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Gli articoli che vengono diffusi parlano di un’efficacia del vaccino del 70% [da intendersi sulla frazione della malattia ascrivibile al virus e non sulla malattia per intero] e si possono trovare entusiasti che denunciano addirittura un 90% abbondante. Però… Però se si va a consultare il documento che il produttore ha consegnato alla Food and Drug Administration, l’ente statunitense certificatore per i farmaci, ecco che quell’efficacia precipita ad una media del 20,5% [VRBPAC Background Document – Gardasil™ HPV Quadrivalent Vaccine – May 18, 2006 VRBPAC Meeting], un risultato che non può che mettere in forte discussione l’utilità del prodotto, a qualunque fazione di tifo si appartenga.

Quanti sono i medici a conoscenza di questo dato, un dato che più ufficiale non potrebbe essere, essendone autore l’azienda stessa?

E quanti sono i medici che hanno meditato sulla letteratura quasi carbonara e, in verità poco criticamente, ridicolizzata da chi, coccolato dalle multinazionali, fa opinione, che denuncia casi di morte e di aborto avvenuti poco dopo la somministrazione di quel preparato?

E che dire della rapidità nella sperimentazione, laddove la biologia viaggia con un passo di gran lunga più lento?

Si chiama Gardasil ed è il primo vaccino della storia da cui ci si aspetti che possa prevenire un cancro — il tumore al collo dell’utero. Il vaccino contro il Papilloma Virus [anche detto HPV], è stato introdotto in Svizzera nel 2008. Consigliato dalle autorità sanitarie alle ragazze dagli 11 ai 18 anni. Dal suo arrivo, con grancassa mediatica e degli esperti, questo vaccino ha sollevato molti dubbi. Il tumore al collo dell’utero si può prevenire con controlli regolari dal ginecologo, tanto che nei paesi sviluppati è diventato un cancro raro. E allora, perché vaccinare tutte le giovani donne con un prodotto appena arrivato sul mercato? Un’inchiesta di Falò indaga sull’efficacia e sulla sicurezza del vaccino. E punta il dito su un aspetto molto delicato di questa storia: gli esperti che hanno deciso di raccomandare questo prodotto alle nostre figlie sono indipendenti dall’industria farmaceutica?

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