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Un vaccino inattivato contro la parotite fu approvato negli Stati Uniti nel 1948 e venne usato dal 1950 al 1978: esso determinava un’immunità di breve termine e scarsa efficacia protettiva.

A parte la forma monovalente, che ha avuto una scarsa diffusione, il vaccino della parotite si trova in commercio, in combinazione con i vaccini contro il morbillo e la rosolia [trivalente MPR]. In Italia sono in commercio due vaccini trivalenti MPR e un vaccino quadrivalente MPRV.

Parotite_Vaccini

Nel mondo sono usati come vaccini almeno 11 ceppi diversi: il ceppo Jeryl Lynn e Urabe Am9 sono quelli più usati, seguiti dal Leningrad-Zagreb, Leningrad 3 e Rubini. Il nuovo ceppo RIT 4385 deriva dal ceppo Jeryl Lynn. In Cina viene usato un vaccino costituito dal ceppo attenuato S79 con una ipotetica efficacia all’86% con 1 dose. Spesso l’uso di un particolare ceppo è limitato a un singolo Paese.

Ceppo Jeryl Lynn

Il ceppo usato da più lungo tempo è il ceppo Jeryl Linn, coltivato su cellule di embrione di pollo e attenuato con 17 passaggi. Il ceppo fu isolato dal faringe della piccola Jeryl Lynn Hilleman. In seno al ceppo Jeryl Lynn [JL] sono stati identificati due virus distinti [JL2 e JL5], ma molto vicini, in un rapporto di 1:5. Questo vaccino è l’unico in commercio negli USA, meglio noto col nome commerciale MMR-II, prodotto dalla ditta Merck e attualmente al centro di uno scandalo giudiziario che vede coinvolta la stessa industria, a un passo dall’accusa di frode, dopo essere stata chiamata in giudizio da due ex virologi e successivamente dal Governo degli Stati Uniti. In Italia si ritrova nel vaccino M-M-RVaxPro della Sanofi Pasteur MSD [costola europea di Merck]. Esso è in uso da oltre 30 anni, ne sono state distribuite nel mondo oltre 500 milioni di dosi, e qualora fosse comprovata la frode, le azioni reiterate di Merck rendono falsa tutta la certificazione di sicurezza prodotta dalla stessa a partire almeno dal 1999.

Ceppo RIT 4385

Il ceppo RIT 4385, derivato dalla popolazione dominante delle due varianti virali del ceppo originario Jeryl Lynn, è presente nel vaccino trivalente Priorix [allegato 1 , allegato 2 , allegato 3] e nel vaccino quadrivalente Priorix Tetra della GlaxoSmithKline.

Ceppo Urabe Am9

L’altro ceppo, di larga diffusione, è l’Urabe Am9 che tanto abbiamo trattato in questo sito. Nel 1992 comparve una pubblicazione che riferiva di diversi casi di meningite postvaccinazione insorta nella contea di Nottingham in Inghilterra: l’incidenza era di 1 caso ogni 4000 inoculazioni.

E’ stato in base a questa constatazione che la ditta SmithKlineBeecham ha ritirato il vaccino Pluserix dal commercio, anche nel nostro Paese.

Il ceppo Urabe Am9 era ancora inserito nel vaccino Morupar della Chiron [oggi Novartis]. L’AIFA nel 2005 sottolineò, in una sua nota, che gli effetti collaterali notificati, per questo vaccino, erano più frequenti di circa il doppio di quelli notificati per ciascuno degli altri due vaccini in commercio [MMR II e Priorix], rappresentati soprattutto da manifestazioni allergiche. La notifica successiva all’AIFA di due casi di shock anafilattico portò, nel 2006, alla decisione di ritirare il Morupar dal commercio. La presenza fra l’altro di destrano, una sostanza che spesso determina effetti collaterali gravi di questo tipo, fu associata alle manifestazioni d’ipersensibilità.

Ceppo Rubini

Il ceppo Rubini, insieme al vaccino contro morbillo e rosolia, preparato in Svizzera, si ritrovava nel vaccino MPR della Crucell Italia, dal nome Triviraten: la registrazione di questo vaccino, per l’insufficienza della componente contro la parotite, è stata ritirata dal Ministero della Salute, il 19 giugno 2001. La stessa OMS raccomanda dal 2007 che il vaccino, contenente ceppo Rubini, non sia più usato nei programmi di vaccinazione nazionali. Tuttavia, ancora nel 2010 l’insufficiente attività del ceppo Rubini è stata confermata quando il vaccino Triviraten è stato somministrato per aerosol.

