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I primi tentativi di usare , per la profilassi della rosolia, vaccini uccisi [inattivati] preparati con virus trattati con il formolo o con il calore, furono del tutto insoddisfacenti.

Attualmente i vaccini contro la rosolia sono tutti costituiti da virus vivi attenuati, non sono in commercio in formulazione monocomponente ma rientrano nel vaccino combinato trivalente in associazione al vaccino contro il morbillo e al vaccino contro la parotite.

Rosolia_Vaccini

In un primo tempo [oltre quarant’anni fa] vennero preparati ed estensivamente impiegati negli usa e nel nostro Paese, due vaccini:

  1. vaccino preparato con il ceppo HPV 77 [coltivato su embrione di anatra o su rene di coniglio]
  2. vaccino preparato con il ceppo Cendehill [coltivato su cellule primarie di rene di coniglio]

Questi vaccini hanno dimostrato di avere maggiore affidabilità rispetto ai vaccini uccisi, ma non hanno dimostrato alcuna potenza: la percentuale di reinfezioni esogene, quasi sempre non a livello clinico, variava dal 40% al 100%, aumentando progressivamente con l’aumentare del tempo trascorso dalla vaccinazione.

Avendo a disposizione vaccini così scarsi, sembrò opportuno non vaccinare tutta la popolazione, femmine e maschi, ma di limitare la vaccinazione al solo sesso femminile, che d’altra parte era quello più a rischio per l’infezione rubeolica in gravidanza: il sesso maschile, lasciato libero di ammalarsi di rosolia, avrebbe rappresentato il serbatoio naturale del virus, per permettere un continuo rifornimento di infezioni subcliniche nel sesso femminile, al fine di richiamare costantemente il livello anticorpale. Questa fu una decisione soprattutto europea, inglese in particolare. L’Italia abbracciò questa politica, che è stata seguita, fino oltre dieci anni fa, in tutte le regioni.

La vaccinazione contro la rosolia infatti, non essendo obbligatoria, viene regolata in Italia da leggi regionali quasi tutte uguali l’una all’altra, che prevedevano tutte l’impiego del vaccino nel solo sesso femminile, indipendentemente dal fatto che il vaccinando abbia superato o meno la rosolia.

Negli USA, anche quando erano a disposizione ceppi poco immunogeni, la decisione fu diversa: vaccinare tutti, femmine e maschi, all’età di 15 mesi. Venne deciso di vaccinare insieme contro morbillo, parotite e rosolia [MPR], come avviene attualmente anche in Italia dal 1999, e fu l’inizio di tanti guai.

Vaccino sviluppato con l’utilizzo di ceppi cellulari umani

Il primo vaccino utilizzato con l’uso di ceppi cellulari umani è stato il vaccino per la rosolia creato da Stanley Plotkin al Wistar Institute di Philadelphia.

Nel 1941, l’oculista australiano Norman Gregg si rese conto per primo che la cataratta congenita nei bambini è causata dall’infezione di rosolia contratta dalle madri durante la gravidanza. Nel corso del tempo è stata arricchita la lista degli eventi, arrivando all’attuale definizione di Sindrome da rosolia congenita, che potrebbe causare sordità, malattie cardiache, encefalite, ritardo mentale, polmonite e condizioni ad esse associate. Al culmine di un’epidemia di rosolia che iniziò in Europa e si diffuse negli Stati Uniti a metà negli anni ’60, Plotkin stimò che l’1% di tutte le nascite avvenute al Wistar Institute di Philadelphia erano affette da Sindrome da rosolia congenita. In alcuni casi, le donne che avevano contratto la rosolia durante la gravidanza interruppero volontariamente la stessa per non esporre il nascituro alla sindrome.

