capsula della Yersinia pestis, dopo vaccinazione, è un segnale di attivazione del sistema immunitario ma non si conosce quanto duri l’effetto, anche se è opinione comune che sia di brevissima durata.

Comunemente vanno sottoposte a vaccinazione solo le persone che siano a elevato rischio di esposizione, come:

  • personale di laboratorio che venga a contatto con Yersinia pestis viva
  • altre persone [biologi, ecologisti, etc.] che abbiano frequenti contatti con roditori o con le loro pulci in aree nelle quali la peste sia enzootica [costantemente presente in una popolazione di animali, ma i casi sono pochi] o epizootica [colpisce molti animali nello stesso tempo e diffonde rapidamente]

Se si ritiene che la persona vaccinata corra un grosso rischio infettivo è giustificato praticare comunque una profilassi antibiotica continua.

La vaccinazione inoltre non deve essere considerata come il metodo giusto per controllare epidemie di peste, perché sono necessari molti mesi per completare la vaccinazione primaria e per poter sviluppare un’ipotetica concentrazione anticorpale.

D’altra parte la vaccinazione non è necessaria per persone che vivono in aree dove la peste sia enzootica, come negli USA. Ugualmente la vaccinazione non viene consigliata per il personale degli ospedali nei quali sono ricoverati casi di peste, né per i viaggiatori in aree nelle quali si sono verificati casi di peste.

Le reazioni collaterali alla prima dose di vaccino sono lievi, ma possono aumentare d’intensità alle dosi successive.

Fra le precauzioni e le controindicazioni vanno ricordate in primo luogo le reazioni anafilattiche a una delle dosi precedenti. E’ consigliata cautela nella vaccinazione delle donne in stato di gravidanza.

E’ in preparazione un vaccino ricombinante delle proteina di fusione della peste per aerosol.

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