Altri ceppi attenuati di virus

Fra questi va ricordato il ceppo Leningrad-3, il ceppo Leningrad-Zagreb, utilizzato in Croazia, in India, e in Brasile: oltre alla febbre alta si sono verificati casi di meningite asettica e anafilassi.

In Cina è stato preparato un vaccino vivo attenuato S79 derivato dal ceppo Jeryl Lynn, dopo tre passaggi in coltura di cellule di embrione di pollo.

Per le elevate caratteristiche di neurotropismo e neurovirulenza dei virus parotitici selvaggi, la maggior parte dei controlli di Stato dei diversi Paesi richiede accurate prove della virulenza, cui sottoporre i virus parotitici, utilizzati per la produzione dei vaccini. Queste prove vengono storicamente eseguite sulle scimmie, anche se alcuni dati suggeriscono che esse non riconoscono necessariamente i rischi legati alla neurovirulenza del virus della parotite.

[IN]Efficacia

Il vaccino contro la parotite determina un’infezione inapparente: il virus del vaccino tuttavia non si trasmette ai conviventi o a chiunque abbia contatto col vaccinato.

Prima dell’entrata in commercio del ceppo Jeryl Lynn vennero condotti con questo vaccino due studi di efficacia protettiva, che dimostrarono, entro un breve periodo di tempo dalla vaccinazione e in una situazione di endemia [malattia costantemente presente o molto frequente in una popolazione o territorio], una ipotetica protezione dei vaccinati. Ma quando si accumularono le esperienze nei vaccinati, in situazione di epidemia [diffusione eccessiva della malattia nella collettività], l’efficacia del vaccino risultò decisamente bassa, fra il 61%e il 91% a seconda dell’epidemia.

In una ricerca, basata su dati sierologici, è risultato che la maggior parte dei casi di parotite in soggetti vaccinati derivava da un’insufficienza primitiva della prima dose a produrre una sieroconversione. Studenti che erano stati vaccinati prima da più di 3 anni avevano una percentuale di attacchi superiore a quelli vaccinati più di recente, suggerendo anche la presenza di una caduta dell’immunità.

L’efficacia del ceppo Urabe è stata calcolata intorno al 76%. Dopo la sequela di meningiti causate da questo ceppo, evitiamo ulteriori commenti.

L’efficacia del ceppo Rubini è stata valutata come molto bassa se non addirittura assente.

Di recente negli Stati Uniti sono state descritte epidemie di una certa rilevanza in soggetti che avevano ricevuto 2 dosi di vaccino [6584 casi nel 2006, 1521 nel 2010, ed altre ancora minori descritte in appositi articoli dedicati]. I soggetti colpiti appartengono prevalentemente al gruppo di età da 18 a 24 anni. Nell’epidemia in New York e nel New Jersey del 2010, di 1115 ben 976 [88%] avevano ricevuto almeno 1 dose prima dell’epidemia e 839 [75%] avevano ricevuto 2 dosi.

Descrizioni d’insufficiente attività della vaccinazione contro la parotite sono spesso presenti in letteratura scientifica dopo 1 dose, ma anche dopo 2 dosi, eppure vi sono certi personaggi che proseguono a suonare il tamburo in merito alla necessità di vaccinare a tappeto i bambini [con la scusa del morbillo]. Ecco qualche esempio eclatante di fallimento riportato in letteratura scientifica che, siamo pronti a scommettere, i venditori di vaccini non riporteranno mai nei loro colloqui con i genitori:

  1. Outbreak of mumps in a vaccinated child population: a question of vaccine failure? – 2004
  2. The effectiveness of the mumps component of the MMR vaccine: a case control study. – 2005
  3. Mumps outbreak in a highly vaccinated school population: assessment of secondary vaccine failure using IgG avidity measurements. – 2007
  4. Vaccine Effectiveness Estimates, 2004–2005 Mumps Outbreak, England – 2007
  5. Effectiveness of Jeryl Lynn-containing vaccine in Spanish children – 2009
  6. Mumps outbreak in a highly vaccinated student population, The Netherlands, 2004. – 2010
  7. Mumps vaccine effectiveness in highly immunized populations. – 2010
  8. Epidemic of Mumps among Vaccinated Persons, the Netherlands, 2009–2012 – 2014
  9. Fordham University mumps outbreak jumps campuses – 2014
  10. Parotite maligna nei bambini vaccinati col trivalente Morbillo Parotite Rosolia – 2014
  11. Norvegia: diverse città segnalano numerosi casi di parotite in soggetti vaccinati – 2015
  12. Mumps outbreak sweeps Long Beach; affected residents had already been vaccinated – 2016

E’ stata prospettata la possibilità che alla base di queste epidemie in soggetti vaccinati contro la parotite con 2 dosi, vi possano essere differenze antigeniche fra il tipo selvaggio e il ceppo usato per la vaccinazione.