Durante questi percorsi abortivi, i feti vennero inviati presso il laboratorio di Plotkin dove si studiava il vaccino anti-rosolia. Analizzando i reni dei feti, Plotkin trovò e isolò il virus della rosolia. Separatamente, Leonard Hayflick [che lavorava anche lui per il Wistar Institute in quei tempi] sviluppò un ceppo cellulare da feto abortito. Molti virus, incluso quello della rosolia, crebbero bene nel ceppo cellulare risultante, rivelandosi esenti da contaminanti. Il ceppo fu chiamato WI-38.

WI-38 [Istituto di Wistar 38], contenente fibroblasti diploidi di polmone umano provenienti da un feto femmina che è stato abortito perché “la famiglia aveva troppi bambini” [G. al di et di Sven., 1969], come descritto nell’articolo Riflessioni morali sui vaccini preparati con cellule di feti abortiti, fu preparato e sviluppato da Leonard Hayflick nel 1964 [L. Hayflick, 1965; G. al di et di Sven., 1969] e fu catalogato come biomateriale al registro ATCC numero CCL -75. WI-38 è usato per la preparazione del vaccino storico RA 27/3 contro la rosolia [S.A. Al di et di Plotkin 1965].

L’acronimo RA 27/3 significa:

  • R   = rosolia
  • A   = aborti
  • 27 = ventisettesimo feto sperimentato
  •  = terzo tessuto espiantato

Gli espianti delle colture sono state eseguite dagli organi sezionati di un particolare feto abortito a causa della rosolia, il 27° della serie di feti abortiti. Questo feto proveniva da una madre di 25 anni esposta alla rosolia 8 giorni dopo il suo ultimo ciclo mestruale. 16 giorni dopo ha sviluppato la rosolia. Il feto è stato abortito chirurgicamente 17 giorni dopo la malattia materna e immediatamente sezionato. Gli espianti di diversi organi sono stati eseguiti per favorire la crescita delle cellule di coltura ed è stato ottenuto un risultato positivo da polmoni, cute e reni.

Plotkin, dopo averlo isolato, crebbe il virus della rosolia nella linea cellulare WI-38 mantenuta a 86° Fahrenheit [30° C], in modo tale che crescesse molto poco rispetto alla normale temperatura corporea, e scelse questo approccio seguendo le precedenti esperienze dei poliovirus attenuati. Dopo che il virus venne coltivato attraverso le varie cellule, a temperature 25 volte più basse, non era più in grado di replicarsi sufficientemente a causare malattia ad una persona sana ma era ancora in grado di sviluppare una risposta immunitaria. Il nuovo vaccino anti-rosolia fu sperimentato su bambini orfani a Philadelphia.

Il vaccino di Plotkin fu autorizzato in Europa nel 1970 e fu utilizzato negli Stati Uniti fino al 1979, data in cui comparve il famigerato trivalente MMR della Merck.  Pochi sono consapevoli del fatto che i vaccini morbillo, parotite e rosolia sono stati somministrati separatamente per un certo numero di anni negli USA con solo lievi aumenti nell’incidenza di autismo infantile prima dell’introduzione del vaccino trivalente. Fu solo in seguito all’introduzione di questo vaccino trivalente che l’incidenza dell’autismo infantile ha mostrato un aumento forte e drammatico.

Questo vaccino della rosolia è ancora utilizzato come parte del vaccino combinato MPR. I due vaccini trivalenti, oggi in commercio in Italia, differiscono fra loro per alcuni aspetti riguardanti i ceppi di virus del morbillo e i ceppi di virus della parotite:

  • due diversi ceppi di virus del morbillo
  • due diversi ceppi di virus della parotite
  • stesso ceppo di virus della rosolia: il ceppo Wistar RA 27/3

La questione in esame si allarga anche alla liceità della produzione, della diffusione e dell’uso di questo vaccino la cui produzione è in stretta connessione con atti di aborto procurato.

