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Il problema delle infezioni stafilococciche è diventato particolarmente importante negli ultimi decenni, dopo lo sviluppo di ceppi antibiotico-resistenti.

Sebbene malattie da stafilococco possano avvenire in tutte le età, le più gravi manifestazioni sono quelle che si presentano in pazienti ricoverati in ospedale, nei neonati e nei bambini di età inferiore all’anno e infine nelle età successive in soggetti che abbiano difetti nelle difese immunologiche.

Lo staphylococcus aureus è responsabile di forme suppurative, localizzate e invasive [Ladhani S et al, 2004], e di 3 sindromi da tossina, quali la sindrome da shock tossico, la “scalded skin syndrome” e l’intossicazione alimentare.

La lesione patologica principale, determinata dallo staphylococcus aureus, è rappresentata dalle raccolte purulente, che danno quadri clinici diversi a seconda della localizzazione. In alcuni casi la lesione ascessuale localizzata [hordeola o orzaiolo, foruncoli, pustole, impetigine, paronichia, estima, cellulite, onfalite, parotite, linfadenite e infezione delle ferite] può essere il punto di partenza di una sepsi, potenzialmente lesiva, eventualmente associata a foci metastatici.

Le infezioni da staphylococcus aureus possono essere associate a corpi estranei, inclusi i cateteri, i pacemaker, i cateteri peritoneali, le anastomosi di liquido cerebro-spinale e le protesi articolari.

I vaccini

Sebbene tutti siano d’accordo nell’affermare che lo stafilococco è un patogeno importante, con un numero quasi infinito di manifestazioni cliniche, non c’è accordo fra gli studiosi se sia utile cercare di limitare le infezioni mediante la vaccinazione e, se questo fosse ritenuto opportuno, su quali siano i pazienti che devono ricevere questo tipo di profilassi.

Sono state tentate varie vie per la preparazione del vaccino, alcune delle quali poco efficaci e altre appena valide.

Vaccini vivi a cellule intere

Questo tipo di vaccini, usati soltanto negli animali da laboratorio, fornisce un minimo grado di protezione [Gomez MI et al, 2002].

Vaccini uccisi a cellule intere

Quando venne usato un vaccino preparato con stafilococchi interi, uccisi con la formalina, si ottenne una protezione insignificante [Lee JC, 1996].

Tuttavia, venne posto in commercio un vaccino contro lo stafilococco aureo, costituito da batteri interi, uccisi, combinati con alfa-emolisina detossificata; il vaccino venne chiamato Staphypan [Poole-Warren LA et al, 1991] e risultò immunogenico, ma assolutamente privo di effetti protettivi.

Sulla base di questi risultati deludenti ci si è domandati: “come procedere per la scelta di uno dei componenti dello stafilococco aureo, da usare come vaccino?

Vaccini costituiti da antigeni proteici

I ricercatori hanno tentato per anni d’identificare uno o più antigeni protettivi fra le molte tossine e gli altri fattori di virulenza dello stafilococco aureo, da sviluppare nel vaccino. È risultato subito chiaro che un singolo antigene protettivo non è facile da trovare fra i molti composti candidati.

La proteina A dello stafilococco, la proteina dominante della parete, è presente in più del 95% dei ceppi isolati e comprende circa il 75% della massa della parete cellulare; ma gli anticorpi non hanno effetto sull’entità della batteriemia, sulla percentuale di infezioni metastatiche o sulla mortalità dell’animale da laboratorio [Greenberg DP et al, 1989].

Più di recente, l’interesse dei ricercatori si è rivolto alle molecole di adesione dello stafilococco.

La Merck ha preparato di recente un vaccino, chiamato V710, che contiene una proteina immunogenica di superficie, il determinante B del ferro di superficie [IsdB] [Harro C et al, 2010].

Carboidrati di superficie come candidati vaccini

Alcune linee di ricerca hanno suggerito che i polisaccaridi elaborati dallo stafilococco aureo possano essere importanti e forse protettivi. I polisaccaridi della capsula dell’Haemophilus influenzae, dello pneumococco e del meningococco, hanno giocato un ruolo cruciale nella preparazione dei rispettivi vaccini, quando essi siano stati coniugati con una proteina di trasporto.

I polisaccaridi della capsula dello stafilococco aureo sono 12. Ai tipi 5 e 8 corrisponde l’85% dei ceppi isolati. Per questa ragione i polisaccaridi 5 e 8, legati all’esotossina A di Pseudomonas aeruginosa, sono stati usati come vaccino in una vasta prova [Shinefeld H et al, 2002].

