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La vaccinazione antidifterica fu introdotta in Italia nel 1929 e fu resa obbligatoria per i nuovi nati nel 1939.

In un maledetto marzo 1933, molti bambini italiani furono utilizzati come cavie umane. A tutti quei piccoli martiri non è dedicata nemmeno una targa. Per gli storici locali, per i sopravvissuti e per gli anziani residenti nella zona, quella del 1933 è ricordata come “La strage di Gruaro“.

Recentemente, l’Irish Daily Mail ha riportato che tra il 1930 e il 1936 furono condotte identiche sperimentazioni del vaccino vivo contro la difterite da parte dell’industria Burroughs Wellcome, ora nota come GlaxoSmithKline [GSK], a danno di bambini orfani irlandesi.

Malgrado queste tragiche premesse, la copertura vaccinale rimase bassa per tutta la durata della seconda guerra mondiale. L’uso del vaccino si fece più diffuso negli anni ’50; nel 1968 la vaccinazione contro la difterite è stata associata a quella contro il tetano e resa obbligatoria in Italia dalla Legge del 20 marzo 1968 n. 419: in questa legge è previsto che le due vaccinazioni debbano essere eseguite con il vaccino combinato. Infatti, fino ad allora, l’immunizzazione contro la difterite [obbligatoria dal 1939] e quella contro il tetano [obbligatoria dal 1966] venivano eseguite separatamente.

Nel 1981 venne previsto che i bambini venissero vaccinati con 3 dosi nel primo anno di vita. Con il Decreto Ministeriale 7 aprile 1999 è prevista 1 dose di vaccino combinato DTPa al terzo mese di vita, seguita, dopo 2 mesi, da una seconda dose e da una terza intorno all’anno. Nello stesso decreto viene prevista una quarta dose all’età di 5-6 anni, prima dell’entrata nella scuola dell’obbligo: questa dose è stata confermata dal DPR 7 novembre 2001 n. 464 e dal Piano Nazionale Vaccini 2012-2014. Il richiamo a 5-6 anni tuttavia non è da considerarsi a tutti gli effetti come “obbligatorio”, perché non è confermato da una legge specifica che ne indichi l’uso, né da una che annulli le precedenti disposizioni.

Al momento attuale:

  • non è in commercio in Italia un vaccino monocomponente, a base di anatossina difterica;
  • non è in commercio in Italia un vaccino bivalente, a base di anatossina difterica e tetanica, per bambini;
  • non è in commercio in Italia un vaccino trivalente contro difterite, tetano, pertosse intero;
  • è in commercio in Italia un vaccino trivalente contro difterite, tetano e pertosse acellulare [a 3 antigeni] Infanrix DTPa [GSK];
  • è in commercio in Italia un vaccino tetravalente difterite, tetano, pertosse acellulare [a 2 antigeni] , antipolio inattivato, Tetravac [Sanofi Pasteur MSD];
  • è in commercio in Italia un vaccino tetravalente difterite, tetano, pertosse acellulare [a 3 antigeni] , antipolio inattivato, Polioinfanrix [GSK];
  • è in commercio in Italia un vaccino pentavalente contro difterite, tetano, pertosse acellulare [a 2 antigeni], polio inattivato, Haemophilus influenzae tipo B, coniugato con anatossina tetanica, Pentavac [Sanofi Pasteur MSD];
  • sono in commercio in Italia due vaccini esavalenti contro difterite, tetano, pertosse acellulare, polio inattivato, Haemophilus influenzae tipo B, epatite B
    • Infanrix Hexa [GSK] vaccino esavalente contro difterite, tetano, pertosse acellulare [a 3 antigeni], polio inattivato, Haemophilus influenzae tipo B, epatite B
    • Hexyon [Sanofi Pasteur MSD] vaccino esavalente contro difterite, tetano, pertosse acellulare, polio inattivato, Haemophilus influenzae tipo B, epatite B  – destinato al mercato dell’Europa Occidentale

Altri vaccini

Per curiosità, da molti anni è stata isolata una tossina difterica, geneticamente inattivata, non tossica, chiamata CRM197, che differisce dalla tossina naturale per la sostituzione della glicina C52 con un acido glutammico e richiede 1/1000 della formalina necessaria per l’inattivazione del tipo selvaggio [Robbins JB e collaboratori, 2005]. Oggi questa tossina difterica viene proposta, perché più immunogena e meno reattogena: essa viene usata attualmente come proteina “carrier” dei polisaccaridi.

Poiché la somministrazione di un vaccino per via orale viene considerata come un’alternativa vantaggiosa in confronto alla somministrazione per via parenterale, questa via è stata tentata anche per il vaccino contro la difterite negli esseri umani [Rydell N e Sjöholm I, 2005  –  Rydell N e collaboratori, 2006]. I primi risultati in 20 volontari, dopo la somministrazione di tossina CRM197 [alla dose di 35,1 mcg] in microparticelle per via nasale e orale, sono stati negativi.

Adiuvanti

L’adsorbimento dell’anatossina su particelle di fosfato e idrossido di alluminio viene fatto allo scopo di potenziare l’azione del vaccino. Però, attenzione, con il fosfato e l’idrossido di alluminio si forma, in sede d’iniezione, un granuloma che ritarda il passaggio in circolo dell’anatossina e può causare alcuni problemi infiammatori che possono evolvere in problemi autoimmuni.

La vaccinazione nel neonato

La somministrazione della prima dose di DTPa è prevista dal calendario nazionale al terzo mese di vita. Sono state fatte esperienze per anticipare  l’epoca di somministrazione della prima dose ai primi giorni di vita, usando un vaccino DTPa con quattro antigeni per la pertosse [anatossina della pertosse, pertactina, emoaglutinina filamentosa e un antigene delle fimbrie – Halasa NB e collaboratori, 2008]. Malgrado una buona risposta anticorpale alla nascita, la risposta a tre dei quattro antigeni della pertosse è stata significativamente più bassa in confornto a quanto si osserva con la somministrazione dopo il terzo mese. Quindi si rendono necessari altri studi per confermare o meno l’utilità dell’anticipazione alla nascita delle somministrazione della prima dose di DTPa.

La vaccinazione della donna in gravidanza

Finché non si rendano disponibili ulteriori informazioni, il CDC e l’ACIP raccomandano che le donne in gravidanza non siano vaccinate con dTpa: se dovesse esistere una particolare indicazione [CDC 2006] è consigliato di usare il vaccino dT, per adolescenti e adulti, successivamente al parto.

Immunogenicità

L’immunità contro la difterite dipende dalla presenza di anticorpi antitossina, soprattutto della classe IgG, prodotti dopo un’infezione naturale, magari asintomatica, oppure dopo la vaccinazione.

In letteratura non si trovano prove cliniche controllate, accettabili secondo i criteri moderni, per stabilire l’efficacia dell’anatossina difterica nel prevenire la difterite. Non esiste ancora sicurezza nello stabilire  quale sia il minimo di anticorpi da considerare come protettivo [di sicuro oltre 0,01 UI/ml].

Durata dell’immunità dopo la vaccinazione

La persistenza dell’immunità dopo la vaccinazione rappresenta uno dei problemi più assillanti della vaccinazione contro la difterite, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

 

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