Eventi avversi

Il 5-15% dei bambini suscettibili cui si somministra il vaccino MPR o MPRV sviluppa febbre 6-12 giorni dopo la vaccinazione. Si verifica un rash nel 5% dei bambini vaccinati. Spesso si sviluppa una linfoadenopatia. Convulsioni febbrili si verificano nel bambino di 12-23 mesi più spesso dopo MPRV che dopo MPR o MPR più vaccino monovalente contro la varicella in sede separate nella stessa seduta vaccinale. Ma visto che si tratta di un vaccino combinato, non è possibile stabilire se le convulsioni siano causate dall’antiparotite o dall’antimorbillo. Nella maggior parte dei casi la reazione verrà causata dalla componente antimorbillo.

Artralgie, di solito alle piccole articolazioni periferiche, sono state descritte in cira l’1% dei bambini. Artralgie e artrite transitoria tendono ad essere più frequenti nelle femmine puberi suscettibili e si verificano in circa il 25% [artralgie] e in circa il 10% [artrite] dei casi.

Sono stati segnalati casi di parestesie e dolori a braccia e gambe.

Sono state descritte manifestazioni a carico del Sistema Nervoso Centrale: la Sindrome di Guillain-Barré, mielite e anche casi di encefalite.

Precauzioni e controindicazioni

Non devono ricevere il vaccino contro la rosolia queste categorie di persone con alterata immunità:

  • pazienti con immunodeficienza, sia umorali che cellulari
  • pazienti in terapia immunosoppressiva [leucemia, linfoma o tumori generalizzati]
  • pazienti che ricevono dosi piene di corticosteroidi o alchilanti o antimetaboliti o radiazioni
  • soggetti in altro modo immunocompromessi

Pazienti che hanno avuto una grave reazione allergica [di tipo anafilattico] dopo la prima dose di vaccino contro la rosolia o dopo la somministrazione di gelatina o neomicina, non devono ricevere il vaccino MPR.

La vaccinazione contro la rosolia non deve essere eseguita in donne in stato di gravidanza. Quando venga vaccinata con MPR una donna suscettibile in età fertile, è necessario avvisarla di non rimanere in stato di gravidanza nelle 4 settimane successive alla vaccinazione; questo lasso di tempo era di 3 mesi fino a qualche tempo fa.

Particolarità

Visto che la vaccinazione contro la rosolia non provoca un effetto protettivo, sussiste il pericolo di contagio nei primi tre mesi della gravidanza. Le donne incinte con ciclo vaccinale completo sono sempre più frequentemente affette da embriopatie da rosolia. La maggior parte delle donne tuttavia decide per un’interruzione della gravidanza così che nella pratica esistono meno embriopatie da rosolia. Questo fattore viene interpretato erroneamente nella statistica come un successo della vaccinazione contro la rosolia.

In nazioni come la Germania, la Svizzera, gli Stati Uniti si è assistito a un incremento dell’incidenza della rosolia nonostante le vaccinazioni intensificate somministrate nella popolazione adulta. Il virus della rosolia può essere espulso da parte del vaccinato fino a 90 giorni dopo la vaccinazione, in modo tale da infettare altre persone debilitate.

I vaccini a virus vivi non devono assolutamente essere somministrati durante la gravidanza oppure durante l’allattamento. Infatti, per esempio, come riporta il foglietto illustrativo del vaccino trivalente MMR II prodotto della Merck, è stato documentato il passaggio del virus vaccinale della rosolia dalla madre al lattante.

Vari gruppi di medici esperti in materia di vaccinazioni differenziate stanno osservando lo sviluppo della vaccinazione MPR. Questi non sono a favore della vaccinazione di massa contro MPR per gli adolescenti di un’età compresa tra 11 e 15 anni.

 

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3 Commenti

  1. Salve, proprio oggi parlavo del vaccino mpr-v con una mia amica che l’ha fatto fare stamattina alla figlia di 15 mesi. In aggiunta le ha fatto anche quello per l’epatite.
    Io le ho detto che, secondo me, 5 in un unico giorno sono troppi! Magari poteva evitare almeno quello per l’epatite, dato che era separato. Ma lei è favorevolissima ai vaccini. Li ha fatti tutti, anche quello per la gastroenterite…
    Voi che ne pensate?