Alla prova hanno partecipato soggetti adulti con età media di 58,3 anni, in emodialisi, una popolazione ad alto rischio per le infezioni da stafilococco aureo: vennero vaccinati 1804 soggetti, appartenenti a 73 centri di emodialisi negli anni 1998 e 1999, divisi a caso nel gruppo trattato con il vaccino e nel gruppo placebo. Il vaccino era formato da 100 μg dei polisaccaridi 5 e 8. Il 22% dei vaccinati era portatore asintomatico dello stafilococco aureo. Nessuna efficacia, statisticamente significativa venne osservata da 2 a 20 settimane dopo l’immunizzazione: in questo periodo di tempo si ebbero 28 episodi di batteriemia da stafilococco, 10 dei quali fra i vaccinati. I dati riguardanti il periodo dalla 30a alla 40a settimana dopo la vaccinazione mostrarono una discreta efficacia [63 e 57% di riduzione], ma essa scomparve fra la 50a e la 54a settimana e fino alla 91a, punto finale dell’osservazione.

L’analisi delle risposte degli anticorpi verso il polisaccaride capsulare, dopo la vaccinazione, mostrò altrettante sorprese. La media geometrica della concentrazione degli anticorpi anticapsulari nei vaccinati fu di 80 μg/mL, un livello superiore a quello che risulta essere la concentrazione protettiva verso l’Haemophilus influenzae e lo pneumococco. In secondo luogo, non furono notate differenze fra il livello massimo di anticorpi dei soggetti vaccinati batteriemici e i controlli. In terzo luogo, la concentrazione di anticorpi raggiunse il massimo dopo 6 settimane dalla vaccinazione e successivamente si abbassò, nonostante la protezione significativa non fosse stata osservata che molto più tardi. Inoltre, venne isolato dal faringe di quasi tutti i soggetti, vaccinati e non, il sierotipo 336, che invece dal sangue fu isolato nel 20% di tutte le emocolture. Constatata l’efficacia limitata del vaccino, venne concluso che andavano aggiunti stafilococchi di altri sierotipi. La vaccinazione non si accompagnò a effetti collaterali spiacevoli.

In una prova recente [Creech II CB et al, 2010] è stata valutata l’efficacia dello stesso vaccino sulla colonizzazione dello stafilococco aureo nel naso, due settimane prima della vaccinazione e sei settimane dopo la vaccinazione: nonostante un aumento nella concentrazione di anticorpi nei confronti degli stafilococchi tipo 5 e 8, non è stato notato alcun cambiamento nella colonizzazione nasale fra il gruppo dei soggetti vaccinati e quello dei soggetti non vaccinati.

Il futuro

Da quanto detto finora, rimangono aperte ancora molte questioni [Gregerson, A., and R. S. Daum. 2004. Staphylococcus aureus vaccine, p. 1347-1355. In S. Plotkin and W. Orenstein (ed.), Vaccines. Saunders, Philadelphia, PA. ; Giersing K. et al. 2016]:

  • le malattie da stafilococco hanno un carico sufficiente nella popolazione da richiedere lo sviluppo di un vaccino, da usare per una vaccinazione universale?
  • Può un vaccino, che induce la formazione di anticorpi, proteggere verso lo stafilococco aureo, la cui patogenesi è opportunistica, attraverso una discontinuità della cute?
  • Può un’attiva strategia di vaccinazione giovare a un paziente ad alto rischio per malattie invasive da stafilococco aureo?
  • Può una vaccinazione passiva essere utile per pazienti a rischio, a un costo ragionevole?
  • Qual è l’antigene protettivo per una strategia d’immunizzazione passiva o attiva?
  • Può un cocktail di antigeni offrire una migliore protezione di un singolo antigene?
  • Gli anticorpi diretti verso i polisaccaridi della capsula hanno un ruolo protettivo?

Tutte queste domande senza risposta dimostrano che:

  1. i vaccini sono un’opinione
  2. la Scienza è imperfetta

Questo capitolo sia d’insegnamento a coloro che appellano gli altri come somari perché dimostra quanto costoro sono molto più ignoranti dei somari.

asino che ride.jpgInfatti i somari sono famosi per la loro testardaggine: in realtà hanno una forte percezione del pericolo e sono molto sensibili.

A differenza dei cavalli che, quando si spaventano si imbizzariscono, i somari restano piantati dove sono e ragliano forte. Sono gli unici animali a non arretrare di fronte a un leone.

 

 

 

 

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