Il vaccino contro la parotite, somministrato dopo l’esposizione al virus selvaggio, non fornisce protezione clinica né altera la gravità della malattia.

In sintesi, la comunità scientifica è concorde nel riconoscere che l’efficacia del vaccino contro la parotite è bassa, anche dopo due dosi, e l’ Advisory Committee on Immunization Practices [ACIP] del CDC non raccomanda una terza dose in quanto non vi sono dati che dimostrino che una terza dose riduce il rischio di parotite o modifichi il decorso di un’epidemia.

Di recente sono apparse molte pubblicazioni sull’elevata incidenza di meningite asettica in soggetti vaccinati in Croazia con il ceppo Leningrad-Zagreb. Sono stati riportati anche casi di trasmissione del virus Leningrad-3 da soggetti vaccinati e meningite asettica da contatto con vaccinati con virus Leningrad-Zagreb.

In un lavoro di Usonis nel 1998 venne anche confrontata reattogenicità e immunogenicità fra due vaccini combinati MPR, il Priorix della GlaxoSmithKline e l’MMR II della Merck: nei bambini del secondo anno di vita il vaccino della GlaxoSmithKline dimostrò una reattogenicità inferiore a quello della Merck con un’uguale immunogenicità. Questi rilievi hanno portato a numerose dispute, repliche e contestazioni da parte dell’azienda concorrente. Tuttavia, nel 2006, i dati di Usonis sono stati confermati in Svezia.

Tutti questi dati dimostrano che la controversia in merito ai danni procurati dal vaccino trivalente MPR è tutt’altro che conclusa, e gli effetti collaterali nonché i fallimenti riferibili al vaccino non sono così rari come dichiarano le autorità sanitarie preposte. Se poi aggiungiamo che certi medici sono addestrati a non riconoscere i danni, diventa particolarmente difficile districarsi in un complicato ginepraio.

Le reazioni descritte frequentemente riportano febbre elevata e tumefazione delle ghiandole parotidi, che insorgono in generale dopo 10-14 giorni dalla vaccinazione. Nel 5% dei bambini [2 ogni 10] insorge dopo vaccinazione con MPR una febbre superiore ai 39,4° C e non è affatto così poco rilevante come può sembrare.

In uno studio di confronto tra i ceppi Jeryl Lynn e Urabe, la tumefazione della ghiandola parotide o della ghiandola sottomascellare è stata notata nell’1,6% dei bambini che avevano ricevuto il vaccino con ceppo Jeryl Lynn e nell’1,2% di quelli che avevano ricevuto il vaccino con ceppo Urabe.

La comparsa di tumefazione della parotide è stata riscontrata anche dopo la vaccinazione contro la parotite promossa nelle reclute militari italiane.

Considerato poi che la maggior parte dei genitori di figli maschi hanno in preventivo l’esecuzione di questa vaccinazione per tutelare il proprio pargolo dagli effetti dello spauracchio orchite, è bene sapere che può verificarsi anche dopo vaccinazione e le evidenze scientifiche supportano tale tesi a causa di un ben spiegato meccanismo immunomediato.

La combinazione del vaccino contro la parotite con quello del morbillo e della rosolia riduce la possibilità di comprendere a quali dei tre debba attribuirsi la comparsa di un effetto collaterale spiacevole. Per i procacciatori dei vaccini sarà sempre colpa dello sfortunato ricevente ma, come già dimostrato con ampia bibliografia reperibile in questo sito, non sono affatto rari quadri clinici di orchite, di artrite, di sordità centrale e di miosite più facilmente attribuibili al vaccino contro la parotite, che agli altri due.

Infine, tanto per completare il quadro degli orrori, è stata anche dimostrata la presenza del virus della leucosi aviaria e del virus endogeno aviario in alcuni dei primi lotti del vaccino contro il morbillo e la parotite, coltivati in cellule embrionali di pollo, anche se le industrie farmaceutiche si sono immediatamente attivate per smentire tale evidenza e l’eventuale trasmissione di questi virus ai soggetti vaccinati con questi vaccini.

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