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Un documentario d’inchiesta prodotto da RSI e girato fra Giappone, Roma, Inghilterra e Svizzera ricostruisce l’avventurosa storia del Tamiflu, il farmaco che i governi hanno accatastato per proteggere la popolazione dalle Pandemie. E racconta i forti dubbi su efficacia e sicurezza che circolano oggi nella comunità scientifica. Quando é arrivato sul mercato nel 2000, Tamiflu è stato accolto tiepidamente: costava molto, ma prometteva di ridurre di appena un giorno e mezzo la durata dei sintomi dell’influenza. Poco, per dirsi rivoluzionario. Ma grazie all’allarme Pandemia, il farmaco distribuito da Roche si è trasformato in un campione d’incassi.
“L’influenza degli affari” mette in fila fatti, luoghi ed eventi di dieci anni di Tamiflu. E mostra il “dietro le quinte” delle politiche mondiali per prepararsi alla pandemia: esperti che allo stesso tempo consigliano l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’industria farmaceutica. Rischio di conflitti di interesse? “Fa parte della vita”, dichiara Charles Penn dell’OMS.
Nell’inchiesta di Falò parlano i protagonisti: Roche, i medici, le presunte vittime. Una vicenda dei giorni nostri fra salute pubblica, trasparenza ed effetti indesiderati.

Pandemia suina

Uno spettro che ha preoccupato il mondo intero. L’onda è ormai passata. Dietro di sé ha lasciato un numero ridotto di vittime, una valanga d’interrogativi, e pericolose certezze sui danni vaccinali provocati dall’adiuvante AS03  e un aumento esponenziale della narcolessia nei bambini correlato alla vaccinazione con Pandemrix.
E’ un fatto che le previsioni dei catastrofisti non si sono realizzate: il pianeta l’ha vissuta come una comune influenza. Gli Stati hanno però acquistato milioni di dosi di vaccino pandemico, rimaste per lo più inutilizzate. L’hanno fatto su indicazione dell’OMS.
Al Consiglio d’Europa di Strasburgo, la Commissione Sanità ha accusato l’OMS di avere creato una “falsa pandemia“, che ha trasformato una comune influenza in un business miliardario – diffondendo ingiustificata paura nella popolazione e nei governi di tutto il mondo che, per prepararsi e difendersi da quella che sembrava una imminente emergenza sanitaria, hanno speso un patrimonio.
Considerato che in Italia non esistono televisioni e quotidiani capaci di proporre simili inchieste a tutela dei consumatori, vi proponiamo un documento filmato molto interessante della trasmissione svizzera Falò [settimanale d’approfondimento dell’Informazione RSI, in onda ogni giovedì in prima serata] che ha raccolto le voci dei protagonisti internazionali di questa controversia, ripercorrendo le tracce di un anno di pandemia.

Generalità sui vaccini contro l’influenza

Fin da quando nel 1933 Smith isolò il virus dell’influenza, sono state seguite soprattutto due vie per la preparazione dei vaccini e quindi per tentare di attuare l’immunizzazione attiva della popolazione:

  • la prima basata sull’uso di vaccini inattivati [uccisi], seguita soprattutto nei Paesi occidentali, Stati Uniti compresi
  • la seconda basata sull’uso di vaccini costituiti da virus vivi attenuati, seguita soprattutto nell’ex URSS e in altri Paesi dell’Est europeo; solo una decina di anni fa negli USA i ricercatori si sono interessati a questo tipo di vaccino

Un passo in avanti nella preparazione del vaccino inattivato contro l’influenza fu la manipolazione genetica dei ceppi che si intendeva inserire nel vaccino, allo scopo di adattare i virus che crescevano lentamente, di recente isolati dall’uomo, a una crescita veloce nell’embrione di pollo usato per la preparazione del vaccino [Kilbourne ED, 1969]. Il riarrangiamento genetico dei vaccini è stato introdotto in uso nel 1971 e rappresenta la prima applicazione di questo genere nei vaccini [reverse genetic]; assume un particolare valore per i venditori di vaccini, perché risponde appieno alla necessaria revisione annuale, peculiare dell’influenza. Infatti con la manipolazione genetica dei ceppi è possibile inserire in un virus, da lungo tempo adattato a crescere nell’uovo embrionato, i geni che codificano la sintesi delle glicoproteine di superficie [H e N] della nuova variante che si intende inserire nel vaccino. In tal modo si ottengono ceppi ad alta resa virale, coltivabili nell’uovo embrionato di pollo e antigenicamente corrispondenti alle nuove varianti, e si apre il marketing dell’influenza.

A parte queste grandi linee, utilizzate nella preparazione dei vaccini inattivati contro l’influenza, negli ultimi anni sono stati seguiti numerosi filoni di ricerca, che sfruttano le più recenti tecniche di biologia molecolare per ottenere vaccini antinfluenzali, dotati di maggiore efficacia e di minori effetti collaterali, e per studiare terreni cellulari, che permettano di abbandonare, per la crescita del virus influenzale, le uova embrionate. Per ora la gran parte di questi studi si limita all’esecuzione di ricerche sperimentali, alcune delle quali probabilmente potranno trovare applicazione in campo clinico [Shaw A, 2006]

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